Le Rubriche di PiacenzaSera - Pillole di Economia

Vaciago: “A Piacenza negli ultimi 20 anni troppe rendite e pochi profitti”

L'intervista di Mauro Peveri ell'ex sindaco di Piacenza che guarda non solo al passato, ma anche al futuro di Piacenza: "oggi di soldi ce n’è fin troppi e te li danno a condizioni mai viste prima. Sono le idee e i progetti che mancano"

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Proseguono le interviste di “Pillole di Economia” la rubrica curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it  In questo appuntamento fisso proporremo una serie di interviste con gli opinion maker piacentini per fare il punto sulla situazione dell’economia locale. Che cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo futuro per Piacenza e per l’Italia?

Dopo il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Parenti, Gianluca Zilocchi, segretario provinciale della Cgil di Piacenza, il presidente di Confindustria Piacenza Emilio Bolzoni, è il turno di Giacomo Vaciago, ex sindaco di Piacenza e attuale consulente economico del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Presidente della societa’ Ref ricerche, attiva nel settore delle ricerche e consulenze in campo economico e finanziario, e docente all’Universita’ Cattolica di Milano, dove dal 1989 al 2012 e’ stato Ordinario di Politica Economica. Vaciago ha ricoperto numerosi incarichi, tra i quali quello di consulente dell’Ocse e di Direttore di ricerca dell’Irs, Istituto per la Ricerca Sociale. E’ inoltre autore di numerosi saggi di politica economica e monetaria, nonche’ editorialista de “Il Sole 24 Ore”.

L’INTERVISTA di Mauro Peveri

Sono passati più di vent’anni da quando fu eletto sindaco di Piacenza. Lo sviluppo economico della città è stato sufficiente o si poteva fare di più?

Molti neppure lo sanno, ma secondo il nostro Statuto, il primo dovere del Comune è: “promuovere lo sviluppo economico e sociale della comunità”. Ciò mi era molto chiaro nel 1994, e quella è stata la priorità della Giunta Vaciago fino alle mie dimissioni, il 18 aprile 1998, quando mi resi conto (il TAR aveva bocciato “Piacenza sviluppo”) che ai nostri progetti per il suo sviluppo economico e sociale, Piacenza era tutto sommato indifferente. A parte me, nessuno protestò, ma soprattutto nessuno riprese quella priorità e quelle politiche negli anni successivi.

La caduta degli ultimi 6 anni ha colpito una realtà economica e sociale già indebolita dalla precedente mancata crescita.

Vanno ancora bene i territori “attraenti”, che attirano il miglior capitale umano (noi lo facciamo con le due università, ma poi i migliori laureati se ne vanno) e i migliori investimenti industriali e dei servizi direttamente collegati. A questo dovevano servire Piacenza sviluppo e Pc² (Piacenza per Piacenza). Cercare di cambiare il passato non ha senso, ma siamo sempre in tempo a meritarci un futuro migliore.

Perché Piacenza in questi ultimi 20 anni ha perso la possibilità di vedere realizzati investimenti infrastrutturali importanti: aeroporto per la logistica, alta velocità, porto sul Po, oltre a investimenti commerciali importanti: Ikea, outlet, ecc ?

Dagli economisti classici (Smith, Ricardo, Marx), sappiamo che la rendita (il passato) finanzia la conservazione; mentre il profitto (il futuro) finanzia l’innovazione, e quindi la crescita. Nella storia di Piacenza, il contrasto tra rendita e profitto è evidente.

Basta ricordare l’illusione con cui si è sostenuta una bolla immobiliare (spesso con apposite varianti urbanistiche che il Consiglio Comunale ha approvato molto facilmente) che ha portato alla crisi degli ultimi anni. Il credito bancario per 10 anni ha finanziato un’attività edilizia eccessiva (fino al 2009) e ha poi negato il credito all’industria (dal 2011). Risultato: molte case invendute e molte fabbriche chiuse. Cioè arricchimenti privati (a questo servono le varianti urbanistiche) e povertà comune.

