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Le Rubriche di PiacenzaSera - Pillole di Economia

“Università, risorse insufficienti. Fare di tutto per salvarle” INTERVISTA a Timpano foto

Il vicesindaco di Piacenza e assessore allo sviluppo economico Franco Timpano affronta anche il tema, quanto mai attuale, del rischio di ridimensionamento delle università piacentine

Proseguono le interviste di “Pillole di Economia” la rubrica curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it  In questo appuntamento fisso proporremo una serie di interviste con gli opinion maker piacentini per fare il punto sulla situazione dell’economia locale. Che cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo futuro per Piacenza e per l’Italia?

Ora è la volta del vicesindaco di Piacenza e assessore allo sviluppo economico Franco Timpano, che affronta anche il tema, quanto mai attuale, del rischio di ridimensionamento delle università piacentine. Era stato il direttore amministrativo della Cattolica Marco Elefanti in un’intervista pubblicata proprio nelle “Pillole” di Peveri a sollevare per primo il problema.

L’INTERVISTA di Mauro Peveri

PARTIAMO DA UNO STRALCIO SIGNIFICATIVO DELL’INTERVISTA CONCESSAMI DALL’AVV. SFORZA FOGLIANI CHE SERVE AD INTRODURRE LA PRIMA DOMANDA
<<…La Provincia di Piacenza dalla crisi economica scoppiata del 2008 per alcuni indici che misurano lo stato di salute di un territorio ha fatto peggio della media regionale. Secondo Lei Avvocato quali sono le cause?
Piacenza ha in gran parte perso i centri decisionali delle proprie aziende. Nelle annuali assemblee della Banca di Piacenza, ho denunciato per decenni questa situazione, fattasi vieppiù preoccupante nell’allegra, generale spensieratezza autoreferenziale. Produciamo per altri, il reddito da noi prodotto emigra, in casi eclatanti va addirittura all’estero. L’impoverimento ha avuto proporzioni inaccettabili, ma nessuno se ne è preoccupato, ci si accontenta – persino – di una effimera visibilità strapaesana, per gli amici del bar. Così, i “forni” sono vuoti, mancano i mezzi per qualsiasi seria iniziativa cha vada al di là di obiettivi meramente provinciali…..>>
PROF TIMPANO LEI E’ D’ACCORDO CON L’ANALISI DELL’ AVV SFORZA FOGLIANI?

Cominciamo affrontando il tema della perdita dei centri direzionali sul territorio. Se parliamo delle aziende private abbiamo assistito nella Provincia di Piacenza, negli ultimi anni, a un fenomeno di maggiore presenza di capitali internazionali, in particolare nel polo della meccanica e della logistica; normalmente l’ingresso di capitali stranieri in aziende del territorio dev’essere letta in modo positivo e ci sono vari esempi in tal senso, uno è quello della Jobs, gestita da management piacentino in cui sono entrati soci esteri con nuovi capitali. Queste sono storie positive, purchè queste partecipazioni non rendano le aziende più volatili o più a rischio. In qualche caso c’è il rischio che i soci che apportano capitali stranieri svuotino le aziende e se ne vadano via, come nel caso della Sandvik. Il nostro territorio deve fornire un management di qualità e un’amministrazione che fornisca servizi di qualità e una burocrazia ridotta. Per far sì che le aziende restino qui, dobbiamo meritarcelo. Questo non è però sufficiente per  aumentare la ricchezza del nostro territorio, i capitali stranieri da soli non bastano per risolvere i problemi. Se parliamo invece di enti pubblici e di aziende pubbliche, io penso che quando si entra in un’aggregazione che coinvolge più territori, contano le si le azioni possedute ma soprattutto e la la qualità che metti nella gestione della partecipazione. Non sarei tanto preoccupato delle aree vaste in sé, sono preoccupato del fatto che nelle aree vaste dobbiamo andarci con forza e qualità. Mi piace far l’esempio di Iren, dove il Comune di Piacenza ha una partecipazione molto piccola ma con un peso di gran lunga superiore al suo valore nominale. Nelle aggregazioni dobbiamo dare un apporto di qualità, di idee, con innovazione e persone in grado di stare con capacità in questi contesti. Noi ci siamo riusciti, con tutte le difficoltà del caso, in Iren e anche in Seta.

