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“Breaking bad” all’italiana, arrestato per spaccio professore delle medie FOTO e VIDEO foto

Un vero e proprio “centro” di produzione di sostanze da taglio di stupefacenti quello scoperto dai carabinieri di Fiorenzuola, in particolare benzocaina: primo, di questa tipologia, ad essere sequestrato sul territorio nazionale

“Il laboratorio serve a mostrare alcuni esperimenti chimici agli studenti”: così si è giustificato il professore finito in manette, insieme al fratello, nel blitz messo in atto dai carabinieri della compagnia di Fiorenzuola (Piacenza), la mattina del 26 maggio in una villetta di Gadesco Pieve Delmona (Cremona).

Un vero e proprio “centro” di produzione di sostanze da taglio di stupefacenti, in particolare benzocaina: primo, di questa tipologia, ad essere sequestrato sul territorio nazionale. Una storia che ricorda la celebre serie televisiva “Breaking bad”, dove un insospettabile e stimato docente, incensurato, s’improvvisa spacciatore.

Qui i protagonisti sono invece due fratelli originari di Cutro, in Calabria: un 47enne, professore di matematica in una scuola media del cremonese e un 55enne, ufficialmente disoccupato, residente in un casa popolare di Castelverde, che in realtà fungeva da deposito dell’attività illecita. Di fatto l’uomo, già condannato per rapina, era domiciliato nella villetta di Gadesco, dove sono stati apposti i sigilli dei militari. I due, al momento reclusi nel carcere di Cremona, devono rispondere delle accuse di detenzione e spaccio di stupefacenti.

L’indagine sarebbe scaturita in seguito dell’operazione Aemiliaportata a compimento lo scorso gennaio contro la presenza della ’Ndrangheta in Emilia Romagna, coinvolgendo anche il territorio piacentino, come spiegato in conferenza stampa dal capitano Emanuele Leuzzi, comandante dei carabinieri della compagnia di Fiorenzuola.

In particolare, dagli accertamenti degli investigatori e in base ad alcuni documenti sequestrati, i fratelli potrebbero avere un legame con l’uomo residente a Castelvetro, bloccato nel dicembre 2014 a Caracas, mentre tentava d’imbarcarsi per l’Italia con 13 chili di cocaina. Le indagini sono ancora in corso e volte a valutare un’eventuale connessione con altri soggetti coinvolti nella maxi indagine sulla ‘Ndrangheta.   L’operazione è stata condotta con l’ausilio dei carabinieri della stazione di Vescovato e del nucleo Cinofili di Bologna, sotto la supervisione della Dcsa (direzione centrale servizi antidroga).

L’INTERVISTA AL CAPITANO EMANUELE LEUZZI

Il laboratorio – Nelle rispettive abitazioni dei due fratelli, i carabinieri hanno sequestrato, complessivamente, due etti di cocaina purissima, più varie sostanze da taglio: 200 grammi di benzocaina, 900 grammi di manitolo, comunemente sato come lassativo e circa mezzo chilo di caffeina.

La benzocaina prodotta illegalmente, utilizzata in genere come anestetico, veniva “mescolata”, tramite un complesso procedimento chimico, alla cocaina. Questo tipo di sostanza da taglio, anche utilizzata in quantitativi alti, è in grado di rende comunque la droga “appetibile”; inoltre permette di far lievitare fino a tre volte tanto il quantitativo di droga destinata al commercio.

Per far funzionare il sofisticato e attrezzatissimo laboratorio erano necessarie competenze specifiche di cui il professore, laureato in chimica e biologia, era in possesso. I vari solventi e il materiale indispensabile alla produzione erano stati ordinati via internet, tramite siti stranieri, e spedito direttamente a casa, evitando così di destare sospetti o incappare in una segnalazione, che sarebbe seguita al normale acquisto in un negozio. 

Una volta tagliata, la cocaina veniva confezionata utilizzando una pesante pressa in acciaio, che la trasformava in medaglioni da 10 grammi (FOTO) o in panetti da 100 grammi ciascuno. 

Secondo gli investigatori il laboratorio era attivo da circa un mese; gli accertamenti vanno avanti, anche per delineare l’ampio “mercato” di riferimento a cui era destinata la droga.

 

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