Le Rubriche di PiacenzaSera - Pillole di Economia

Perchè far sempre pagare il conto alle generazioni future? La “pillola” di Economia

Nuova puntata della rubrica "Pillole di Economia" curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it ,questa settimana torniamo a parlare di Fondazione di Piacenza e Vigevano 

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Nuova puntata della rubrica “Pillole di Economia” curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it 

Il conflitto tra generazioni



Sul Jobsact aveva ragione Renzi e sulle pensioni ha torto la Corte Costituzionale.

In questa “pillola” mi occuperò di due argomenti molto attuali: gli effetti della riforma sul lavoro (Jobsact) e quelli della sentenza della Corte costituzionale sulla riforma Fornero.



La mia analisi ha lo scopo di dimostrare come il nostro Paese soffra di una sindrome difficile da estirpare: l’italiano è Guelfo o Ghibellino, Juventino o Milanista, Piacentino o Cremonese e così facendo impedisce al Paese di dotarsi di una classe dirigente preparata e lungimirante e di politici che abbiano a cuore il bene del Paese o del territorio che li ha votati invece di pensare ai propri affari o, nella migliore delle ipotesi, rincorrendo semplicemente il consenso degli elettori. Mi spiego meglio.



Fonte Inps:

Nei primi tre mesi del 2015 i nuovi rapporti di lavoro stipulati con il Jobs act sono stati 268.000 di cui 206.786 sono state le assunzioni a tempo indeterminato e 61.184 le trasformazioni di contratti a termine (ex precari). Sono stati attivati 1,33 mln di contratti di lavoro mentre i rapporti cessati sono stati 1,012 mln: + 319.873 unità (+138% sul 2014). Le assunzioni a tempo indeterminato sono state 470.785: +24,1% sulle attivazioni 2014.

Secondo Serena Sorrentino della Cgil però non ci troviamo di fronte ad una svolta, ma abbiamo fatto un grande regalo alle imprese e abbiamo ridotto i diritti dei lavoratori.



Stavolta però i numeri danno ragione a Renzi e forse anche il sindacato dovrebbe fare ammenda dopo aver fatto una campagna, anche politica, senza precedenti contro una legge che sembra invece aver dato un impulso positivo all’occupazione. Perché allora i vertici del sindacato fanno quell’analisi?

La risposta è molto semplice: la maggioranza degli iscritti al sindacato sono dipendenti che hanno un lavoro o pensionati che percepiscono un assegno dallo Stato.



La consulta ha bocciato una parte della riforma della Pensioni realizzata dalla Fornero (Governo Monti), dichiarando incostituzionale lo stop alla rivalutazione per i pensionati che avevano un assegno mensile superiore a 1.500 euro. La decisione della consulta rischia di aprire una voragine nei conti dello Stato che se dovesse rimborsare quanto previsto, probabilmente, dovrebbe fare una manovra aggiuntiva da 14 miliardi di euro, salvo fare qualche furbata per evitare i rimborsi.



Premesso che la riforma Fornero era stata approvata da tutti i partiti tranne la Lega vorrei riprendere le considerazioni fatte dal Sottosegretario Zanetti per dimostrare che in materia di Pensioni quello che ha fatto la Fornero è solo una piccola parte di quello che effettivamente il nostro Paese dovrebbe fare, anche se ovviamente impopolare.



In Italia la spesa pensionistica è assolutamente fuori controllo come dimostra il rapporto pensioni erogate / prodotto interno lordo: 16,3% nel 2013.

L’Italia ha in questo campo un record mondiale. Secondo Eurostat  siamo il Paese con il più alto indice pensioni / Pil al Mondo. I nostri vicini Francesi / Inglesi / tedeschi ed in genere i paesi Ocse più sviluppati hanno un rapporto medio Pensioni erogate / PIL intorno al 9,5% cioè inferiore di sette punti percentuali rispetto a quello registrato dal nostro Paese. In Italia nel 2013 la spesa per la sola previdenza è stata di 254 miliardi di euro (fonte Il sole 24 ore).



Per ricondurre la Spesa pensionistica in linea con quella dei Paesi a noi vicini dovremmo tagliarla di circa 100 miliardi di euro l’anno.

Si avete capito bene 100 miliardi di euro l’anno. Come ha spiegato bene il sottosegretario Zanetti il nostro problema non è aver tagliato la rivalutazione delle pensioni di importo superiore a 1.500 euro mensili ma erogare pensioni a milioni di italiani che non hanno versato i contributi e che già oggi, e a maggior ragione nel prossimo futuro, dovranno essere pagate dai lavoratori attivi (i giovani).



Per far quadrare i conti occorrerà tagliare le pensioni o attingere sempre più alle tasse pagate dagli italiani, tenuto che i giovani che lavorano sono circa il 50% del totale (la disoccupazione giovanile ha raggiunto infatti il 50%). Questo meccanismo sta creando, e creerà sempre più in futuro, una disparità di trattamento tra generazioni: da una parte i 50/60 enni super garantiti e dall’altra i giovani che non avranno nulla.



Perché la consulta, i politici e i sindacalisti non intervengono a favore dei diritti dei più deboli – i giovani – che sono stati espropriati della loro pensione futura a favore di una generazione – quelli che oggi hanno 50/ 60 anni – fatta da persone che sono in pensione da anni e i contributi non li ha versati?



Fino a poco tempo fa i dipendenti dello Stato e degli Enti pubblici potevano andare in pensione con 15 anni di anzianità. Un baby pensionato che fosse stato assunto in un Ente pubblico all’età di 25 anni e fosse andato in pensione a 40 anni potrà godere della pensione per circa 42,6 anni, considerando che l’aspettativa di vita ha raggiunto per gli italiani 82,6 anni.



Se invece consideriamo un giovane che si è laureto oggi, all’età di 25 anni, qualora trovasse un lavoro stabile, ipotizziamo dopo 2 anni (sarebbe già una fortuna), dovrà lavorare almeno 40/45 anni e andrà in pensione all’età di 70 con un assegno da fame (il calcolo della pensione oggi è contributivo e non a ripartizione come un tempo), potendo oltretutto godere della pensione probabilmente per soli 12,6 anni (30 anni in meno dei pensionati attuali).



Come è possibile in questa situazione parlare di diritti acquisiti per i pensionati e scandalizzarsi perchè le pensioni sopra i 1.500 euro non sono state rivalutate? E’ semplice perché i pensionati sono tanti e votano mentre i giovani sono sempre meno e non vanno a votare.



Credo che se fossi più giovane oggi sarei tutti i giorni in piazza a protestare, magari non per l’Expo che rappresenta per tutti un’opportunità, ma perché le generazioni precedenti (compreso il sottoscritto), cioè la classe dirigente attuale, dopo aver succhiato tutto quello che c’era da succhiare (vedi debito pubblico, privilegi vari), oggi pretendono di far pagare il conto alle generazioni future.

 

Mauro Peveri
mauro.peveri@gmail.com

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