ALCUNI COMUNI DELLA PROVINCIA SI LAMENTANO DEL FATTO CHE LA QUANTITA’ DEI RIFIUTI SMALTITA DIMINUISCE , PER EFFETTO DELLA CRISI, E IL NUMERO DI RESIDENTI ANCHE MA LE TARIFFE DI IREN A CARICO DEI CITTADINI AUMENTANO? 

Le tariffe dei rifiuti non sono stabilite da Iren ma da Atersir che produce piani economico-finanziari in funzione dei costi del servizio e delle scelte dei singoli comuni e Iren semplicemente si adegua a queste tariffe. Le tariffe nella nostra Provincia rispetto al resto della Regione sono basse per un servizio che deve essere considerato di qualità , ricordiamo che siamo completamente autosufficienti e non dobbiamo esportare rifiuti e non abbiamo bisogno di farci aiutare da altri perché abbiamo un ciclo di raccolta e smaltimento che funziona. Su alcuni aspetti si possono fare ulteriori economie, ma questo dipende da noi. Ad esempio la raccolta differenziata può essere fatta in molti modi, si può differenziare a monte, a valle, intervenendo su questi meccanismi possiamo risparmiare.

 
E’ VERO CHE IL TERMOVALORIZZATORE CESSERA’ DI FUNZIONARE NEL 2020? 

Per il termovalorizzatore è improprio parlare di chiusura, ma potrebbe non avere più i rifiuti urbani dal 2020 qualora si verificassero certe condizioni (incremento della raccolta differenziata e aumento della quota di rifiuti riciclati – ndr). Esistono tuttavia i rifiuti speciali che non potendo essere riciclati dovranno comunque essere conferiti al termovalorizzatore. Attendiamo il nuovo piano rifiuti per ottobre e così potremo capire l’evoluzione futura; io credo che il ciclo dei rifiuti sia molto delicato e mantenere un controllo pubblico è un bene, uno dei quei casi in cui il controllo pubblico serve.

 
AVETE RECENTEMENTE APPROVATO IL BILANCIO DI PREVISIONE 2015 DEL COMUNE DI PIACENZA. QUANTI SOLDI SONO PREVISTI PER LO SVILUPPO ECONOMICO E SU QUALI MACRO PROGETTI?

Nel bilancio complessivo del Comune di Piacenza lo sviluppo economico ha un peso limitato perché la gran parte delle risorse sono sul welfare, la gestione del territorio, la gestione dei grandi servizi. Siamo impegnati comunque nel sostenere progetti e anche nell’attrarre risorse esterne, non tanto con il conferimento di risorse finanziarie ma con un’attività di sostegno tecnico – amministrativo e di idee, come prova la recente redazione del documento sullo sviluppo locale, redatto su iniziativa di tutta l’amministrazione e in cui sono elencate le azioni e gli interventi possibili nei quali comunque il Comune metterà un “cip” di qualche migliaia di euro a cui poi se disponibili aggiungeremo altre risorse. Ad esempio il fondo Starter (n.d.r.-fondo per la nascita di nuove imprese) , è stato rifinanziato  con 40 mila euro per fare da leva. Sull’agenda urbana stanno per arrivare 3 milioni di euro che con la Regione spenderemo per la realizzazione di un living lab sulla logistica e mobilità sostenibile, a questo proposito ci è stata chiesta la ristrutturazione di uno spazio fisico che stiamo individuando. Comune, Provincia, Camera di Commercio e Aster, con il coinvolgimento della Regione, creeranno un unico Sportello per fornire servizi di tutoraggio, assistenza tecnica e professionale a cui si potrà rivolgere chi intende aprire un’impresa. Il mio ruolo istituzionale è quello di attirare risorse e far partire progetti, cercando di fare il massimo con le poche risorse finanziarie disponibili. Ma qui voglio porre un tema, a mio parere centrale: le Istituzioni piacentine dovrebbero coordinare le proprie scelte. Il Comune è molto impegnato sul fronte del welfare, dei servizi al territorio e ai cittadini, la Camera di Commercio è il soggetto che dovrebbe occuparsi prevalentemente di sviluppo economico, mentre la Fondazione di Piacenza e Vigevano  dovrebbe lavorare sui temi dell’innovazione, della ricerca e della cultura. Se ci fosse una maggior coordinamento e collaborazione tra le Istituzioni  riusciremmo a spendere meno e a sprecare meno energie, è impensabile che il Comune di Piacenza si debba occupare di tutto, lo sviluppo economico piacentino dipende in larga misura dalla Regione che gestisce le risorse, molto spesso lo sottovalutiamo.

