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“Il Po ricorda”, la rassegna si apre con uno sguardo al Tamigi

L’esperienza londinese sarà raccontata da studenti di alcune classi della Scuola media statale Italo Calvino di Piacenza, che presenteranno attraverso elaborati multimediali in lingua inglese, esempi di recupero di archeologia industriale.

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Venerdì 5 giugno dalle 17.30 all’impianto idrovoro della Finarda a Piacenza (in via Nino Bixio all’angolo con Via della Finarda) si apre la terza edizione de “IL PO RICORDA. Storie oltre il confine”, la rassegna di incontri a cura dell’Associazione culturale Arti e Pensieri.

L’appuntamento di venerdì 5 giugno, a ingresso libero e rivolto a interessati di tutte le età, si intitola “Il Tamigi a Piacenza” e apre la rassegna volgendo lo sguardo verso il Tamigi, il grande fiume europeo che, attraversando la città di Londra, ha contribuito allo sviluppo di due storie in parte differenti nei quartieri che si trovano sulle rive opposte. Se la sponda settentrionale, infatti, storicamente è la più ricca, sede delle più importanti istituzioni civili e religiose, la riva meridionale, tradizionalmente deputata alle attività produttive, costituisce ancora oggi una parte estremamente vitale della città. Negli ultimi anni la riqualificazione di intere aree  della riva meridionale e  il recupero di edifici di archeologia industriale hanno fatto risaltare il suo fascino, favorendo lo sviluppo di attività culturali e ricreative.

L’esperienza londinese sarà raccontata da studenti di alcune classi della Scuola media statale Italo Calvino di Piacenza, che presenteranno attraverso elaborati multimediali in lingua inglese, esempi di recupero di archeologia industriale. Gli stessi allievi, guidati dai propri insegnanti e da Noemi Pisati e Raimondo Sassi di Arti e Pensieri, potranno partecipare alla riqualificazione degli spazi della Finarda, allestendo una mostra fotografica e multimediale nella suggestiva cornice dei macchinari storici. Per un giorno questo edificio costruito tra gli anni Venti e Trenta, sarà infatti destinato a ospitare un’esperienza di rifunzionalizzazione dei suoi spazi sul modello di quanto da tempo avviene a Londra in edifici di archeologia industriale.

L’esposizione avrà per tema, oltre agli esempi londinesi, da un lato la storia della costruzione dell’impianto idrovoro, la fatica e il sacrificio di chi ha scavato i canali e ha concretamente realizzato la bonifica, ma allo stesso tempo mostrerà come questa costruzione di un paesaggio artificiale abbia contribuito alla ridefinizione sul piano estetico e simbolico del paesaggio del Po, favorendo lo sviluppo di un modo nuovo di guardarlo e raccontarlo. Le fotografie evidenzieranno, poi, come la bonifica risalente al periodo tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta abbia trasformato il paesaggio tramite il duro lavoro di braccia, ma anche mediante l’impiego delle macchine che in quest’epoca assumono un ruolo di particolare rilievo anche sul piano simbolico.

Di ciò sono un’evidente prova le opere degli artisti futuristi che costituiranno la terza sezione della mostra. A Piacenza, in collegamento con Filippo Tommaso Marinetti e con il movimento italiano, si costituì un gruppo locale capeggiato dalla poliedrica ed eccentrica figura di Osvaldo Barbieri, detto Bot. Si esporranno alcuni dipinti inediti del caposcuola e della sua cerchia e si proietteranno filmati con le più significative opere di Bot, come ad esempio la serie di stampe della Flora futurista, che rappresenta l’idea di un nuovo mondo naturale reinventato alla luce della sensibilità moderna ispirata al tema della macchina.

La quarta sezione della mostra presenterà, grazie alle fotografie contemporanee di Daniele Zucca, alcune testimonianze di come il sistema dei riferimenti culturali utilizzati nel rappresentare il paesaggio del Po continui a mutare, invitando a riflettere su alcuni temi fondamentali, come, per esempio, sulla dimensione storica del concetto di modernizzazione, che può cambiare a seconda del contesto sociale e culturale, ma anche sull’importanza di leggere la stratificazione storica del paesaggio attuale, per comprenderne il valore e rispettarlo.

La musica (DJ-set Roberto Dassoni, Vinile con Stile, Brit Pop e New Wave) contribuirà a calare nell’atmosfera della giornata, ispirata al mito della grande città di Londra, che rappresenta la capacità di rinnovarsi continuamente della metropoli moderna e con essa del suo paesaggio. L’aperitivo a tema proprio lì, a due passi dal Po, mescolerà lo stile british dei fish & chips con quello più piacentino degli “stricci & chips”, il tutto accompagnato da un’’insalata futurista’ con petali di fiori e da vino bianco.

Come nella tradizione di Arti e Pensieri, non mancherà la possibilità di sbizzarrisi con un laboratorio dedicato a piccoli e grandi e ispirato alla Flora futurista di Bot: ciascuno potrà creare il proprio ‘fiore meccanico’ con la tecnica del collage, eventualmente ispirandosi agli elementi che compongono le macchine storiche della Finarda. Verranno inserite anche due novità rispetto al programma: la proiezione della parte dedicata al Po dal video ‘Amricord’ di Roberto Dassoni e la lettura teatrale di alcuni pezzi di Petrolini a cura di Nando Rabaglia. La rassegna tornerà venerdì 12 giugno direttamente sul Lungo Po con IN PIROGA OLTRE IL CONFINE DEL TEMPO.

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