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Politica agricola comunitaria, la Lega: “Dall’Ue ennesima vessazione”

"Ancora una volta l’Unione europea si rivela una matrigna oppressiva che vessa e penalizza il settore agroalimentare italiano e in particolare quello padano". È l’accusa formulata dal Dipartimento agricoltura della Lega Nord provinciale di Piacenza

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“Ancora una volta l’Unione europea si rivela una matrigna oppressiva che vessa e penalizza il settore agroalimentare italiano e in particolare quello padano”. È l’accusa formulata dal Dipartimento agricoltura della Lega Nord provinciale di Piacenza nei confronti della Politica agricola comunitaria, definita comunemente Pac.

«Con questa riforma l’Europa ha dato il peggio di sé. All’ interno delle linee guida della Pac – spiega il Dipartimento agricolo del Carroccio – grande peso viene dato al cosiddetto greening. Per effetto di queste nuove direttive, volute dai burocrati di Bruxelles, lontani anni luce dalla realtà produttiva, ma sensibili alle richieste avanzate dalle potenti lobby che fanno riferimento alle multinazionali, gli agricoltori devono rispettare, pena il mancato incasso dei premi comunitari, regole  che determinerebbero migliorie ambientali. Una di queste, ad esempio, obbliga gli agricoltori a lasciare incolto circa il 5 percento del proprio terreno. Avendo superfici incolte, per compensare la mancata produzione derivante dalla loro mancata coltivazione, per assurdo finiremo per incrementare  l’importazione di prodotti ogm che, come ben sappiamo, in Italia non possono essere coltivati . Avremo così ulteriori influenze negative non solo sulla salute del consumatore, ma anche su tutto l’indotto riguardante le nostre produzioni tipiche e di conseguenza sull’occupazione”.

“Anche il tipo di rotazione imposto delle diverse coltivazioni sui nostri terreni  ha effetti deleteri sull’agricoltura padana. La nostra agricoltura  è di tipo intensivo e non estensivo come quella tedesca o francese che sono quelle a trarre il maggior vantaggio dalla nuova riforma. Di conseguenza l’agricoltura/zootecnia padana è  sotto pressione sia da sud che da nord”.

 
ALTRE INCONGRUENZE – “I prati coltivati a erba medica da più di cinque anni – evidenzia la Lega – vengono considerati permanenti e quindi per poter essere arati necessitano di permessi particolari. Quelli coltivati a erba medica da più di tre anni non vengono considerati leguminose per insondabili motivi. I laghetti aziendali sui quali la regione Emilia Romagna tanto ha puntato negli anni scorsi, invece, non vengono considerati area incolta ma superficie coltivata  se misurano più di mille metri quadrati. Idem i boschetti della pianura con una superficie superiore ai  3mila metri quadrati”.

 
METODI DI COLTIVAZIONE – “Vengono privilegiati i sistemi di coltivazione come la lavorazione su sodo, minimum tillage , strip till (non si ricorre all’ aratura) che – è provato – comportano un utilizzo nettamente superiore di diserbanti rispetto ai sistemi di coltivazione tradizionali. Quindi, da un lato da Bruxelles ci dicono che fanno una Pac intesa a migliorare l’ambiente, ma dall’altro – accusa il Dipartimento agricoltura della Lega –  incentivano i sistemi di coltivazione che impongono un più largo impiego di pesticidi per accedere ai premi previsti. E questo, ovviamente, a scapito della salute”.

Critica la Pac anche il consigliere regionale della Lega Matteo Rancan: “Emerge molto chiaramente – commenta – la volontà di penalizzare le nostre produzioni tipiche, con influssi negativi sull’occupazione e sulla salute del consumatore, da parte delle lobby costituite dalle multinazionali dell’agroalimentare. Il loro obiettivo è quello di costruire un paio di enormi stabilimenti al centro dell’Europa e arrivare a far consumare agli europei gli stessi cibi, appiattendo i gusti e i sapori di ciascun popolo. Costoro si sono resi conto che in Italia si mangia bene e si è disposti a spendere pur di continuare a farlo e intendono accaparrarsi il business che ne deriva”.

“È questa l’ennesima dimostrazione che l’Unione europea vuole livellare non solo gli usi e i costumi, ma anche il gusto, oltre che il modo di pensare e di vivere. Prova ulteriore – aggiunge Rancan – è il premio Pac sul pomodoro, che dovrebbe essere quantificato in circa 150 euro per ettaro. Cosa rappresenta questa somma di fronte a 6mila euro all’ettaro di produzione lorda vendibile? Se si voleva difendere il nostro prodotto con effetti benefici sulla salute del consumatore (vedi i pesticidi nel concentrato cinese) e sull’occupazione (lavoro stagionale , trasporto , meccanica ecc. ) il valore del premio accoppiato  doveva essere superiore”.

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