EXPO: QUANTO HA SPESO IL COMUNE E QUANTO SPENDERANNO I SOCI DELL’ATS COMPLESSIVAMENTE? AVETE MISURATO IL RAPPORTO INVESTIMENTO/BENEFICI ECONOMICI PER IL TERRITORIO? 

Preciso che l’Ats Piacenza per Expo non ha ricevuto risorse dagli Enti Locali, ad eccezione di quelle che sono servite per affittare Piazzetta Piacenza, e che sono pari a circa 450mila euro. L’Ats può contare sulle risorse dei propri soci, rappresentati dalle categorie economiche del territorio, e sui proventi dell’affitto degli spazi della piazzetta che le aziende versano per organizzare i propri eventi a Expo. Le istituzioni locali hanno poi messo a disposizione ulteriori risorse specifiche per progetti specifici legati all’Expo. Il rapporto tra benefici e investimenti credo sarà molto elevato per il nostro territorio perché per la prima volta a Piacenza si è fatta un’operazione che coinvolge veramente tutti, le Istituzioni, le Categorie economiche e il territorio, questo è il primo beneficio, che non è soltanto economico ma anche culturale.

Ci sono due tipi di ritorno attesi, quello di chi utilizza la Piazzetta e quello sul territorio. Il primo sarà molto importante perché una vetrina del genere Piacenza non l’ha mai avuta. Parlando invece del tuo articolo su Piacenzasera.it di qualche tempo fa devo dire che mi è parso eccessivamente critico, trovo però che tu abbia centrato con il titolo (Piacenza Expo, abbiamo peccato di presunzione) un rischio che corriamo. Piacenza è un piccolo territorio (250 mila abitanti) che si è candidata in un contesto dove ci si confronta con il Mondo. Il rischio di una sproporzione c’è, ma per la prima volta abbiamo fatto una scommessa molto ambiziosa e lo trovo un fatto importante. La visibilità per il nostro territorio in termini promozionali secondo me è elevatissima. Semmai vorrei che ci si rendesse conto quale impegno comporta assicurare una visibilità e una presenza promozionale in tutte le ore della giornata in Piazzetta Piacenza. L’iniziativa da Guinness della pizza più lunga realizzata a Expo con il pomodoro piacentino, e offerta in 30mila piattini ai visitatori con il marchio di Piacenza, ha avuto un riscontro eccezionale, ad un costo limitato, mi domando: quando mai è stato fatto qualcosa di simile a Piacenza?

Gli effetti degli investimenti effettuati potremo misurarli solo nel medio-lungo periodo, ma la mia preoccupazione è questa: a fronte del volume di risorse spese, dell’enorme investimento e dell’impegno profuso anche da parte dei sistemi territoriali, come possiamo prolungare gli effetti positivi di questi investimenti per renderli duraturi nel tempo? Per la prima volta abbiamo realizzato iniziative redazionali sui giornali e sulle riviste di alcune compagnie aree, e sulla rivista “Bell’Italia”. Sono azioni che in un altro momento non si sarebbero potute fare. Tornando ad esaminare le ricadute economiche sul nostro territorio, ed in particolare in relazione al progettato aumento degli arrivi di turisti non registrato dagli albergatori locali confermo quanto ho già detto in altre occasioni: ci sono due modi per utilizzare i vantaggi generati da Expo,  il primo è di tipo passivo: “spero che arrivino i turisti”, il secondo è  di tipo attivo: mi do da fare per fare arrivare i turisti, su questa seconda modalità avrei voluto che si fosse investito di più, realizzando iniziative sul nostro territorio capaci di attirare persone. 

