Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Camminate piacentine

Camminate Piacentine: a piedi a Lagobisione e sul monte Pradegna foto

Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il secondo volume, pubblicato da Edizioni Codex10

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Camminate Piacentine, riprende con una nuova proposta la seguitissima rubrica che PiacenzaSera.it dedica agli amanti delle escursioni. Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il secondo volume, pubblicato da Edizioni Codex10, che raccoglie le nuove escursioni proposte da PiacenzaSera.it.

Lagobisione e monte Pradegna
Il monte Pradegna si stacca isolato, come un grande sperone ofiolitico, dal crinale che segna lo spartiacque tra le valli del Tidone e del Trebbia, affacciandosi su quest’ultimo come un balcone roccioso e panoramico.

Le sue pendici, abitate in età preistorica da popolazioni di ceppo ligure, quindi da Galli e Romani, sono da sempre regioni di confine. Il re longobardo Adaloaldo, attribuendo nell’anno 622 al monastero di Bobbio la proprietà del monte Penice (ove in precedenza si era recata la madre, la regina Teodolinda), fissava il limite dei possedimenti dell’abbazia, fondata otto anni prima; l’andamento di questo finis è ancora facilmente leggibile sulle carte topografiche: dal monte che sovrasta Grazzi, (Petra de Gragio, oggi in provincia di Pavia) esso si snodava lungo il crinale che, attraverso le emergenze dei monti Pietra Corva e Pan Perduto si allunga nella dorsale che aggira il monte Pradegna (Petra de Digna) spingendosi fino al Trebbia nei dintorni di Barberino.
Fino agli anni ’30 del ventesimo secolo queste porzioni di territorio appenninico tra Emilia e Oltrepò Pavese apparivano quasi completamente prive di vegetazione forestale, a causa dell’intenso sfruttamento che ne aveva trasformato interi versanti, rendendoli brulli e instabili.

Nel secondo dopoguerra venne quindi realizzata una diffusa opera di rimboschimento, finalizzata ad assicurare nel più breve tempo possibile il ripristino della copertura arborea e  prevenire così i fenomeni di dissesto idro-geologico. Anziché valorizzare le essenze vegetali autoctone, proprie dei luoghi ma di crescita più lenta, l’opera di forestazione ha preferito utilizzare le conifere e in particolare, in virtù delle sue scarse esigenze, il Pino nero, che riesce a trovare condizioni adatte per insediarsi anche nei luoghi più degradati.

L’impianto artificiale di conifere che oggi ammanta il versante meridionale del monte Pradegna ha quindi trasformato innegabilmente l’ambiente da naturale ad artificiale, ma ha nel contempo raggiunto un pregevole risultato, almeno sotto il profilo non strettamente naturalistico ma “estetico”: quello di creare un suggestivo paesaggio alpestre, tipico di quote più elevate.

La passeggiata inizia nel centro di Lagobisione, frazione di Bobbio posta a mezza costa sul versante sinistro della val Trebbia, poco sopra Mezzano Scotti. Il borgo si trova a 591 mt slm e a 45 km da Piacenza. Il tracciato, che raggiunge la lunghezza di 9.5 km, di cui 0.5 su asfalto e il resto su sentiero, è percorribile in almeno due ore e venti min, al netto delle soste, per le quali è bene prevedere altri quaranta di minuti; ha un dislivello complessivo di 470 mt, raggiungendo la quota massima sulla vetta del monte Pradegna, a 960 mt.

La camminata, assistita su tutto il percorso dai segnavia gialli del comune di Bobbio e bianco-rossi del CAI, è fattibile tutto l’anno; si tenga presente, però, che neve e ghiaccio possono rendere poco sicuro il tratto iniziale della discesa dalla cima, ripido e sdrucciolevole, che rappresenta peraltro l’unica difficoltà del tracciato, complessivamente privo di punti esposti o pericolosi.
 

