Cultura nel Piacentino: nessuna “grande bellezza”, ma tanta imprenditorialità foto

Territorio promosso (senza lode), nell'analisi culturale dell'’Istat, che evidenzia come pincipali risorse del Piacentino, l'imprenditoria del settore, di artigianato artistico e l'agricoltura di qualità. 

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Nessuna “grande bellezza” a Piacenza, ma tanta imprenditorialità culturale e aree con notevoli risorse naturali in grado di attrarre visitatori:territorio promosso dunque (senza lode), nell’analisi compiuta dall’Istat, che ha “segmentato” il territorio nazionale in sistemi locali, sulla base di cinque diverse  “vocazioni culturali”. 

Dalle zone con patrimonio artistico di grande valore, definite secondo il motto Sorrentiniano (città d’arte come Roma, Firenze e Venezia) a quelle più svantaggiate, segnate da un “deficit” e relegate alla perifericità culturale (in netta prevalenza nel Mezzogiorno).

Fra i due poli estremi sono collocate altre tre categorie: potenzialità del patrimonio, imprenditorialità culturale e volano del turismo. In quest’ultime due si colloca il territorio Piacentino (vedere foto mappa Istat).

Secondo la definizione enunciata nello studio, il settore “l’imprenditorialità culturale”, che occupa la fetta più consistente, “descrive realtà territoriali che, nonostante valori contenuti per quanto riguarda il patrimonio culturale e paesaggistico, riescono comunque a esprimere importanti capacità imprenditoriali nel settore culturale.”

La principale risorsa è l’imprenditoria, sia nel settore più strettamente culturale – profit e non profit – che in quello di artigianato artistico e agricoltura di qualità (circa il doppio rispetto alla media nazionale). Le imprese culturali sono 118 per cento chilometri quadrati, contro le 78 della media nazionale.

Le aziende agricole con produzioni o allevamenti a marchio Dop o Igp sono 139 per cento chilometri quadrati, rispetto alle 61 a livello nazionale, e quelle dell’artigianato artistico 10, contro 6. In termini occupazionali in questi sistemi locali operano 156 mila unità: oltre uno su quattro degli addetti del settore culturale, che a livello nazionale conta circa 566 mila addetti.

Una piccola parte del territorio locale rientra invece nel “volano del turismo”, distretto più rilevante da un punto di vista quantitativo in Italia, dato che rappresenta quasi un terzo del totale, sia per superficie, sia per numero di sistemi locali (194) e di comuni (2.651), nei quali risiede il 19,0 per cento della popolazione.

Si tratta di aree che, generalmente, esprimono vocazioni su versanti produttivi diversi da quello culturale e per le quali non si evidenziano particolari risorse o specifiche prospettive legate a tale dimensione. Tuttavia, in alcuni si riscontra una potenzialità attrattiva sul fronte turistico (legata ai beni paesaggistici e naturali) che potrebbe rappresentare un’opportunità di crescita e un volano di sviluppo anche per il settore culturale. 

L’indagine – Lo studio dell’Istat (rapporto annuale 2015, cap. 5, ” La varietà dei territori:condizioni di vita e aspetti sociali”) ha indagato il legame tra territorio nazionali e risorse culturali, vale a dire quello tra contesto locale e identità dei luoghi (le bellezze, le tradizioni, i saperi, i prodotti e le competenze che essi esprimono).

La definizione dei sistemi locali prescinde dalla definizione territoriale di tipo amministrativo e identifica, mediante i flussi di mobilità giornaliera legata all’attività lavorativa, aree omogenee all’interno delle quali gravitano e si addensano le attività e le relazioni sociali ed economiche legate alla vita reale della popolazione.

La vocazione culturale e attrattiva che si proietta su questa rappresentazione territoriale è definita dalla presenza sul territorio di risorse materiali o di attività che incorporano un elevato valore intangibile, cioè una forte componente simbolica di natura estetica, artistica, storica e identitaria. Inoltre, concorre a questa definizione l’orientamento dei contesti locali verso attività economiche che risultano correlate a questa identità, attraverso le forme della tradizione o, all’opposto, in chiave di innovazione creativa.

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