A Borgotrebbia l’ultimo saluto a Prospero Cravedi: “Sei stato i nostri occhi” foto

Tantissimi piacentini nella chiesa di Borgotrebbia dei Ss. Angeli Custodi per i funerali di Prospero Cravedi, fotografo di Piacenza. I familiari hanno rivolto l'invito di devolvere le offerte ad Africa Mission. Messaggio del vescovo Gianni Ambrosio

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“Vedeva la bellezza oltre l’apparenza e volergli bene era inevitabile”. Sono le parole di Maria Vittoria Gazzola, collega e amica di Prospero Cravedi, nell’orazione civile che ha preceduto la funzione religiosa nella chiesa di Borgotrebbia, alla periferia di Piacenza.

Tanti piacentini hanno voluto rendere l’ultimo omaggio al fotografo della loro città, nel corso dei funerali che si sono svolti nella chiesa dei Ss. Angeli Custodi, officiati da Don Pietro Cesena insieme ad altri prelati piacentini. Anche il vescovo Gianni Ambrosio ha fatto pervenire un messaggio di cordoglio, rievocando “l’alta professionalità esercitata da Prospero nel campo della comunicazione intesa come servizio alla comunità” e anche la “grande attenzione” manifestata “verso le comunità indigenti dell’Africa, attraverso il suo impegno a fianco di Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo”. 

A stringersi intorno al feretro i familiari e anche l’immancabile macchina fotografica portata dalla moglie Angela. Tante le autorità presenti, tra i quali il sindaco Paolo Dosi, l’assessore regionale Paola Gazzolo, l’ex sindaco Giacomo Vaciago, l’avvocato Corrado Sforza Fogliani. E naturalmente la stampa piacentina al gran completo. 

Nella sua omelia don Pietro Cesena ha ricordato l’affetto di Prospero per i nipoti e la sua figura simbolo della “solidarietà e del bene comune”, valori sempre più sopraffatti dalla solitudine anche a Borgotrebbia. Il prete ha poi ricordato il suo incontro con la “figura ingombrante” di Don Vittorione che sta a significare che fare bene è possibile”. “Chiedo a Prospero – ha concluso – che è stato per tanti anni i nostri occhi e ora è fotografo del cielo di intercedere con il Padre perchè possiamo recuperare la solidarietà e la speranza”. 

Il corpo di Prospero verrà cremato e i familiari hanno rivolto l’invito di devolvere le offerte ad Africa Mission, l’organizzazione di cooperazione internazionale fondata da Don Vittorio Pastori, alla quale Prospero era legato come fotografo e volontario.

Tantissimi i messaggi di cordoglio e le manifestazioni di affetto dei piacentini illustri e non in queste ore. Tra i tanti, a noi piace segnalare questo della Comunità Islamica di Piacenza LEGGI QUI

IL RINGRAZIAMENTO DELLA FAMIGLIA CRAVEDI

Nel giorno in cui il caro Prospero è partito per il suo ultimo viaggio la famiglia vuole ringraziare i tanti amici, le autorità civili, politiche, religiose, le associazioni, i colleghi, la stampa e tutte le persone che con ogni mezzo hanno espresso vicinanza e cordoglio. 
La grande quantità di messaggi di affetto che ci hanno raggiunto e le bellissime parole sono state di grande aiuto e conforto.
Prospero è stato un bravo fotografo ma soprattutto una persona di grande umanità e sensibilità.

Ha fotografato la sua città e buona parte del mondo lasciandosi coinvolgere e partecipando sempre con passione, ha costruito rapporti autentici e diretti entrando sempre in sintonia con tutte le persone che incontrava. 
Ha saputo raccontare qualsiasi ambiente e le diversità con spirito di apertura, generosità e una curiosità tipica dei bambini, che non hanno pregiudizi. 
Una trasversalità che ha unito per esempio, chiesa e comunità islamica nei ringraziamenti ricevuti.

Siamo sicuri che tutto quello che ci ha lasciato, lo sguardo sensibile, le sue bellissime foto, la sua amicizia, la sua bontà, i suoi sorrisi, siano un valore e una ricchezza per tutti che non ci lascerà mai.

Angela, con Ettore e Gianni

IL RICORDO DI MARIA VITTORIA GAZZOLA (letto in chiesa prima della funzione religiosa)
Uganda, San Martino 1980. Prospero si toglie la sua maglietta e veste un bimbo nudo che continua a tossire. Quell’immagine diventò la storia di un fumetto voluta da don Vittorione. Prospero era una persona che sapeva volere bene.

Il bene come gioia di vedere il sorriso sul volto dei bambini, dei suoi figli, della sua famiglia d’origine e di quella che aveva generato, la moglie Angela, i figli Ettore e Gianni, anche di quel bambino mai nato, e poi dei carissimi, amatissimi, Bruno, Davide e Luca. Si curava dei più giovani, del fratello Angelo, dei nipoti, dei cugini, di chi veniva dopo di lui.