Mancano azioni forti, ma con diverse eccezioni: le Università piacentine hanno organizzato una decina di convegni internazionali, che hanno fruttato circa 8mila presenze secondo le prime stime. Probabilmente anche altri soggetti oltre l’Università avrebbero dovuto programmare più iniziative di questo tipo. Il Comune insieme ad altre categorie ha come sempre negli ultimi anni organizzato e realizzato i Venerdì piacentini, manifestazione che ha avuto un grande successo con molte persone arrivate da fuori città, oltre ad aver supportato l’iniziativa dell’ascensore del Duomo che ha conseguito ottimi risultati. L’insieme di queste iniziative non ha generato grandi numeri ma si sono creati nuovi e importanti canali di comunicazione che il nostro territorio deve saper sfruttare anche in futuro.

PER PIACENZA FIERE CI SONO LE RISORSE, ANCHE TENUTO CONTO CHE ALCUNI SOCI HANNO MOSTRATO PERPLESSITA’ IN ORDINE AL RIFINANZIAMENTO (AUMENTO DI CAPITALE DELLA SOCIETA’?

Noi sappiamo di avere in Piacenza Expo una risorsa che è riconosciuta come importante da tutte le istituzioni locali, sappiamo che le fiere sono in crisi e che la nostra è una piccola società e che, come tanti Enti Fieristici, ha registrato una riduzione del fatturato, ma voglio sottolineare che, nonostante le difficoltà strutturali storiche (investimenti immobiliari n.d.r.), grazie ad una attenta riduzione dei costi, la gestione ordinaria è tornata in equilibrio.
La nostra società gioca in un campionato diverso rispetto a quello di fiere più grandi ma ho sempre sostenuto che Piacenza Expo deve cambiare pelle, facendo cose diverse, candidandosi ad essere il soggetto collettivo in grado di gestire il marketing territoriale delle nostre filiere d’eccellenza, ad esempio “Tubitaly” è andata benissimo, con delegazioni straniere arrivate qui grazie anche al finanziamento che la Regione  ha erogato a tutti gli espositori i quali, a conferma del successo dell’iniziativa, hanno riempito le agende di incontri e hanno anche chiuso importanti affari. “Tubitaly” copre un settore strategico per il nostro territorio e  in futuro sarà sicuramente replicata.

Questo dimostra che serve progettare nuove iniziative  rispetto alle fiere tradizionali, soprattutto nel settore del B2B . Con “Geofluid” abbiamo una posizione di forza, “Apimell” sta diventando l’unica fiera europea nel settore del miele, “Colore” (manifestazione italiana dedicata esclusivamente alla filiera del colore: finiture, decorativi, sistemi e accessori dedicati – n.d.r.). era una fiera che andava molto bene e purtroppo la crisi l’ha un po’ ammazzata, speriamo di poterla riprendere. Sul tema “Tomato World” continuo a pensare che questo territorio dovrebbe progettare e realizzare una fiera del pomodoro, ma questo dipende non solo da Piacenza Expo ma anche dall’iniziativa degli altri soggetti presenti sul territorio che a vario titolo potrebbero essere interessati alla sua realizzazione. Poi occorre considerare che certamente Piacenza Expo deve tenere conto  della trasformazione in atto del sistema fieristico nazionale e regionale; i responsabili della Regione hanno a più riprese detto che vogliono fare un’unica società di gestione delle fiere in Emilia Romagna, se si farà noi parteciperemo. Completato l’iter dell’aumento di capitale della Fiera piacentina vedremo come si comporteranno le associazioni di categoria, ma ho salutato con grande soddisfazione il fatto che alcune organizzazioni abbiano sottoscritto l’aumento di capitale programmato. Quanto alla partecipazione della Camera di Commercio di Piacenza c’è un problema procedurale, loro non possono impegnare risorse su più anni. Alla fine di questo percorso vedo molto più consenso sul territorio di quanto all’inizio si potesse pensare.

FONDI UE – PROGRAMMA HORIZON 2014 -2020: IL PRECEDENTE PIANO D’INVESTIMENTI 2007 – 2013 HA VISTO PROGRAMMI FINANZIATI NELLA NOSTRA PROVINCIA PER CIRCA 90,1 MIL. DI EURO, DI CUI CIRCA 52 MIL. DESTINATI ALL’OCCUPAZIONE  (LEGGI “FORMAZIONE”) E POCHE RISORSE ALL’INNOVAZIONE E ALLA RICERCA: CIRCA 6 MIL DI EURO. IL COMUNE DI PC HA PENSATO DI PORSI COME SOGGETTO PROMOTORE DI NUOVI INVESTIMENTI SUL NOSTRO TERRITORIO  PER ESEMPIO  INFORMANDO I POTENZIALI  INVESTITORI DELLA POSSIBILITA’ DI ACCESSO A QUESTE RISORSE EROGATE DALLA UE E DALLE REGIONI E ACCOMPAGNANDOLI NEL DIFFICILE ITER BUROCRATICO PER OTTENERE I FINANZIAMENTI RICHIESTI?