DESCRIZIONE
Nel centro abitato di Lagobisione è possibile ammirare il piccolo oratorio in pietra a vista, con semplice campaniletto sulla facciata;  si imbocca quindi la strada sterrata verso Ronco Paolo. Già dal paese è perfettamente visibile la ripida parete rocciosa del monte Pradegna, incombente sui prati e sui coltivi che lo circondano. Guadagnando quota il percorso offre alla vista il corso del fiume Trebbia e, sull’altro versante, la serie di rilievi di natura ofiolitica che dal monte Armelio vanno fino al monte S. Agostino.

Superata Cascina Fornace, attualmente disabitata, si raggiunge la successiva Cascina Uccellone: qui, appena prima dell’abitato, si lascia la carrozzabile e ci si avvia in salita lungo una carrareccia segnata dal comune di Bobbio come percorso di mountain bike. Si procede nel bosco attraversando una striscia fortemente diradata, quindi si trascura la deviazione diretta a Boschini e si continua tra gli alberi, camminando spesso su terreno fangoso, fino a sbucare sulla strada asfaltata che si stacca dalla provinciale per Vaccarezza diretta a Pianelli. Si imbocca la comunale che, oltrepassati alcuni calanchi, costeggia per un tratto la impervia parete occidentale del monte, notando i muretti in pietra a secco e la pineta piantumata per contenere lo sgretolamento del pendio roccioso.

Nel punto in cui la strada piega decisamente verso est il panorama si amplia verso la media val Trebbia, con i monti Groppo e Penice in evidenza sul versante sinistro, e l’Aserei su quello destro. Lasciato l’asfalto che cala verso Pianelli si imbocca prima una carraia, poi uno stretto sentiero che contorna il fianco meridionale del Pradegna, in un ambiente tipico di quote più elevate. Si cammina, infatti, nel fitto della pineta, tra enormi blocchi ofiolitici staccatisi dai pendii incombenti.

Dopo un tratto in tranquillo saliscendi all’ombra degli alberi, un balcone roccioso consente di ammirare un ampio panorama, che si spinge ora verso il basso corso del Trebbia, fino alla Pietra Parcellara e al monte Dinavolo; in primo piano, la catena che unisce il monte Lazzaro al monte Mosso tramite le Coste della Pianazza e della Rasa. Una decisa curva del sentiero verso sinistra dà inizio alla vera e propria ascesa verso la vetta, che si compie camminando allo scoperto tra le rocce e sparuti cespugli.

Dopo una decina di minuti di ripida salita il tracciato spiana, ormai sulla dorsale del monte che ne anticipa la vetta; questa è costituita da una breve spianata pietrosa, estremamente panoramica sulla media val Trebbia: si riconoscono il Ponte Gobbo di Bobbio, il campanile di Vaccarezza e il villaggio di Cadelmonte. Verso sud si ammirano all’orizzonte le più alte cime della val Nure e della val Boreca; verso nord, più vicino, il gruppo ofiolitico dei monti Pan Perduto e Pietra Corva.

Si continua lungo la cresta sul versante opposto, iniziando poco dopo la discesa, che richiede attenzione: la traccia cala a zig-zag su fondo roccioso ma instabile, a causa dell’abbondante detrito sciolto che ricopre il tracciato, e presenta qualche difficoltà nei tratti più ripidi ed esposti, senza essere mai realmente pericolosa. Si rientra quindi tra gli alberi e ci si immette in un’ampia carrabile che attraversa il bosco misto ai piedi delle pendici nord del monte, affiancando dapprima un ruscello; calando costantemente si ritorna a Lagobisione in poco più di mezz’ora.
 
Achille Menzani

NOTIZIE UTILI
A Lagobisione si trova una fontana, ma non esistono esercizi pubblici: occorre fare riferimento a Bobbio o a Mezzano Scotti, dove si trovano l’albergo ristorante “da Ranella” http://www.ristorantedaranella.it (tel. 0523-937126) e il Mali Bar (tel. 329-7797070)

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La scheda

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