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Il Po ricorda, fino a settembre tornano gli incontri lungo il Grande Fiume

Gli appuntamenti previsti sono sette: il 5, il 12 e il 20 giugno, il 2 luglio, il 30 agosto, il 6 e il 13 settembre. Una serie di conferenze di taglio storico, archeologico e storico artistico curate dai professionisti di Arti e Pensieri

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Il Po ricorda: terza edizione
Dal 5 giugno al 13 settembre ritornano gli appuntamenti sul Lungo fiume a cura di Arti e Pensieri

 
Al via la terza edizione de “IL PO RICORDA. Storie oltre il confine. La rassegna di incontri sul Lungo Po piacentino a cura dell’Associazione culturale Arti e Pensieri, in collaborazione con il Comune di Piacenza, con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e del Consorzio di Bonifica di Piacenza e con la partecipazione di Scuola Media Statale Italo Calvino, Arci Cinemaniaci, Musei Civici di Palazzo Farnese, Fondazione Teatri, Società Canottieri Vittorino da Feltre, Motonautica Associazione Piacenza, Gregori Gaetano Sas, Yogagea asd, La Tana di Roncarolo, Legio IX. La manifestazione è, inoltre, inserita nel calendario del prestigioso Francigena Festival.
 
Gli appuntamenti previsti sono sette: il 5, il 12 e il 20 giugno, il 2 luglio, il 30 agosto, il 6 e il 13 settembre. Una serie di conferenze di taglio storico, archeologico e storico artistico curate dai professionisti di Arti e Pensieri sul tema del paesaggio fluviale, alle quali si abbineranno laboratori creativi per bambini e adulti, archeologia sperimentale, lettura di fonti, serate cinematografiche, momenti teatrali e musicali, esposizioni di opere d’arte.
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti; per ogni incontro sul fiume sarà possibile usufruire di una navigazione per piccoli gruppi e di una merenda/aperitivo a tema a offerta libera.
 
 
IL PO RICORDA giunge alla sua terza edizione e per il 2015 decide di oltrepassare Piacenza, oltrepassare i confini e infrangere le regole che hanno caratterizzato le scorse rassegne, scegliendo degli study cases in grado di rievocare l’intreccio tra un fiume e la trama di insediamenti a esso connessi, l’interdipendenza delle loro caratteristiche ed esigenze.

Nell’anno di Expo IL PO RICORDA varcherà quindi idealmente i limiti del nostro territorio, presentando nei sette consueti appuntamenti altrettante “Storie oltre il confine”, che avranno per protagonisti non solo il Po ma anche altri fiumi del pianeta, a loro volta nell’antichità culla di importanti civiltà e ancora oggi capaci di attrarre popolazioni, per le quali essi continuano a rivestire un forte significato culturale e identitario. Dall’Oriente odierno al confine orientale dell’impero romano, dal Mare del Nord al Mar Rosso, dal Po al mondo: torneremo da questo viaggio con occhi diversi e più consapevoli, per riconoscere e apprezzare la ‘natura anfibia’ del territorio in cui viviamo, parte intrinseca della nostra identità.

Aprirà la rassegna “Il Tamigi a Piacenza!”, che si terrà venerdì 5 giugno alle ore 17.30 presso l’Impianto Idrovoro della Finarda. Si volgerà lo sguardo verso il Tamigi che, attraversando la città di Londra, ha contribuito allo sviluppo di due storie in parte differenti nei quartieri che si trovano sulle rive opposte: una più ricca e l’altra deputata alle attività produttive, ma oggi culturalmente molto viva. L’esperienza londinese sarà raccontata da studenti di alcune classi della Scuola media statale Italo Calvino di Piacenza, che presenteranno attraverso elaborati multimediali in lingua inglese, esempi di recupero di archeologia industriale.

Si lavorerà così alla riqualificazione degli spazi della Finarda, allestendo una mostra fotografica e multimediale nella suggestiva cornice dei macchinari storici. Per un giorno questo edificio costruito tra gli anni Venti e Trenta, sarà infatti destinato a ospitare un’esperienza di rifunzionalizzazione dei suoi spazi sul modello di quanto da tempo avviene a Londra in edifici di archeologia industriale. L’esposizione avrà per tema, oltre agli esempi londinesi, da un lato la storia della costruzione dell’impianto idrovoro, ma allo stesso tempo mostrerà come questa costruzione di un paesaggio artificiale abbia contribuito alla ridefinizione sul piano estetico e simbolico del paesaggio del Po, favorendo lo sviluppo di un modo nuovo di guardarlo e raccontarlo.

