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The Avengers, la recensione di PcSera

Age of Ultron infatti non fa altro che riproporre il primo Avengers contro il cattivo di turno che vuole distruggere l’umanità

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Odio parlare male dei film d’azione. Mi piace prendermela con i film intimisti dove non succede niente. E quindi è con grande dolore che mi accingo a raccontarvi come, contro ogni mia aspettativa, The Avengers: Age of Ultron sia stato, nell’affollatissimo universo di film di super eroi ad altissimo budget diretto da una superstar (Joss Whedon, in questo caso), una delusione.

Age of Ultron infatti non fa altro che riproporre il primo Avengers contro il cattivo di turno che vuole distruggere l’umanità: e se nel numero uno avevamo un LOKI (inchino a Tom Hiddleston) che metteva insieme divinità, famiglia, problematiche edipiche, qui il robot Ultron, che dovrebbe rappresentare lo specchio oscuro di Stark, ha ben poco fascino (ed anche le sue motivazioni ci appaiono scadenti). Il film perde inoltre un’altra grande occasione, quella di mostrarci il vero lato dark degli Avengers, solamente accennato dalle allucinazioni provocate nei nostri da Wanda Maximoff, ovvero Scarlett, ovvero il personaggio rivelazione del film (interpretato ve lo giuro da una delle sorelle Olsen), quella che ogni ragazzina voleva essere quand’era piccola.

The dark side of the Avengers avrei voluto vedere, non qualche triste ricordo d’infanzia (la creazione della Vedova Nera), qualche incubo pieno di sensi di colpa (il potenziale futuro delle azioni fuori controllo di Tony Stak) e qualche rimpianto da romanzetto romantico (il ballo perduto da Capitan America).

Non che non ci abbiano provato, da Occhio di Falco un po’ imbolsito, col fiato corto, che viene ferito, che ricorda a tutti (con imbarazzo generale) la propria normalità, suggerisce la sottotrama della vulnerabilità che percorre questo film, dove persino Thor viene preso in giro e si prende in giro, lasciando da parte la maschera del semidio.

Ma, tra la necessità di introdurre personaggi nuovi, avere il giusto minutaggio di scene d’azione, mantenere alto il livello di coolness dei protagonisti con le battute giuste al momento giusto, dare spazio ai personaggi che non hanno un proprio spin off, mettere le basi per i sequel che verranno, non c’è abbastanza tempo. The Avengers non è una serie, deve stare entro un massimo di due ore e rotti e quindi il tutto vira verso il total popcorn per adolescenti.

Anche il materiale narrativo di partenza non aiuta: dato che le mie conoscenze del mondo fumettistico di provenienza degli Avengers sono scarse, ho promosso un fact checking con le amiche talpe che vivono nel mondo dello S.H.I.E.L.D e mi hanno confermato il concetto che ho continuato a bisbigliare (fastidiosamente, invero) durante il film, ovvero: gli X-Men sono molto più interessanti.

Nati in un contesto temporale diverso (i ’60 per gli Avengers, la seconda metà dei’70 e gli ’80 per gli X-Men), mentre i primi sono focalizzati su storie ripetitive finalizzate a salvare il mondo, gli X-Men per la maggior parte del tempo devono salvare sé stessi dal mondo e il tema del diverso, della fuga, della cura, offre la possibilità di dare ai personaggi e alle trame sfaccettature e approfondimenti di spessore.

Altra nota negativa che mi ha particolarmente infastidito è il pessimo pessimo uso della CGI, le immagini EVIDENTEMENTE generate al computer, in particolare nella scena iniziale, che non ti aspetti in una mega produzione del genere.

Beninteso, il film è divertente, piacevole, Whedon è colto e la sua scrittura è fine, ma le citazioni e battute interessanti e inquietanti purtroppo si perdono nel fracasso generale.

Comunque, “The elevator is not worthy” fa molto ridere.

Barbara Belzini

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