Il Comune di Piacenza ha istituito un ufficio Europa che si occupa solo di fondi europei, abbiamo creato una rete di tutti i soggetti che possono accedere ai fondi europei, nella quale sono entrate associazioni, università e anche enti locali. Su questo tema ho l’impressione che dobbiamo impegnarci tutti di più perché i risultati in passato sono stati deludenti rispetto alle previsioni. La causa principale di questa scarsa capacità del nostro territorio di attrarre finanziamenti UE è legata alla nostra ancora scarsa conoscenza di questi strumenti, oggi molto importanti per lo sviluppo economico di un territorio. Sono usciti i primi bandi per le imprese ma il vero punto è che siamo in ritardo, per una serie di problemi, anche per il rapporto non sempre semplice tra Roma e Bruxelles.

COME SAI DA SEMPRE RITENGO CHE LA FONDAZIONE DI PIACENZA E VIGEVANO POTREBBE INCIDERE DI PIU’ SULLO SVILUPPO ECONOMICO DELLA PROVINCIA. PER ESEMPIO DIROTTANDO UNA PARTE DEI PROPRI INVESTIMENTI (NON I RENDIMENTI DEGLI INVESTIMENTI CHE SERVONO GIUSTAMENTE PER FINANZIARE IL WELFARE LOCALE) VERSO STRUMENTI IBRIDI (BOND TERRITORIALI – PROJECT BOND) CHE SOMMATI AD ALTRE FONTI DI FINANZIAMENTO (FINANZIAMENTI UE) POTREBBERO CONSENTIRE AI SOGGETTI PROMOTORI (BANCHE – IMPRESE – ENTI – TERZO SETTORE) DI SVILUPPARE ALCUNI SPECIFICI PROGETTI CRUCIALI PER PIACENZA E LA SUA PROVINCIA: PER ESEMPIO LA TRASFORMAZIONE DELLE EX AREE MILITARI; OLTRETUTTO LA RIFORMA CHE RENZI VUOLE VARARE A LIVELLO NAZIONALE  DEL RUOLO DELLA CASSA DEPOSTI E PRESTITI (TRASFORMAZIONE DA ENTE CHE GESTISCE IL RISPARMIO POSTALE A ENTE ECONOMICO CHE SI PONE L’OBIETTIVO DI PARTECIPARE ATTIVAMENTE ALLO SVILUPPO ECONOMICO), PUR CON I DOVUTI DINTINGUO, SEMBRA ANDARE NELLA STESSA DIREZIONE. COSA NE PENSI?
 

Nella precedente programmazione 2007-2013 dei fondi europei c’era uno strumento molto interessante dal nome singolare, “Jessica”, che mirava alla costituzione di fondi urbani cofinanziati dal pubblico e dal privato per valorizzare le aree urbane come le nostre aree militari. Era un modello molto complicato, finanziariamente innovativo ma di non facile applicazione. l’Italia nel suo complesso non era stata in grado di cogliere questa opportunità, salvo alcune pochissime eccezioni. Vedo un deficit culturale sull’uso di questi strumenti ancora molto elevato, ma sono questioni che si possono risolvere a livelli territoriali più ampi, con fondi regionali o nazionali. Vedremo come procedono le operazioni legate alla Cassa Depositi e Prestiti e anche alcune operazioni di dismissioni del patrimonio pubblico del Demanio che passano per grandi operatori privati interessati a investire dove ci può essere un ritorno economico. Per noi il problema della dimensione non è secondario, noi abbiamo una quantità elevata di aree militari in una città dalla popolazione contenuta. Sono d’accordo sul tema dei bond territoriali, ai quali il documento strategico per lo sviluppo locale varato recentemente dal Comune fa esplicito riferimento, non siamo ancora riusciti a farli partire ma presto lo faremo. Ho consultato diverse banche che sono assolutamente disponibili, occorre uno sforzo di tutti per realizzare anche altri strumenti finanziari innovativi come i minibond che secondo me sono molto promettenti.