Bolzoni (Confindustria) ha affermato che Piacenza non ha un piano di sviluppo industriale-economico, e ha ribadito che dopo l’ubriacatura della finanza, principale attore della crisi economica attuale, Piacenza dovrebbe investire di più sulla sua vocazione: l’industria manifatturiera. Lei è d’accordo?

Sì, ma con due precisazioni. La manifattura è competitiva a livello globale o chiude; e in ogni caso, richiede servizi altrettanto efficienti. Le nostre migliori imprese sono multinazionali (cioè producono ovunque); sono parte di filiere globali; e comunque esportano molto. Per inciso, le imprese che hanno queste caratteristiche, la crisi non l’hanno neppure vista (salvo per pochi mesi a fine 2008 – inizio 2009, quando dopo la scomparsa di Lehman, il mondo intero si fermò).

Del piano dei finanziamenti UE relativi al periodo 2007 – 2013 Piacenza ha utilizzato 60 milioni degli 88 ricevuti per la formazione e solo una piccola parte per innovazione, ricerca e progetti infrastrutturali. Per il nuovo piano Junker 2014 – 2020 non dovremmo cambiare qualcosa ?

Ovviamente, un capitale umano di eccellenza è la premessa di tutto il discorso sullo sviluppo economico e sociale. Impegnarlo in attività di ricerca e sviluppo è altrettanto importante. Ma anche qui, i passi indietro che abbiamo fatto negli ultimi vent’anni sono emblematici. Basta citare la storia della “scuola Enel” davanti a Palazzo Farnese: quand’era in funzione, venivano molti tecnici a formarsi, da lontano (e l’Albergo Roma era spesso pieno!). Poi fu chiusa per molti anni, e nessuno se ne lamentava. Poi fu demolita. Adesso, a forza di andare indietro, c’è chi sostiene che dovremmo valorizzarne resti romani di 2000 anni fa. Davvero, è questo il futuro che offriamo ai nostri giovani?

Gli investimenti recenti del patrimonio della Fondazione di Piacenza e Vigevano hanno provocato perdite patrimoniali importanti (Banca del monte, derivati, sostituzione di obbligazioni strutturate con titoli con durata a 40 anni). Oggi il nuovo obiettivo d’investimento sono i titoli di stato. Non crede che resti valido quanto ho detto 2 anni fa? La Fondazione senza modificare il proprio statuto e riducendo i rischi di perdite patrimoniali potrebbe essere il motore dell’economia piacentina semplicemente acquistando i titoli in pancia alla Banca di Piacenza e a Cariparma (mutuando il quantitative easing di Draghi) o sottoscrivendo nuovi prestiti obbligazionari. La liquidità offerta alle Banche locali sarebbe così disponibile per gli imprenditori locali e favorire la creazione di società di scopo per sviluppare gli investimenti infrastrutturali di Piacenza (Aree militari, nuovo ospedale, ecc.). Lei condivide questa idea?

Oggi non vedo scarsità di fondi che richiedano un impiego del Patrimonio della Fondazione. Ciò sarebbe stato utile in passato, soprattutto se fosse stata realizzata “Piacenza sviluppo”. Oggi, e anche nei prossimi anni, di soldi ce n’è fin troppi e te li danno (è la stessa BCE a darli a tasso zero) a condizioni mai viste prima. Sono le idee e i progetti che mancano e soprattutto la capacità della politica di creare consenso. Si litiga per ogni stupidaggine, spesso all’interno dei partiti politici ancor più che tra di loro; e non vedo né capacità di sintesi né gioco di squadra. Mentre la “varianza” nel Paese continua ad aumentare. la stessa ripresa del 2015 promette di riguardare solo alcuni: chi andava male può ancora andar peggio, mentre chi già andava bene, andrà meglio. Tornare a occuparci degli ultimi, può dare loro una speranza, e sarebbe bene.

 

Mauro Peveri
mauro.peveri@gmail.com

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