Intervista a Elefanti “Più collaborazione degli enti locali per l’università”
Proseguono le interviste di "Pillole di Economia" la rubrica curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it In questo appuntamento fisso proporremo una serie di interviste con gli opinion maker piacentini per fare il punto sulla situazione dell’economia locale
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Proseguono le interviste di “Pillole di Economia” la rubrica curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it In questo appuntamento fisso proporremo una serie di interviste con gli opinion maker piacentini per fare il punto sulla situazione dell’economia locale. Che cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo futuro per Piacenza e per l’Italia?
Dopo il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Parenti, Gianluca Zilocchi, segretario provinciale della Cgil di Piacenza, il presidente di Confindustria Piacenza Emilio Bolzoni, l’economista Giacomo Vaciago, ora è la volta del direttore amministrativo dell’università Cattolica del Sacro Cuore Marco Elefanti.
L’INTERVISTA di Mauro Peveri
Tenuto conto che l’Italia sta attraversando il settimo anni di crisi, lo sviluppo economico di Piacenza è stato sufficiente o si poteva fare di più?
In situazioni di questo tipo, stante il quadro internazionale, nazionale e locale in crisi da anni, difficile dire che non si poteva fare di più. E’ però fuori di dubbio che la possibilità di incidere in modo significativo grazie ad azioni di natura locale su quadri congiunturali globali di questo tipo è scarsa.
Perché Piacenza in questi ultimi 20 anni ha perso la possibilità di vedere realizzati investimenti infrastrutturali importanti: aeroporto per la logistica, alta velocità, porto sul Po, oltre a investimenti commerciali importanti: Ikea, outlet?
Alcuni, a mio parere, erano privi di solidi razionali economici. Su tutti direi l’aereoporto, a prescindere dalla destinazione a passeggeri o merci. Basta vedere la situazione di Parma (passeggeri) e di Montechiari (merci). Poi si può considerare discutibile l’atteggiamento del nostro territorio che prima contrasta l’estensione a funzioni commerciali dell’aereoporto di S. Damiano e poi recrimina sull’impatto locale dell’abbandono delle funzioni militari … Come se queste non fossero prevedibili.
Sull’alta velocità ha più da recriminare Parma di noi. Era proprio Parma il punto di localizzazione di una fermata intermedia tra Milano e Bologna più di Reggio Emilia. Sull’ipotesi si potessero istituire stazioni dell’Alta Velocità in ogni città capoluogo penso tutti ci si renda conto di quanto fosse improponibile.
Sull’atteggiamento di ostilità ad insediamenti commerciali di interesse ampio, vedi Ikea, penso sia da collegare alla scarsa visione di alcuni personaggi a cui, purtroppo, noi abbiamo consentito di esercitare troppo a lungo potere di veto.
Bolzoni (Confindustria) e Parenti (CCIAA) nelle mie precedenti interviste hanno lamentato l’assenza di un piano di sviluppo industriale/economico per Piacenza. Lei è d’accordo?
Piacenza è stata tra le prime città a dotarsi di un piano strategico al quale, peraltro, alcuni soggetti istituzionali sono i primi a non aver creduto. Detto questo ritengo sia fondamentale per un territorio avere alcune rilevanti direttrici strategiche di sviluppo condivise e ispiratrici di scelte interistituzionali.
Il polo universitario piacentino ed in particolare l’Universita Cattolica che Lei rappresenta sono importanti soggetti dello sviluppo economico locale. Ci sono margini per migliorare la sinergia tra gli enti pubblici di riferimento (Comune/Provincia e Regione) e la Cattolica per aumentare le ricadute sul PIL locale? Perché la Cattolica per esempio non istituisce a Piacenza una sede distaccata della prestigiosa facoltà di medicina che avete a Roma ?
Ritengo si possa fare di più soprattutto perché di questi tempi la presenza nel tempo di sedi Universitarie minori in località contraddistinte da bacini di utenza ridotti non è garantita nel tempo. Pur comprendendo le difficoltà di tutti noi, percepiamo un progressivo allontanamento delle istituzioni locali, che pur hanno dato tanto in passato realizzando le infrastrutture fisiche per le nostre facoltà, dalle problematiche del nostro Ateneo. Purtroppo sedi come quella di Piacenza del nostro Ateneo che, pur avendo facoltà e corsi di laurea (su tutti quelli di economia e di agraria) in crescita come numero di iscritti, non è in grado di sostenersi sul piano economico con 2800 studenti.
Gli investimenti recenti del patrimonio della Fondazione di Piacenza e Vigevano hanno provocato perdite patrimoniali importanti. Oggi il nuovo obiettivo d’investimento sono i titoli di stato. Non crede che La Fondazione senza modificare il proprio statuto e riducendo i rischi di perdite patrimoniali potrebbe essere il motore dell’economia piacentina semplicemente modificando il profilo dei propri investimenti?
E’ un dibattito che ha sul palcoscenico nazionale oggi al centro del confronto la Cassa depositi e Prestiti. Stento a credere che una Fondazione bancaria con il patrimonio ridotto, anche a fronte di scelte di investimento infelici, possa svolgere funzioni di volano dell’economia senza correre livelli di rischio che snaturerebbero la fondazione rispetto ai suoi fini e alla sua missione di lungo periodo.

Mauro Peveri
mauro.peveri@gmail.com




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