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Delitto Manesco, Grassi condannato in primo grado all’ergastolo

E' stato condannato all'ergastolo dal Tribunale di Milano Paolo Grassi, il 30 enne piacentino accusato di aver assassinato insieme a Gianluca Civardi, il professore di filosofia Adriano Manesco

E’ stato condannato all’ergastolo in primo grado dal Tribunale di Milano Paolo Grassi, accusato di aver assassinato insieme a Gianluca Civardi, il professore di filosofia Adriano Manesco

Il giudice Alessandra Clemente ha accolto la richiesta di pena del Pubblico Ministero Maria Teresa Latella. La sentenza di primo grado è stata pronunciata al termine del processo svolto secondo rito abbreviato. L’imputato era in aula e ha assistito alla lettura della sentenza. Sono cadute alcune delle aggravanti dell’accusa, come occultamento di cadavere e minorata difesa, mentre sono rimaste in piedi quelle di omicidio premeditato e pluriaggravato e distruzione di cadavere. 

L’avvocato difensore di Grassi, Alessandro Stampais, ha affermato di attendere le motivazioni della sentenza per procedere al ricorso in appello.

Contestualmente al rito abbreviato per Grassi, si è tenuta anche l’udienza preliminare per Gianluca Civardi, al quale non era stato concesso il rito abbreviato: il giudice ha deciso il rinvio a giudizio. La prima udienza del dibattimento è fissata per il 30 settembre. Grassi e Civardi si sono incontrati in aula e hanno chiacchierato. 

LA RICHIESTA DELL’ACCUSA – E’ l’ergastolo la richiesta del Pubblico Ministero Maria Teresa Latella per Paolo Grassi, accusato di aver assassinato insieme a Gianluca Civardi, il professore di filosofia Adriano Manesco. La richiesta del Pm è stata esplicitata al Tribunale di Milano dove è in corso il processo con rito abbreviato per uno solo dei due amici piacentini. Attesa per la tarda mattinata la sentenza

IL PROCESSO A MILANO – Le porte del tribunale di Milano il 28 luglio si aprono per Paolo Grassi e Gianluca Civardi, i due 30enni residenti a Piacenza e Fiorenzuola, accusati di essere gli autori dell’efferato assassinio di Adriano Manesco, ex professore di filosofia, il cui corpo, fatto a pezzi e rinchiuso in una valigia, è stato ritrovato l’8 agosto del 2014 in un cassonetto di Lodi.

Come stabilito nell’udienza preliminare del 22 maggio scorso, di fronte al gup Alessandra Clemente, Paolo Grassi, difeso dall’avvocato Alessandro Stampais, sarà giudicato con il rito abbreviato. L’udienza è fissata per le 10: il pubblico ministero Maria Teresa Latella pronuncerà la richiesta di pena e in giornata potrebbe già arrivare la sentenza, salvo che il giudice non ritenga necessario aggiornare l’udienza a domani, facendo slittare il verdetto. 

Le accuse di cui entrambi devono rispondere sono di omicidio premeditato pluriaggravato dalla crudeltà e dalla minorata difesa, rapina aggravata, occultamento di cadavere e porto di oggetti atti ad offendere. 
Il rito abbreviato consente la riduzione di un terzo della pena, anche se in questo caso, data la gravità dei capi d’accusa, non è esclusa a priori la condanna all’ergastolo, limitando lo sconto al solo isolamento diurno.

Diverse le sorti processuali per il presunto complice di Grassi, anch’egli presente oggi al tribunale del capoluogo lombardo per l’udienza preliminare; la richiesta di rito abbreviato, subordinata alla perizia psichiatrica, come richiesto dai legali difensori Francesca Cotani e Andrea Bazzani, è stata rigettata e di conseguenza Gianluca Civardi andrà a dibattimento. Oggi il giudice potrebbe esprimersi sull’eventuale rinvio a giudizio. 

IL DELITTO – Il corpo smembrato dell’ex docente universitario 77enne, era stato trovato la mattina dell’8 agosto 2014, all’interno di un trolley, finito in un cassonetto dei rifiuti di Lodi. Il professore viveva da solo in un appartamento di via Settembrini a Milano, dove si è consumato il delitto. 

Grassi e Civardi erano stati fermati nella notte dalla polizia a Piacenza, mentre buttavano indumenti sporchi di sangue in un cassonetto. Dalla successiva perquisizione della loro auto erano emersi strumenti più che sospetti (coltelli, passamontagna, uno storditore elettrico): i due amici, portati in questura, avevano permesso agli agenti di trovare il cadavere dell’anziano, al quale erano state cancellate le impronte digitali, probabilmente per impedirne il riconoscimento.

Secondo gli investigatori i due piacentini avrebbero pianificato l’omicidio, con l’obiettivo di sfruttare la pensione dell’anziano per aprire un’attività in Thailandia. 

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