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Acqua pubblica, Rifondazione: “Referendum calpestato dai sindaci”

Intervento a firma di Roberto Montanari e Cesare Maggi (Rifondazione Comunista) sulla decisione da parte dei sindaci del territorio di votare sì alla gara per l'affidamento dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti

Intervento a firma di Roberto Montanari e Cesare Maggi (Rifondazione Comunista) sulla decisione da parte dei sindaci del territorio di votare sì alla gara per l’affidamento dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti

Mentre il popolo greco, nel segreto dell’urna referendaria, impartisce lezioni di democrazia e dignità agli avidi “soloni” che governano l’Europa – insegnando a Renzi, Letta, Monti e Berlusconi che ogni tanto è possibile alzare la testa anziché calarsi le braghe – a Piacenza accade l’opposto.

Accade che un referendum votato da 106.607 piacentini viene spudoratamente ignorato. O meglio ancora: calpestato. Assestando una ferita mortale alla democrazia. E se questo comportamento è già di per sé inaccettabile, ancora di più lo diventa constatando che a portarlo a termine sono stati molti di quegli amministratori che, dal 2011 ad oggi, hanno chiesto il voto ai cittadini per farsi eleggere, proponendosi quali paladini dell’esito referendario.

E cosi, in una calda giornata di mezza estate, i rappresentanti dei nostri comuni – accampando l’inesistente scusa economica – hanno fatto comunella e votato a larghissima maggioranza la privatizzazione del ciclo idrico integrato, per la gioia delle multiutility che si spartiranno il business dell’acqua pubblica e in particolare di IREN, che potrà far valere la posizione di privilegio determinata dall’essere l’attuale gestore provinciale del ciclo idrico e dei rifiuti e che, nella peggiore delle ipotesi (cioè se la gara verrà vinta da un altro soggetto, ma scommettiamo che non sarà così?), potrà rientrare dagli investimenti non ancora ammortizzati introitando in un sol colpo un bel gruzzolo di quattrini (+/-100 milioni €).

Altro che società “in house”. Altro che  maggioranza pubblica. Altro che “golden share” in mano ai Comuni per condizionare il privato. Con questa assurda decisione si è detto NO ad una gestione pubblica che avrebbe valorizzato il ruolo dei Comuni, garantendo un utilizzo delle risorse (dei cittadini) totalmente finalizzato agli interventi necessari a migliorare la rete idrica e a renderla pienamente accessibile. Secondo un principio di equità e di sostenibilità, sociale e ambientale.

Con questa assurda decisione si è detto SI ad una gestione privata che metterà il bavaglio ai Comuni, consentendo l’utilizzo delle risorse (dei cittadini) prioritariamente per pagare gli stipendi d’oro dell’alto management, per sovra-quotare in Borsa il valore azionario del soggetto gestore, per distribuire dividendi e per autofinanziarsi a costo zero. Davvero un bel risultato…

Con questa triste pagina si scrive uno dei più brutti capitoli della nostra storia locale, che ha visto protagonisti i movimenti referendari, alcuni partiti e tanti cittadini che si erano illusi di vivere in un Paese finalmente attento alla volontà del popolo. E lo si credeva perché sul tema dell’acqua pubblica non potevano esserci tentennamenti o titubanze. Perché l’acqua pubblica è il bene comune per eccellenza. L’acqua pubblica è di tutti. E’ dei cittadini. E i cittadini hanno il diritto di decidere. Specie se ogni goccia d’acqua che sgorga dai rubinetti viene da loro pagata, cosiccome da loro viene pagato ogni investimento sulla rete e sugli impianti. Dal primo all’ultimo euro.

Ed è proprio per questo motivo che la scusa economica non regge. Ieri, oggi e domani saranno sempre e solo i cittadini a finanziare il servizio idrico e gli investimenti. I vincoli del  patto di stabilità e la mancanza di risorse non sono un ostacolo insormontabile. Sono semplicemente la foglia di fico dietro cui nascondere la “vergogna” del tradimento referendario e la “simpatia” (o amore) verso le multiutility.

Di fronte a questo avvilente finale (che da tempo si stava prospettando) Rifondazione Comunista può almeno camminare a testa alta. Pur di rispettare l’esito referendario ha preferito uscire dalla maggioranza del Comune di Piacenza, dimostrando che per Rifondazione Comunista la faccia (quella della coerenza e della serietà) vale ben più della poltrona.

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