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Piacenza e quell’ “allegra spensieratezza autoreferenziale” INTERVISTA a Sforza

Proseguono le interviste di "Pillole di Economia" la rubrica curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it  In questo appuntamento fisso proporremo una serie di interviste con gli opinion maker piacentini per fare il punto sulla situazione dell’economia locale

Proseguono le interviste di “Pillole di Economia” la rubrica curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it  In questo appuntamento fisso proporremo una serie di interviste con gli opinion maker piacentini per fare il punto sulla situazione dell’economia locale. Che cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo futuro per Piacenza e per l’Italia?

Dopo il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Parenti, Gianluca Zilocchi, segretario provinciale della Cgil di Piacenza, il presidente di Confindustria Piacenza Emilio Bolzoni, l’economista Giacomo Vaciago, il direttore amministrativo dell’università Cattolica del Sacro Cuore Marco Elefanti, ora è la volta dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani.

L’INTERVISTA di Mauro Peveri

La Provincia di Piacenza dalla crisi economica scoppiata del 2008 per alcuni indici che misurano lo stato di salute di un territorio ha fatto peggio della media regionale. Secondo Lei Avvocato quali sono le cause?
Piacenza ha in gran parte perso i centri decisionali delle proprie aziende. Nelle annuali assemblee della Banca di Piacenza, ho denunciato per decenni questa situazione, fattasi vieppiù preoccupante nell’allegra, generale spensieratezza autoreferenziale. Produciamo per altri, il reddito da noi prodotto emigra, in casi eclatanti va addirittura all’estero. L’impoverimento ha avuto proporzioni inaccettabili, ma nessuno se ne è preoccupato, ci si accontenta – persino – di una effimera visibilità strapaesana, per gli amici del bar. Così, i “forni” sono vuoti, mancano i mezzi per qualsiasi seria iniziativa cha vada al di là di obiettivi meramente provinciali.

Avvocato, Lei ha lasciato la Presidenza della Confedilizia da poco tempo per cui Le faccio alcune domande sul settore delle costruzioni. Dal 2008 ad oggi questo settore, così importante per l’economia nazionale e provinciale, ha fatto registrare risultati disastrosi. Diversamente da altre Province il calo per Piacenza sembra tutt’ora inarrestabile.
Le cause sono conosciute: enorme aumento della fiscalità (soprattutto locale), che ha colpito i proprietari di case, crisi economica per le costruzioni commerciali e industriali, ecc.
 
 
Non crede però che tra le cause ci siano anche responsabilità dei Comuni i quali, avendo la necessità di incassare gli oneri di urbanizzazione, hanno consentito di inflazionare l’offerta di nuove costruzioni rilasciando un numero di permessi per la costruzione di nuovi edifici spropositato rispetto alla domanda effettiva che proveniva dal mercato?
Senz’altro, ma non solo. Le aree “fabbricabili” (a fini meramente fiscali) hanno dimensioni ridicole, sono “fabbricabili” per il Sindaco, ma per nessun altro. Contro questa emblematica situazione, nessuno alza neppure la voce, tutti pensano (e sperano) che l’ingiustizia e l’inciviltà fiscale riguardino solo gli altri, ma – rotti gli argini – finiscono per riguardare tutti, uno dopo l’altro. E’ la legge del fiscalismo, da che mondo è mondo. Da noi, così, la contribuzione di bonifica, ad esempio, ha un’estensione territoriale senza confronto alcuno, e si registrano – in materia – connivenze e corresponsabilità impossibili in caso di territorio che discutesse. Da noi, “tu fai una foto a me ed io ne faccio una a te”, “tu dai una targhetta a me e io do una targhetta a te”. Nessuno che sottolinei che, anche in materia di “bonifica”, nessun pasto è gratis, per dirla con Friedman.

Fra le cause anche una forte riduzione degli investimenti pubblici (provincia e Comune) determinata dal taglio dei trasferimenti statali?
Le entrate dei Comuni, e anche delle (ex) Province, sono di continuo cresciute . Sono un’altra cosa dagli “investimenti”, ma questo dato non c’è. In ogni caso, le entrate – nonostante si cerchi di far passare una favola contraria – non sono inferiori ai tagli dei trasferimenti  dello Stato, tantomeno considerando gli sprechi o le spese per opere nemmeno necessarie (è il caso di molte rotonde, e pressoché di tutte quelle sulla via Emilia, resa addirittura irriconoscibile) che i Comuni – è sotto gli occhi di tutti – continuano a fare, nonostante che in questo momento non si dovrebbero fare neanche le cose necessarie o opportune ma solo quelle indispensabili.

Eppure, per non seguire questo criterio da buon “padre di famiglia”, si continua a strangolare vieppiù il contribuente, con una fiscalità – in special modo – che colpisce beni anche oltre il reddito che producono o che addirittura non ne producono (come per gli immobili collabenti, per i quali la normativa – ed è significativo – prevede una riduzione e basta). Siamo dunque in presenza di una fiscalità incivile e che torna ai tempi precedenti lo Stato unitario: solo i vecchi Stati preunitari avevano, infatti, una fiscalità di tipo patrimoniale, decisamente superata da quella esclusivamente e strettamente reddituale che caratterizzò lo Stato liberale, a cominciare dall’imposta fabbricati riordinata proprio 150 anni fa.

