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A 70 anni dalla battaglia di Monticello “Qui fu un inferno” FOTO e VIDEO foto

Sono tre partigiani superstiti della battaglia di Monticello che hanno partecipato domenica 12 aprile alla rievocazione dell'episodio bellico più significativo della lotta di Liberazione 

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Sono tre i partigiani superstiti della battaglia di Monticello che hanno partecipato domenica 12 aprile alla rievocazione dell’episodio bellico più significativo della lotta di Liberazione piacentina: Renato Cravedi, Franco Piva e il più anziano di tutti Luigi Lanati, classe ’20. 

Sono trascorsi esattamente 70 anni dal quel 16 aprile del 1945 quando i partigiani asserragliati nel castello con una scorta ingente di munizioni furono attaccati dai nazifascisti, alla ricerca di una rivalsa disperata, nelle fasi conclusive del conflitto mondiale. 

LA CERIMONIA – Una rievocazione dal sapore particolare quella del 70esimo, che accanto alla tradizionale cerimonia con le autorità ai piedi del monumento al Valoroso, ha avuto l’appendice della una visita al castello, accompagnata dal racconto in presa diretta dei superstiti che hanno rivissuto i momenti della battaglia. “Ricordo cosa disse – ha affermato Renato Cravedi – uno dei nostri compagni, il russo di Baku Liliam che era stato fatto prigioniero a Stalingrado dai nazisti. Di Monticello mi raccontò che fu un inferno, ancora più duro di Stalingrado”. 

LA VIDEOTESTIMONIANZA DI RENATO CRAVEDI “il partigiano Abele”: lo scoppio della battaglia di Monticello

GLI INTERVENTI – Il presidente dell’Anpi provinciale Stefano Pronti ha introdotto la parte ufficiale della cerimonia, ricordando la battaglia che svolse nel castello adagiato sul crinale tra la valluretta è la valtrebbia: “Per noi Monticello è un punto luminoso della Resistenza piacentina, la battaglia che ha preannunciato la presa di Piacenza e la cacciata dei nazisti”.

Paola Gazzolo, assessore regionale ha tenuto la locuzione ufficiale, ripercorrendo gli eventi storici di 70 anni fa: “Lo scrittore americano di origine tedesca Kurt Vonnegut – ha affermato nel suo discorso appassionato – ha sostenuto che le stagioni sono in realtà sei e non quattro, a quelle che conosciamo, si aggiungono la stagione della chiusura tra novembre e dicembre e la stagione dell’apertura, tra febbraio e marzo. Anche i nostri morti per la libertà sono caduti in una stagione di passaggio, quando non era più inverno ma non ancora primavera. Di quei giovani caduti oggi sono ancora intatti i sogni, ma la distanza fra le generazioni purtroppo è aumentata.

La crisi ha lasciato segni pesanti nella convivenza civile ci ha fatto tornare in un lungo inverno. Ma i partigiani hanno combattuto pensando alla primavera, per questo anche noi dobbiamo fare lo stesso. Ogni giorno dobbiamo curare le nostre istituzioni e anche ripensarle come tanti artigiani della democrazia. Siamo nella stagione intermedia che Vonnegut chiamava di apertura, vediamo l’inverno dietro a noi ma siamo pronti a edificare la nostra nuova primavera. Come ci hanno insegnato i giovani caduti su questi monti”.

Al termine dei discorsi spazio anche per la musica, con Pietro Bessone dell’Anpi di Cadelbosco (località reggiana dove caddero partigiani piacentini) che ha eseguito brani partigiani con la sua armonica a bocca. A seguire la visita al castello, la messa nella chiesetta attigua e l’aperitivo offerto dall’Anpi di Travo.

LA BATTAGLIA – Il castello di Monticello, in comune di Gazzola, è tuttora la testimonianza e il simbolo di maggior rilievo e notorietà della lotta partigiana di Liberazione in provincia di Piacenza e porta nel suo corpo ancora i segni di quella lotta. Dall’inizio dell’aprile 1945 costituiva l’avamposto più avanzato verso la pianura della “Divisione partigiana Piacenza” in attesa di scendere a liberare anche la città capoluogo non appena il CLN avesse dato il via alla battaglia finale contro le forze nazifasciste.

Queste, consapevoli della loro imminente disfatta, vollero però realizzare l’ultima sanguinosa rivalsa e nella notte del 16 aprile circondarono con forze soverchianti il castello convinti di poter facilmente catturare i trentadue partigiani che lo presidiavano. Invece furono accolti da una barriera di fuoco e costretti ad appostarsi anche loro in difesa. Quando poi, mentre le munizioni dei trentadue si stavano esaurendo, arrivò in loro aiuto dal castello di Monteventano il Valoroso con i suoi uomini, gli armati nazifascisti furono costretti a darsi a precipitosa fuga, lasciando morti e feriti presso il castello. Ma l’epica battaglia costo anche ai partigiani la perdita di quattro compagni, compresa quella del generoso Lino Vescovi, il Valoroso.

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