In connessione con il periodo e con il mito del progresso, le opere di artisti futuristi costituiranno la terza sezione della mostra: si esporranno alcuni dipinti inediti del caposcuola del gruppo futurista piacentino e della sua cerchia e si proietteranno filmati con le più significative opere di Bot, come ad esempio la serie di stampe della Flora futurista, che rappresenta l’idea di un nuovo mondo naturale reinventato alla luce della sensibilità moderna ispirata al tema della macchina.

La quarta sezione presenterà, grazie alle opere di fotografi contemporanei, alcune testimonianze di come il sistema dei riferimenti culturali utilizzati nel rappresentare il paesaggio del Po continui a mutare. La musica (DJ-set Roberto Dassoni, Vinile con Stile, Brit Pop e New Wave) contribuirà a calarci nell’atmosfera della giornata, ispirata al mito della grande città di Londra. Nel frattempo, gusteremo un aperitivo a tema proprio lì, a due passi dal Po, mescolando lo stile british dei fish & chips con quello più piacentino degli “stricci & chips”, il tutto accompagnato da un’’insalata futurista’ con petali di fiori e da vino bianco.

Si prosegue sul Lungofiume con “In piroga oltre il confine del tempo”, che venerdì 12 giugno alle ore 17.30 lancerà un ponte verso la Mezzaluna fertile, dove in epoca preistorica intorno a grandi fiumi, come appunto il Tigri e l’Eufrate, si sviluppa un tipo di economia basata sull’agricoltura e sull’allevamento, che nel periodo Neolitico si estenderà nell’area mediterranea.

A quest’epoca, favorita proprio dalla presenza del fiume, anche nella pianura del Po si diffonde la nuova cultura neolitica, che progressivamente soppianta quella dei cacciatori-raccoglitori. Un’importante funzione di adattamento all’ambiente anfibio, caratterizzato da paludi, in cui queste popolazioni scelgono di vivere, è svolta dalla piroga, imbarcazione fluviale agile e leggera che consente di spostarsi sull’acqua, ma può essere abbastanza facilmente trasportata per superare tratti non navigabili.

La giornata sarà incentrata su un’esperienza di archeologia sperimentale. Il laboratorio sviluppatosi nell’ambito del progetto sulle migrazioni preistoriche Siamo tutti africani ! Quando migrare era una cosa normale, curato da Arti e Pensieri e promosso dal Tavolo per la Pace, che ha coinvolto tre classi della Scuola Primaria selezionate tramite bando, porterà alla realizzazione di una piroga monossile in dimensioni reali, realizzata sul modello di quelle neolitiche. Durante il secondo appuntamento de IL PO RICORDA, quindi, il pubblico della manifestazione, insieme ai bambini che hanno partecipato alla realizzazione dell’imbarcazione, potranno assistere al suo varo nelle acque del Po.

Il terzo appuntamento, “Dal Mediterraneo al Po”, si terrà sabato 20 giugno alle ore 17.00 e metterà a confronto il Po e Piacenza con una città marinara, Genova, evidenziando come proprio il fiume, ancora nel Seicento, fungesse da via di comunicazione su cui viaggiavano persone e idee. Il racconto del rapporto tra queste due città, ma anche tra la pianura padana e il Mediterraneo, muove dalla descrizione lasciata dal nobile letterato genovese Gianvincenzo Imperiale del proprio viaggio sul Po attraverso il territorio pavese con destinazione Piacenza.