 
UNIVERSITA’ CATTOLICA: AVRAI LETTO L’INTERVISTA CHE CI HA CONCESSO MARCO ELEFANTI (DIRETTORE AMMINISTRATIVO DELL’UNIVERSITA’ CATTOLICA) CHE EVIDENZIAVA UN PROBLEMA STRUTTURALE DEL POLO UNIVERSITARIO IDENTIFICATO NEL NUMERO LIMITATO DI ISCRITTI CHE NON CONSENTE DI FARE UNA PREVISIONE OTTIMISTICA SUL FUTURO DEL POLO UNIVERSITARIO PIACENTINO.  ELEFANTI RICHIAMAVA LE ISTITUZIONI LOCALI (COMUNE – PROVINCIA – FONDAZIONE – CCIAA) A FARE DI PIU’ IN TERMINI DI FINANZIAMENTI EROGATI PER IL FUNZIONAMENTO DEL POLO UNIVERSITARIO. PREMESSO CHE IL POLO UNIVERSITARIO E’ ASSOLUTAMENTE STRATEGICO PER LA NOSTRA COMUNITA’ SIA IN TERMINI DI SVILUPPO ECONOMICO SIA IN TERMINI STRETTAMENTE SOCIALI COSA POTREBBERO FARE LE ISTITUZIONI E COSA POTREBBE FARE L’ UNIVERSITA’ CATTOLICA CHE NON STANNO FACENDO PER MIGLIORARE LA SUA STABILITA’ ECONOMICA E PER DARGLI UNA PROSPETTIVA DI SVILUPPO?

L’argomento è assolutamente centrato e la preoccupazione del professor Elefanti è quella di chi vive in un’università che sta attraversando un processo di trasformazione in cui le piccole sedi come la nostra sono fortemente penalizzate. E’ bene che sia chiaro a tutti. Noi dobbiamo fare ogni sforzo per preservare le nostre sedi decentrate della Cattolica e del Politecnico, perché il sistema nel suo complesso sta privilegiando, più o meno giustamente, la concentrazione. Voglio ricordare che il polo accademico piacentino comprende anche il Conservatorio e la nuova facoltà di Scienze Infermieristiche. Con riferimento a quest’ultima nuova facoltà voglio sottolineare che al Morigi abbimo messo a disposizione degli studenti un collegio dove si può alloggiare, studiare, seguire le lezioni, a 200 metri dall’ospedale.

Le istituzioni locali devono essere consapevoli che il tema del finanziamento del polo accademico piacentino resta una priorità, perché i rischi paventati da Elefanti sono assai più concreti di quanto si pensa. Oggi il Comune eroga alla Cattolica 115mila euro e la stessa cifra al Politecnico, finanziando Epis e Polipiacenza, gli istituti per il diritto allo studio. Queste risorse rispetto alle reali necessità sono ovviamente insufficienti. Poi cerchiamo ovviamente anche di promuovere la raccolata di risorse anche da altri soggetti, come per esempio i 150mila euro erogati a Cattolica e al Politecnico e provenienti da Er.go, l’agenzia regionale per il diritto allo studio che in teoria non sarebbe tenuta ad erogare perché le nostre non sono università emiliane, bensì lombarde. Anche la Fondazione mette il suo contributo. Rispetto alle necessità reali quanto mettono nel complesso le istituzioni locali tuttavia come ho già detto non è sufficiente.

L’Università Cattolica, come tutte le università, sta cambiando profondamente, dobbiamo fare in modo che questo cambiamento non danneggi il territorio locale. Ho l’impressione che si stia sottovalutando questo problema: le università possono andare avanti se costruiamo progetti, iniziative e mettiamo anche in gioco risorse che ne determino la permanenza sul territorio. Non è possibile che ad ogni fibrillazione delle istituzioni locali qualcuno affermi che le università sono state sovrafinanziate. Non è così. Naturalmente anche le università devono essere consapevoli che le istituzioni locali attraversano un periodo problematico e devono fare delle scelte consapevoli. Anche in questo caso servono decisioni coordinate tra le istituzioni per evitare duplicazioni di investimenti.

