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Omicidio Manesco, no al rito abbreviato per Civardi. Grassi a sentenza il 28 luglio 

Niente rito abbreviato per Gianluca Civardi, il giovane di Piacenza accusato insieme all'amico Paolo Grassi, dell'omicidio del professore milanese. Accolta invece la richiesta di rito abbreviato per Grassi

Niente rito abbreviato per Gianluca Civardi, il giovane di Piacenza accusato insieme all’amico Paolo Grassi, dell’omicidio premeditato e pluriaggravato del professore Adriano Manesco, avvenuto nella casa milanese della vittima la notte tra il 7 e 8 agosto 2014.  La decisione è stata presa nell’udienza preliminare che si è svolta nella mattina del 22 maggio a Milano, davanti al gup Alessandra Clemente. Presenti all’uudienza, durata oltre un’ora, sia Grassi che Civardi.

Accolta invece la richiesta di rito abbreviato, avanzata dall’avvocato Alessandro Stampais, per Paolo Grassi. La prossima udienza è fissata per il 28 luglio, giorno in cui il pubblico ministero Maria Teresa Latella formulerà la richiesta di pena e in cui, con tutta  probabiltà, sarà anche pronunciata la sentenza. Nonostante il rito abbreviato consenta un terzo di sconto sulla pena, questa formula potrebbe non essere applicata, come previsto dalla gravità dei capi d’accusa: non è quindi esclusa la possibilità di una condanna all’ergastolo, limitando lo sconto all’annullamento dell’isolamento diurno, previsto dal reato.

La richiesta di rito abbreviato, subordinata alla perizia psichiatrica, come richiesto dai legali Francesca Cotani e Andrea Bazzani, è stata invece rigettata per Gianluca Civardi, che andrà quindi a dibattimento. I due devono rispondere delle accuse di omicidio premeditato pluriaggravato dalla crudeltà e dalla minorata difesa, di rapina aggravata, occultamento di cadavere e porto di strumenti atti ad offendere.

Questa mattina è stata inoltre formalizzata la revoca del divieto d’incontro tra Grassi e Civardi; i due giovani piacentini sono entrambi reclusi al carcere delle Novate.

GRASSI ROMPE IL SILENZIO: “Il PROFESSOR MANESCO NON L’HO NEMMENO TOCCATO”. A più di sei mesi dall’arresto rompe il silenzio Paolo Grassi, il giovane piacentino accusato insieme all’amico Gianluca Civardi di aver ucciso lo scorso 7 agosto Adriano Manesco, il cui cadavere era stato poi sezionato e nascosto all’interno di valigie gettate in un cassonetto a Lodi.

Grassi la mattina del 25 febbraio 2015 è stato ascoltato dal pubblico ministero della Procura di Milano, al quale per la prima volta ha raccontato la sua verità: “Ha raccontato tutto quanto accaduto nell’abitazione del professore – spiega il legale difensore Alessandro Stampais – affermando di non aver materialmente commesso il delitto, né partecipato al successivo sezionamento del cadavere, ammettendo invece le proprie responsabilità per quanto riguarda l’occultamento”. Il ragazzo ha escluso la presenza di un terzo uomo sulla scena, figura a cui invece aveva confusamente fatto riferimento l’amico Civardi nelle fasi successive all’arresto.

Un delitto il cui movente sarebbe riconducibile ad un piano messo in atto dalla coppia per carpire l’identità di diverse persone, fra cui quella del professor Manesco, per effettuare poi spostamenti di denaro anche in vista di un loro progetto di trasferirsi all’estero. Proprio per questo i due si sarebbero recati quel giorno a casa del professore: “Pensavo che sarebbe potuto succedere – avrebbe detto Grassi davanti al magistrato riferendosi all’omicidio – perché Civardi ne aveva parlato, anche se all’inizio pensavo non dicesse sul serio”. “Come difesa – ha spiegato l’avvocato Stampais – stiamo ora valutando la possibilità di chiedere il rito abbreviato”.

IL DELITTO – Il corpo smembrato dell’ex professore milanese era stato trovato la mattina dell’8 agosto 2014, all’interno di un trolley, finito in un cassonetto dei rifiuti di Lodi. Grassi e Civardi erano stati fermati dalla polizia a Piacenza, mentre buttavano indumenti sporchi di sangue in un cassonetto. Dalla successiva perquisizione della loro auto erano emersi strumenti più che sospetti (coltelli, passamontagna, uno storditore elettrico): i due amici, portati in questura, avevano permesso agli agenti di trovare il cadavere dell’anziano, al quale erano state cancellate le impronte digitali.

Le indagini, coordinate dalla procura di Milano, sono ancora in corso: tracce biologiche , rinvenute su indumenti e oggetti sequestrati, sono già state analizzate dall’università di Pavia. Martedì 17 febbraio il quadro verrà completato dall’esame delle impronte digitali. Al momento i due giovani piacentini risultano essere gli unici indagati per l’efferato delitto dell’ex docente.

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