All’inizio del XVII secolo i rapporti tra Piacenza e Genova sono particolarmente stretti, sia per gli interessi economici che legano la città farnesiana alla Repubblica ligure, sia per gli interessanti scambi culturali in atto. Di questi ultimi sono interpreti alcuni personaggi storici, quali appunto l’Imperiale, ma anche Bernardo Morando, a sua volta di origine genovese, ma residente a Piacenza e poeta ufficiale della corte farnesiana. A lui si deve probabilmente il progetto iconografico dei monumenti equestri di Piazza Cavalli e altre iniziative di restyling urbano funzionali alla politica ducale. La Pinacoteca di Palazzo Farnese conserva la splendida pala con la Madonna e San Bernardo proveniente dalla Cappella Morando nella Chiesa di San Vincenzo dei Teatini, testimonianza ricca di informazioni su questo proficuo dialogo che ha unito, anche attraverso il Po, la nostra città a Genova. L’appuntamento è pensato in forma di ciclo-itinerario che metterà in comunicazione la Sala dei Teatini, Palazzo Farnese e il lungofiume.

L’itinerario inizierà alla Sala dei Teatini, allietata dal flauto barocco della musicista Daorsa Dervishi e, dopo la tappa a Palazzo Farnese, culminerà al tramonto in un aperitivo arricchito da un allestimento scenografico creato ad hoc sul lungo Po. Si specifica anche, per chi lo preferisse, che è possibile seguire l’itinerario spostandosi a piedi o in auto. 

Il 2 luglio alle ore 21.45, all’interno della Rassegna estiva di cinema all’aperto a cura di Cinemaniaci e Arci Piacenza, all’Arena Daturi (V.le Risorgimento 4) sarà proiettato “Re della terra selvaggia” di Benh Zeitlin (USA 2012), Vincitore Grand Jury Prize 2012 Sundance Film Festival. Nel quadro di un delta del Mississippi allagato, un racconto che evoca l’antica contrapposizione tra Natura e Cultura. La storia di Hushpuppy e di suo padre Wink viene raccontata con uno stile che al realismo magico intreccia suggestioni impressioniste e oniriche.

Se Wink mostra fin da subito avversione per la Cultura, per i vigliacchi che vivono al di là della diga, la sua ossessione per una vita secondo lo stato di Natura sembra non convincere Hushpuppy, sempre in cerca di qualcosa d’altro, di una madre scomparsa, di una dolcezza svanita, di un pezzo mancante, da aggiustare, di un equilibrio da restaurare. Ecco che allora quella di Re della terra selvaggia diventa anche una fiaba sulla crescita e sull’infanzia nella quale è il confronto con la propria natura intima, con le pulsioni più primordiali, a spingere verso il recupero di un sentimento (tutto femmineo) che della Cultura è declinazione nuova e coerente.  (Dalla recensione di Federico Gironi).

Ci si ferma poi nel mese più caldo, per riprendere domenica 30 agosto alle ore 17.30 con “Il nero Nilo, il lato nascosto della fertilità”. “L’Egitto è un dono del Nilo” ha scritto lo storico greco Erodoto dopo aver visitato il paese 2500 anni fa. Ma sarebbe più giusto scrivere che l’Egitto è il prodotto del duro lavoro degli uomini che sono riusciti a domare il Nilo: la costruzione e la manutenzione di dighe, bacini e canali era all’ordine del giorno e nessuno ne era esonerato, tanto meno il faraone. Una grande macchina silenziosa si muoveva quotidianamente per garantire l’irrigazione delle coltivazioni, la prima forma di sostentamento degli egiziani.

Partendo dalle prime visioni di quel fiume minaccioso, costantemente presenti nelle cosmogonie più diffuse, si arriverà a comprendere in che veste il Nilo permeava la religione egiziana, dall’epoca faraonica sino all’arrivo degli arabi. Sorseggiando birra, la tipica bevanda egiziana, abbinata a pane dalle forme più strane, si realizzeranno piccole imbarcazioni con fibre vegetali per solcare il nostro Po come se fossimo sotto il sole africano.

Domenica 6 settembre alle ore 17.30 sarà la volta di “Vite al confine: cittadini e legionari tra Reno e Danubio”, dedicato a due fiumi che attraversano l’Europa per più di 4000 Km dal Mare del Nord al Mar Nero: il Reno e il Danubio. In particolare si osserverà la loro storia in epoca romana, quando per diversi secoli rappresentarono il confine nord-orientale dell’Impero. Un’enorme barriera d’acqua costellata di fortificazioni, strade e accampamenti militari separavano la civiltà e l’identità romana dai popoli considerati barbari, molto temuti e poco conosciuti.

