Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Camminate piacentine

Camminate Piacentine: Groppo di Gora e monte di Lama foto

Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il terzo volume, pubblicato da Edizioni Officine Gutenberg

Camminate Piacentine, riprende con una nuova proposta la seguitissima rubrica che PiacenzaSera.it dedica agli amanti delle escursioni. Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il terzo volume, che raccoglie le nuove escursioni proposte da PiacenzaSera.it.

Groppo di Gora e monte di Lama
L’area dell’alta val d’Arda più interessante per valore naturalistico e per la suggestione dei panorami, grazie anche alla scarsissima presenza di insediamenti umani, si estende tra Morfasso e Bardi, a cavallo tra le province di Piacenza e Parma, e comprende la zona sorgentizia del torrente Arda.

Gli estremi di questo anfiteatro di rilievi, i monti Menegosa, a ovest, e Groppo di Gora, a est, sono formati da serpentiniti, rocce ofiolitiche che grazie alla loro maggior resistenza all’erosione si ergono scure e spoglie tra le alture circostanti, di natura prevalentemente argillosa; ricche di fascino per la loro aspra bellezza, sono da considerarsi veri e propri tesori ambientali, per la particolare flora rupicola ospitata dalle loro pendici.

A metà strada tra questi due picchi si eleva il monte di Lama, che presenta una forma del tutto diversa, per certi versi sorprendente: un tavolato piatto e allungato, coperto da una compatta coltre di boschi, prevalentemente a faggio, che si diradano verso la sommità, lasciando spazio a luminose praterie. Anche la sua struttura geologica è inconsueta: la parte basale è costituita da calcari di colore grigio chiarissimo, mentre lungo la fascia sommitale affiorano fitti strati di diaspri di colore rosso scuro, dai riflessi metallici, finemente laminati; entrambe queste rocce derivano dall’accumulo di gusci di organismi marini unicellulari, rispettivamente di carbonato di calcio (Calpionelle) e silicei (Radiolari), depositatisi centinaia di milioni di anni fa sul fondale di un antico oceano, chiamato Ligure-Piemontese, che il tempo ha successivamente consolidato trasformandoli in rocce dure e compatte.

La disposizione che queste stratificazioni presentano attualmente è ribaltata rispetto a quella che avevano in origine, perchè i diaspri, che qui raggiungono uno spessore di oltre 60 mt, sono stati i primi materiali a depositarsi sulla base ofiolitica di origine magmatica, seguiti poi dai calcari: il rovesciamento di questa successione si è verificato nel corso delle complesse vicissitudini che hanno portato alla formazione della catena appenninica.

Sul versante meridionale del monte di Lama sono state rinvenute tracce di insediamenti paleolitici e mesolitici, antichissime cave e “officine di scheggiatura”, in cui sia i diaspri che i noduli di selce venivano utilizzati per ottenere vari tipi di utensili: il nome del monte deriverebbe dalle migliaia di schegge ritrovate alle sue pendici, risultato della lavorazione preistorica di punte di frecce e lame di pugnale.

La camminata inizia dal passo del Pelizzone (mt 1029), a cavallo tra le province di Piacenza e Parma, in comune di Morfasso e a circa 58.8 km da Piacenza. Il tracciato, in linea, è lungo circa 6.5 km, tutti su sterrato e sentiero, e lo si deve percorrere due volte, andata e ritorno, per un totale quindi di circa 13 km; occorrono almeno tre ore e tre quarti di camminata effettiva, al netto delle soste, ma è bene considerare un impegno di non meno di quattro ore e mezza. Il dislivello complessivo è di 630 mt, e la quota massima viene raggiunta sul monte di Lama, a 1345 mt.

Il percorso è assistito dai segnavia CAI 907 e “Anello Val Ceno”, ed è privo di punti pericolosi o esposti, anche se i tratti di sterrato più scavati dalle acque meteoriche sono fangosi e scivolosi nelle stagioni piovose.

DESCRIZIONE
Dal valico del Pelizzone si imbocca un’ampia carraia che si avvia verso ovest, sulla linea displuviale tra le vallate dell’Arda, in provincia di Piacenza, e del Ceno, in provincia di Parma. Si cammina per poco più di mezz’ora tra gli alberi, attraversando una fascia diradata per il passaggio di un gasdotto; ad un incrocio ben segnalato si prosegue diritto, iniziando a salire con decisione.

Dopo poco appare tra i faggi lo scosceso versante orientale del Groppo di Gora. Lungo la salita si può approfittare di qualche istante di pausa per apprezzare, all’indietro, un vastissimo panorama, che verso destra si apre sul fondovalle del Ceno, oltre il quale si riconoscono i monti Dosso e Barigazzo; sull’altro lato, oltre il monte Carameto che si eleva sullo spartiacque, si ammirano le borgate dell’alta val d’Arda, tra cui Pedina e Casali, su cui incombe la Rocca omonima. In secondo piano, a sinistra l’altopiano del monte Moria e, a destra, il gruppo di rilievi che si innalzano tra l’Arda e il torrente Cenedola, da cui emergono le sommità tondeggianti dei monti Palazza e Lucchi. All’orizzonte i calanchi di monte Giogo e l’abitato di Vernasca disteso sul crinale.

Il cammino, che regala sensazioni tipiche di quote più elevate, prosegue lungo un breve tratto ripido e un po’ faticoso, che attraversando un ambiente decisamente alpestre porta sulla vetta del Groppo di Gora, affacciata a strapiombo sulla val Ceno. Da qui si apprezza la vista di due suggestivi massicci ofiolitici, aspri e rocciosi: verso nord, vicinissimo, il monte Cravola; verso ovest l’imponente parete, brulla e frantumata, del monte Menegosa.

Si continua sull’opposto versante, per scendere a una sella prativa, oltre la quale il sentiero si immerge nuovamente nel bosco; superato un cocuzzolo alberato, si affronta la tranquilla salita che porta a una radura allungata tra i due roccioni ofiliotici che costituiscono la cima del Colle Castellaccio; da qui la vista si apre verso ovest sull’alta val Nure, dalla Roccia Cinque Dita al monte Ragola.

Discesi sull’opposto fianco del rilievo, si raggiunge un grande pascolo, oltre il quale il sentiero riprende a salire, agevole e per nulla faticoso, fino a guadagnare la bella spianata sommitale del monte di Lama.

Da qui il panorama è veramente molto ampio: da un lato, la testata della val d’Arda, il cui corso è visibile fino al lago artificiale di Mignano; dall’altro, dietro allo scosceso fianco meridionale del monte Menegosa si riconoscono i monti Santa Franca e, più indietro, l’Osero, la Costa di monte Capra e il monte Aserei. In primo piano è facilmente individuabile il villaggio arroccato di Groppallo; l’orizzonte è chiuso dai lontani monti Penice, Lesima e Alfeo.
Dalla croce si ritorna lungo il sentiero già percorso all’andata, che si seguirà senza problemi di orientamento fino al punto di partenza.

Achille Menzani

NOTIZIE UTILI
Alla partenza si trova un bar-ristoro (tel. 0523-908244); lungo il percorso non si incontrano né fontane né pubblici esercizi

La mappa

La scheda

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.