PIU’ VOLTE E’ EMERSA LA NECESSITA’ DI UN MAGGIORE COORDINAMENTO TRA LE ISTITUZIONI LOCALI NELLE AZIONI DI SVILUPPO, MA QUESTO RUOLO A CHI SPETTA, SE NON AL COMUNE DI PIACENZA?

Saremo in un’area vasta con altri territori limitrofi, il Comune sarà chiamato a questo ruolo di coordinamento in un rapporto paritetico con tutti. Faccio un esempio concreto in cui il coordinamento tra le Istituzioni ha prodotto un buon risultato: il collegio universitario San Vincenzo ha ricevuto un investimento importante dal Ministero, per pianificare l’utilizzo delle risorse abbiamo fatto un tavolo con la Fondazione e gli altri Enti coinvolti, che ci ha permesso di scambiarci informazioni importanti. Dove è possibile tutte le Istituzioni locali facciano la loro parte perché il Comune da solo non può occuparsi di tutto.

 
IMMIGRATI (PROFUGHI): QUAL’E’ LA SITUAZIONE NEL COMUNE DI PIACENZA? SEI D’ACCORDO SULLA PROPOSTA A SUO TEMPO FORMULATA DA ALFANO CHE PREVEDEVA DI IMPIEGARE GLI IMMIGRATI IN FORMA VOLONTARIA IN LAVORI SOCIALMENTE UTILI: GESTIONE DEL VERDE PUBBLICO, PULIZIA DELLE STRADE, ECC.?

 

Rispettando le norme, prevedere per gli immigrati forme di partecipazione ai costi per la loro permanenza attraverso lavori socialmente utili è un modo abbastanza sensato per favorire anche il loro inserimento nella società. Si possono inserire nel documento strategico forme di monete complementari per creare una circolazione di valore attraverso voucher, buoni, per restare in una logica economica.

 
COOPERATIVE: IN QUESTI ULTIMI TEMPI STA EMERGENDO UN INTRECCIO TRA ALCUNE AMMINISTRAZIONI LOCALI (ROMA SU TUTTE) E IL MONDO DELLA COOPERAZIONE A DIR POCO PREOCCUPANTE. PIACENZA DA QUESTO PUNTO DI VISTA COSA FA PER EVITARE CHE NEL RAPPORTO COMUNE – COOPERATIVE POSSANO EMERGERE PROBLEMATICHE SIMILI.

Per un territorio come quello dell’Emilia Romagna il mondo della cooperazione è fondamentale, dando un grande contributo allo sviluppo. Purtroppo abbiamo a che fare in alcuni settori come la logistica con un cooperazione spuria, spesso importata da fuori, che droga il mercato mettendo in difficoltà la cooperazione sana del territorio. Ci stiamo sforzando per affrontare queste situazioni. Le cooperative sociali danno un ottimo contributo ai servizi sul territorio, ci sono esperienze importanti come il laboratorio protetto sulla manutenzione del verde dedicata alle coop sociali di tipo “B”, con una sperimentazione dal contenuto innovativo. Credo che la cooperazione sia un elemento fondamentale nell’organizzazione economica di un territorio.

 
VOGLIO CHIUDERE L’INTERVISTA CON UNA DOMANDA PERSONALE: INTENDI PROSEGUIRE LA TUA ESPERENZIA DI AMMINISTRATORE PUBBLICO ANCHE IN FUTURO?

 

Quella di vicesindaco e amministratore è una bella esperienza, faticosa, affascinante. Mi piacerebbe proseguire ma dovrò fare i conti anche con scelte di carattere personale, perché per me ha comportato un cambiamento di vita. Anche se ho scelto di continuare a fare il mio mestiere principale di docente universitario. Mettere insieme le cose è faticoso, da un lato mi piacerebbe continuare perché ho imparato che con i tempi della pubblica amministrazione italiana è molto complicato avviare un progetto e completarlo nel giro di cinque anni. Mi piacerebbe completare i progetti, ma non dipende solo da me. Facendo l’assessore allo sviluppo economico per me è molto importante aver mantenuto il mio mestiere, il contatto con gli studenti, con la ricerca e il mondo accademico.

 

 

Mauro Peveri
mauro.peveri@gmail.com

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