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Le 101 cose da fare a Piacenza: Piacenza Jazz Fest

Giovedì 19 marzo, alle ore 21 al Caffè Letterario Melville di San Nicolò è in programma la presentazione del volume “101 cose da fare a Piacenza, almeno una volta all’anno” edito dalla nostra cooperativa Officine Gutenberg, a cura di Emanuela Albanese, Chiara Ferrari, Giovanni Battista Menzani, Claudia Ratti.

Su un punto siamo tutti d’accordo: se c’è una cosa bella, a Piacenza, quella non è il clima. Freddo e rigido di inverno e caldo d’estate, un caldo umido e afoso. Un caldo marcio.
Non potete certo pensare di passare i mesi estivi nel vostro terrazzo condominiale in canottiera e ciabatte, tra la parabola e le cassette dell’acqua minerale, oltretutto non siete un bello spettacolo, nossignore, e nemmeno sotto lo split dell’aria condizionata, stravaccati sul divano a guardare le repliche dei varietà con le gemelle Kessler su Raiuno. E allora – se non volete rassegnarvi alla solita piscina affollata di provincia, con tanto di concorso per il Mister e la Miss – ecco per voi l’ormai mitica kermesse dell’estate in Val Nure: la Festainquota, una due giorni di festa nel verde anfiteatro naturale del lago Moo con balli popolari e stand gastronomici. 

Giovedì 19 marzo, alle ore 21 al Caffè Letterario Melville di San Nicolò è in programma la presentazione del volume “101 cose da fare a Piacenza, almeno una volta all’anno” edito dalla nostra cooperativa Officine Gutenberg, a cura di Emanuela Albanese, Chiara Ferrari, Giovanni Battista Menzani, Claudia Ratti. Vi proponiamo un assaggio delle 101 cose a partire da oggi.

VIVERLA JAZZ

Quando: l’anno prossimo nel messe di maggio, eccezionalmente; di solito tra marzo e aprile (già iniziata l’anteprima Piacenza Suona Jazz)
 
La musica è ovunque, persino nei parcheggi sotterranei dei supermercati: spesso è soltanto un brusio messo lì per colmare il vuoto del silenzio mentre la testa è altrove. La musica, fatta dell’essenza più sottile di cui l’uomo ha esperienza: l’aria. E la musica si fa strada, senza farsi notare, insinuandosi tra le pieghe di un ricordo, battendo forte alla porta con un profumo… a un certo punto sapete che avete bisogno di lei. Ma non quelle note incipriate della pubblicità in tv e neanche del quindicesimo ascolto giornaliero della hit del momento in radio. Avete bisogno di musica suonata da persone, che sono lì, con voi, e vi guardano, e vi raccontano la loro storia, e vi portano in un mondo fatto delle realtà più crude e dei sogni più dolci.
Avete bisogno di jazz.
Se tutto questo accade durante il Piacenza Jazz Fest, siete fortunati. Basterà uscire di casa, avvicinarsi alla città, e senz’altro vi ritroverete a fare da pubblico in una performance jazz, entrando in un teatro o anche solo passeggiando per la strada.
È dal 2004 che esiste il festival, anno in cui un gruppo di amici ha voluto portare questo genere in una città dove non si organizzavano più concerti di questo tipo. Lo stesso gruppo di amici che oggi, in una formazione più allargata, compone la commissione artistica diretta da Gianni Azzali. È la passione per la musica che muove gli organizzatori dietro le quinte, anima i musicisti sul palco e rapisce gli ascoltatori: questo si sente. Ma non pensate a un genere spocchioso, con tante pretese e un linguaggio incomprensibile. Il cartellone di concerti è da sempre molto vario e spazia nelle infinite sfumature del jazz, da quello d’avanguardia a quello di contaminazione, con artisti come Wayne Shorter, Paolo Fresu, Javier Girotto, Richard Galliano, Bill Frisell, Joshua Redman e tanti altri.
Ma il bello di questo festival è che non rimane trincerato nelle sale da concerto, tacchi alti e sigaro all’uscita. I concerti sono la parte principale di un festival che coinvolge la città con mille altre iniziative aperte a tutti e gratuite: seminari al Milestone, sede del Piacenza Jazz Club, concerti didattici nelle scuole e conferenze, concerti all’aperto, jam session. E ancora, potete decidere di fare la spesa e poi fermarvi a un aperitivo jazz nei centri commerciali. O magari andate ad ascoltare un gruppo del Jazz Fest proprio nel vostro pub preferito. O ancora più insperato: date una svolta al tran-tran portando vostro figlio al pedibus suonante: un pedibus in cui i musicisti accompagnano i bambini a scuola a ritmo di jazz.
Qualsiasi sia l’evento del Jazz Fest che avete scelto, ne uscirete commossi e palpitanti, con la sensazione di aver appena assistito da coprotagonisti a storie complicate, grandi speranze e rovinose cadute. Vi sentirete vicini alla tradizione afroamericana e a tutte le culture che si sono ispirate a essa per parlare di sé.
Vi verrà voglia di prendere la vita in modo più jazz, lasciando esistere le contraddizioni e tirandoci fuori l’armonia. Avrete la certezza di essere stati testimoni di una piccola magia fatta di musica bella, bellissima, radicata in una realtà dalle molteplici facce.

(Francesca Bianco)

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