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Gossolengo, auto distrutta dopo lo scontro con un cinghiale

"La mancata gestione della fauna selvatica - denuncia da tempo Confagricoltura - sta generando gravi problemi, non solo agli agricoltori, ma anche alla sicurezza della cittadinanza"

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“Urtano un cinghiale e si schiantano in auto: morta una 21enne di Niella Belbo”: è il titolo di un articolo comparto su La Stampa di Cuneo il 19 marzo scorso che nel corpo del testo narra come un cinghiale sia comparso all’improvviso invadendo la carreggiata e causando l’incidente.

E’ andata meglio, fortunatamente, la sera di mercoledì 27 aprile al presidente di Anga Piacenza Matteo Cattivelli che ha vissuto una dinamica simile e nella collisione con il cinghiale ha però distrutto la macchina. “La mancata gestione della fauna selvatica – denuncia da tempo Confagricoltura – sta generando gravi problemi, non solo agli agricoltori, ma anche alla sicurezza della cittadinanza”.

L’incidente è avvenuto lungo la strada che da Gossolengo porta a Rivergaro nei pressi dell’abitato di Caratta, in piena pianura, ai limiti della città. “In diverse occasioni – ricorda Enrico Chiesa, presidente di Confagricoltura Piacenza – abbiamo denunciato la scarsa efficacia dei piani di contenimento della fauna selvatica che ormai sempre più frequentemente si spinge anche nelle zone periurbane. I danni alle colture vengono risarciti in parte e non annoverano l’ammanco economico che la mancata produzione perpetra lungo la filiera.  C’è, soprattutto, un problema di sicurezza per l’incolumità delle persone, anche dei privati cittadini che, ignari dell’esponenziale aumento del pericolo, rischiano continuamente anche durante il più tranquillo dei loro tragitti”.

“La campagna agraria – prosegue Chiesa – sta, inoltre, entrando nel vivo e chi deve andare a controllare gli impianti di irrigazione ed i campi è esposto a grave pericolo perché, ormai anche in pianura, gruppi di ungulati si muovono nei campi, tutelati e liberi anche di attaccare.  Manca la protezione per gli uomini. Chi produce lavorando nei campi, chi impiega manodopera dovrebbe, non potendosi difendere, chiedere l’intervento di una scorta ogni volta che esce a perlustrare le colture!”.

E’ una situazione paradossale – sottolinea una nota di Confagricoltura Piacenza – che richiede il ripristino di un giusto equilibrio tra uomo e natura. I cinghiali che stanno proliferando oltremodo sono ibridi immessi per assecondare l’aspetto ludico della caccia in spregio dell’etologia e dell’ambiente. In generale il tema della fauna selvatica viene gestito in contrapposizione con quello della difesa delle colture, mentre gli imprenditori agricoli da centinaia d’anni permettono alla selvaggina di crescere e nutrirsi nei loro campi ed ora si sentono presi in giro”.

“Meno pericolosa, ma comunque grave, è la situazione relativa all’invasione di altri animali di taglia più piccola, come i piccioni e le lepri che invadono i campi appena seminati facendosi beffa dei dispositivi installati per spaventarli. I palloni che dovrebbero minacciare i volatili hanno solo un aspetto vagamente decorativo come denunciato dalla vicepresidente di Confagricoltura Piacenza, Giovanna Parmigiani, che lunedì 4 maggio ha scattato esaustive foto ai suoi campi in località Mezzano Dosi a Piacenza. In un momento in cui i bilanci delle aziende sono messi a dura prova, gli unici a non essere tutelati sono coloro che generano Pil.  “Questa è la punta di un iceberg: serve un cambio di paradigma – conclude Chiesa – per darci una possibilità, come nazione, di avere un futuro”.

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