Tutti sempre presenti nella sua memoria, tutta l’umanità della sua Borgotrebbia, nel suo grande cuore che sapeva volere bene. C’era la sorella Carla morta troppo giovane, «la mia Carla, era la mia seconda mamma» diceva anche a settant’anni». Sapeva volere un bene immenso, il bene come curiosità di conoscere, il bene di fare bene. Non è facile essere capaci di volere bene, un bene che arrivava alla venerazione, come quello verso i genitori.

Un bene che lo faceva giocare con i bambini dell’Uganda, Prospero ha voluto molto bene a quel paese, alla sua gente, ai suoi bambini. Il suo passaggio li attirava come le api al miele. Imparavano subito il suo nome e lo chiamavano “Prospero my friend”. Di Prospero sentivano il suo voler bene.

Per questo ci ha trasmesso fotografie meravigliose, perché erano fatte con il sentimento del bene. Erano bellissime le sue fotografie, anche quelle di semplici avvenimenti, anche quelle che sembravano scattate per caso, all’improvviso, erano scattate con l’immediatezza della sua capacità di volere bene, per mostrare la bellezza che stava nella persona, nella storia di quell’attimo fuggente, o per ammantare un dolore.

Bene e bellezza, proprietà che hanno camminato appaiate nella storia della sua vita, compenetrato com’era nella professione. La macchina fotografica era uno strumento del suo pensiero e poi delle sue mani; era perfetto nella sua arte, perché cullata con il bene dell’anima, di voler mostrare il bello: le mani nodose di un vecchio o il volto di una madre cui gli è stato tolto il figlio, tutto il bello che l’umanità porta dentro.

La sua era una capacità straordinaria di fermare e di esaltare la bellezza di uno sguardo, andando oltre l’esteriorità, coglieva la gioia esaltante. Ogni suo scatto era un fascio di pennellate che dipingevano un racconto, una momento ineguagliabile. Vedeva la bellezza oltre l’apparenza. Vedeva, e voleva, la bellezza dell’amicizia. Conoscerlo significava diventargli amico. Volergli bene era inevitabile perché nell’amicizia, cercava il bene.

Ecco perché Prospero è stato un grande fotografo: la sua infinita capacità di volere bene gli ha permesso di vedere bene, di fare bene, il resto l’ha fatto il talento naturale che ha onorato immensamente. La tua vita è la nostra traccia

Ciao Prospero,
vai karimojong bianco
corri nella savana
e raggiungi quel sole
che mai notte oscurerà

IL RICORDO DI MAURO FERRI

Il Pd: “Cravedi, eccellente professionista e grande uomo: ci mancherà”
“Nessuno come Prospero Cravedi ha saputo essere testimone appassionato e attento della crescita della città che amava tanto, Piacenza”. Così il Pd provinciale ricorda Prospero Cravedi.

“Con lui viene a mancare non solo un professionista di rara eccellenza, ma anche un uomo dall’intelligenza sempre viva, capace di strappare un sorriso indistintamente a tutte le persone che ha incontrato sul suo percorso. Chi lo ha conosciuto – e tantissimi nel Partito Democratico hanno avuto questa fortuna – ha apprezzato la sua passione lavorativa, la sua generosità e la sua bontà d’animo. Prospero Cravedi mancherà tantissimo a tutti noi, così come mancheranno i suoi preziosi scatti d’autore. Il Partito Democratico di Piacenza si stringe in un forte abbraccio alla famiglia Cravedi, alla moglie Angela, ai figli Ettore e Gianni, e all’assessore comunale Giulia Piroli”.
 

CHI ERA PROSPERO – Prospero è stato probabilmente l’ultimo maestro di un mestiere che negli ultimi anni è cambiato moltissimo, smarrendo troppo spesso la sua missione originaria, il racconto della realtà. 

Prospero è stato una colonna portante della redazione di PiacenzaSera.it, anche perchè, a dispetto dell’età, era il più giovane di tutti noi. Il più giovane perchè aveva conservato lo sguardo curioso e quasi insaziabile del cronista vero. Il più giovane anche perchè era il più attento ai rapidi mutamenti della tecnologia, a come avevano cambiato anche l’istituto della fotografia, la sua professione. 

Fino all’ultimo ci ha incoraggiato, ci ha sostenuto con le sue preziose indicazioni, i suoi spunti, le sue critiche. Lascia una grande famiglia che ha saputo continuare con generosità e competenza il suo lavoro. 

Alla moglie Angela, all’amico fraterno Gianni e a Ettore, le nuore Giulia e Alessandra con le rispettive famiglie, vanno le condoglianze di tutti noi di Officine Gutenberg e PiacenzaSera.it

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