Non crede che una soluzione alla crisi del settore potrebbe essere il blocco delle nuove costruzioni e la valorizzazione del patrimonio esistente attraverso politiche anche locali (minori tasse) che agevolino la ristrutturazione degli immobili?
Senz’altro, ancora una volta. Ma alla politica non interessano i risultati, interessa l’intermediazione. Che è molto più alta in caso di nuove costruzioni. E l’intermediazione porta grande disponibilità di fondi; nella migliore delle ipotesi utilizzabile, quantomeno in termini di acquisizione di consenso elettorale.

La Banca di Piacenza sembra godere di ottima salute, anche nel 2014 il bilancio ha chiuso con un buon risultato. Era dunque sbagliata la teoria degli ultimi anni che prevedeva che i piccoli istituti non avrebbero retto la concorrenza di quelli più grandi?
Per decenni siamo stati giudicati come amministratori dalla vista corta, peraltro da pretesi intenditori: la compagine sociale, comunque, è rimasta mirabilmente coesa, ha rifiutato ogni falsa sirena, ha creduto nella classe dirigente che essa stessa – peraltro – elegge e conferma ogni anno, credendo in un modello di banca di territorio che ci è oggi invidiato da molte province e che riversa sul territorio una quantità di concrete risorse che non ha paragoni con nessuna altra realtà della nostra provincia. Le istituzioni non lo dicono, non ce lo riconoscono solo perché le nostre risorse vanno direttamente ai soci (ogni giorno crescenti) e alla nostra gente, senza penose intermediazioni. Ma i dati di bilancio sociale, sono incontrovertibili: nessuno arricchisce la terra piacentina quanto noi, ed anche a prescindere dai finanziamenti all’economia locale.

L’Investimento fatto dal territorio sull’Expo, dopo un iniziale entusiasmo sembra “scricchiolare”, nel senso che abbiamo il contenitore ma scarseggiano i contenuti. Lei che cosa ne pensa? Si poteva fare di più in termini di contenuti?
Il mio pensiero (ed i miei scritti che lo riportano) è ben noto, data da tempo non sospetto. E spiace che le previsioni abbiano oggi una conferma indiscutibile, al di là delle cartine fumogene che si continua per proprio tornaconto a spargere. Ma se i “forni” sono vuoti – come ho già detto – non si può (e non si poteva) andare all’assalto, per così dire, di nulla, Expo compresa.

Parliamo della Fondazione di Piacenza e Vigevano
In più occasioni, negli ultimi anni, ho espresso l’opinione che la Fondazione, senza la necessità di adeguare lo Statuto, avrebbe potuto modificare il profilo dei propri investimenti finanziari, privilegiando la sottoscrizione di bond / obbligazioni delle Banche locali (Banca di Pc, Cassa Risparmio, Bcc), vincolando l’uso di queste risorse erogate agli Istituti di credito ad investimenti sul territorio. In questo modo La Fondazione avrebbe ridotto i rischi patrimoniali e finanziari che hanno generato le note perdite (circa 50 milioni solo con l’acquisizione della partecipazione in Banca del Monte) e nello stesso tempo gli investimenti sarebbero stati più coerenti rispetto al dettato statutario.

Lei è d’accordo?
Sostanzialmente si, anche se considero locali solo gli istituti di credito la cui reddittività va ad esclusivo (o, comunque, grandemente preponderante) beneficio di un dato territorio, ben individuato. La Fondazione, d’altra parte, deve necessariamente, per sua stessa natura, convivere con l’intermediazione dei gruppi sociali che ad essa fanno capo. E se è davvero lo Statuto che non permette oggi ad essa di inserirsi attivamente nella crisi economico-sociale che colpisce la nostra terra ancor più che altrove, non capisco perché non si possa por mano ad una revisione dello Statuto che consenta anche alla nostra Fondazione di fare quello che altre fanno, di affiancarsi – quindi – alla banca locale nel sostegno all’economia, ed ai Confidi in particolare. Ma a Piacenza, per la Fondazione si è discusso (e si discute) di tutto meno che, paradossalmente, di questo.

In un recente articolo ho scritto che gli immigrati sono un’importante risorsa economica: Pil prodotto, contributi versati all’Inps, tasse versate, ecc. Lei che cosa ne pensa?
Sono d’accordo, ma il discorso è – necessariamente – più nazionale che locale.

E’ giusto che Piacenza accolga gli immigrati, anche considerando che la stragrande maggioranza delle risorse stanziate dallo Stato Italiano (circa 30 euro al giorno ad immigrato) finiranno a chi gestisce questo business che è rappresentato da coloro i quali si aggiudicheranno gli appalti per la gestione degli immigrati: cooperative sociali, Caritas, Associazioni Onlus, ecc, con ricadute positive sull’occupazione anche locale?
Il discorso, ripeto, è più nazionale che locale

Come vede il futuro delle nuove generazioni ed in particolare dei giovani che vivono a Piacenza, considerato che il tasso di disoccupazione giovanile anche a Piacenza supera il 40%?
Il quadro, notoriamente, non è felice da nessuna parte. Ma a Piacenza, in particolare, è più preoccupante che altrove. Per i motivi, tutti, già illustrati, e a meno che non si torni anche da noi a discutere e a confrontarsi, invece che a congratularsi reciprocamente (e solo).

Avvocato Sforza La ringrazio per la disponibilità e per la lucida analisi
Grazie a Lei. Per la sensibilità, e per la libertà di espressione consentita, oltre che per il tipo di domande (e spesso, di risposte) poste, non viziate dal virus conformista, non allineate col pensiero unico.

 

 

Mauro Peveri
mauro.peveri@gmail.com

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