Ci si chiederà, però, se questi fiumi hanno rappresentato solo un elemento di separazione. Seguendo le vicende di una famiglia locale, che in più generazioni assiste lungo le rive del fiume all’arrivo prima capillare poi massiccio dei romani, ci concentreremo sulla quotidianità delle vite che scorrevano lungo il limes romano, scoprendo come sono cambiate la vita, le abitudini e gli stessi valori dei “barbari”, che vennero permeati a tal punto dalla cultura latina da non poterne più fare a meno. Allo stesso tempo avremo modo di osservare il funzionamento della complessa macchina militare dell’Impero Romano, dato che le comunità cittadine in queste aree geografiche, in virtù della loro particolare posizione, erano in gran parte formate da militari.

Vari aspetti della vita dei legionari saranno illustrati da rievocatori in costume (IX Legio) che daranno vita a un’esperienza di reenactment. Quale ulteriore momento di approfondimento, adulti e bambini potranno dedicarsi a due laboratori creativi che li impegneranno nella riproduzione di due importanti elementi delle armature dei legionari romani: la lorica (corazza originariamente composta da piastre metalliche semi articolate, oppure in maglia di anelli di ferro o in cuoio) e lo scutum (il tipico scudo di forma rettangolare con curva semi-cilindrica, progettato per offrire una grande superficie di difesa). Contestualmente i partecipanti potranno gustare una merenda a tema, in cui sarà evocato il rancio del legionario, adatto a uomini sempre pronti ad affrontare lunghi periodi in zone isolate e impervie. Tale data rientra nella rassegna DisSapore.

“Il Po ricorda” chiude domenica 13 settembre alle ore 17.30 con “Indo, Sarasvati, Ganga: l’India dei sacri fiumi”. Pensare all’India significa visualizzare i ghat affollati di persone in riva alla Madre Ganga, il fiume più venerato del Subcontinente. Ganga è la madre amorevole di ogni hindu e la vita è considerata incompleta senza un bagno nelle sue acque almeno una volta nella propria esistenza. Sulle impervie lande dell’Himalaya, tra le sue vette inaccessibili e disertate dagli uomini, dopo sette confluenze nasce Ganga, figlia di Himavan, re della  montagna.

A lei la tradizione assegna il potere di purificare tutto ciò che tocca. Ganga fa la sua comparsa per la prima volta nel Rg Veda, dove tuttavia ha un ruolo secondario, nominata solo due volte. Il Veda era, infatti, nettamente sbilanciato su Sarasvati, fiume oggi estinto che porta il nome della grande dea consorte di Shri Brahma, il Creatore. Sarasvati è la dea della conoscenza e delle arti ed è stato ipotizzato che il fondamentale ruolo svolto dal fiume nello sviluppo e nella diffusione della cultura e della lingua scritta abbia ispirato questa sua personificazione.

Fin dal Neolitico la fiorente e per certi versi ancora misteriosa Civiltà dell’Indo si è sviluppata sulle rive del fiume omonimo e su quelle della Sarasvati; Harappa e Mohenjo-Daro sull’Indo furono i primi insediamenti scoperti della cultura harappana, il cui periodo di fioritura si pone tra il 2900 e il 2100 a.C. Molti siti di cultura harappana e pre-harappana sono stati ritrovati lungo i paleo-canali della Sarasvati. La civiltà dell’Indo-Sarasvati subì un brusco tracollo fra l’inizio e la metà del II millennio, causato da un’elevata attività sismica che innalzò il letto della Sarasvati e ne spostò le correnti, fino a che quel fiume non finì per sprofondare nel sottosuolo. Tali sconvolgimenti sradicarono la civiltà harappana e la costrinsero, probabilmente, a riorganizzarsi e spostarsi in zone più ospitali nella pianura gangetica. Le scoperte archeologiche degli ultimi anni si intrecciano, incredibilmente, alla sterminata massa di miti e confermano i racconti della letteratura vedica ed epica, come il famoso Mahabharata.

Informazioni all’indirizzo artiepensieri@virgilio.it o ai numeri 340.6160854, 333.6738327, 339.5411031.
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