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Imprese, nel 2015 a Piacenza oltre 5mila nuovi contratti di lavoro

Saldo positivo, tra entrate e uscite, per 300 unità. La tendenza positiva si deve ai contratti atipici attivati che dovrebbero superare, nell’insieme, quelli in scadenza. Se invece lo sguardo si sofferma sui contratti di lavoro dipendente, il saldo si mantiene negativo

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Sono “cautamente” positive le previsioni occupazionali formulate dagli imprenditori piacentini per l’anno 2015.  I movimenti occupazionali previsti evidenziano un flusso di 5.160 entrate a fronte di 4.860 uscite, con un saldo positivo per 300 unità (nel 2014 il saldo fra i due flussi era risultato di segno negativo per 600 unità). La tendenza positiva si deve ai contratti atipici attivati che dovrebbero superare, nell’insieme, quelli in scadenza. Se invece lo sguardo si sofferma sui contratti di lavoro dipendente (sia a tempo indeterminato che determinato), il saldo si mantiene negativo.

Sono complessivamente 3.800 i contratti di lavoro alle dipendenze (fra assunzioni stabili e a tempo determinato) che le imprese piacentine prevedono di attivare, 920 i contratti in somministrazione (interinali) e 440 le collaborazioni a progetto (tipologia parzialmente superata dalla nuova normativa) o altre forme di lavoro non dipendente.  Nel corso dell’anno dalle stesse aziende sono previste 3.920 uscite di lavoratori dipendenti (per dimissioni, pensionamenti o contratti in scadenza per i quali non è previsto il rinnovo) e questo determina un saldo negativo di -120 unità per questa tipologia contrattuale. Positive invece le dinamiche previste per i contratti di lavoro interinale con un saldo positivo per 210 unità e per i collaboratori a progetto o altre forme di lavoro atipico (+210).
 
Una quota pari al 31% delle entrate complessive si realizzerà con contratti a tempo indeterminato e di apprendistato, annoverati anch’essi fra i contratti “stabili” in quanto intesi come punto di partenza verso un assunzione a tempo indeterminato,  mentre il 43% dei nuovi assunti avrà un contratto a tempo determinato. I contratti in somministrazione avranno un incidenza pari al 18%, mentre tutte le altre forme contrattuali autonome peseranno per una quota pari all’8% .

Tendenza negativa per le imprese del settore Industria che prevedono 1.190 nuovi “posti di lavoro” a fronte di 1.300 cessazioni con un saldo negativo per 120 unità, nel settore dei Servizi invece si prevedono 3.970 entrate a fronte di 3.560 uscite ed il saldo corrispondente risulta positivo per 410 unità.
Nei dati relativi al solo lavoro alle dipendenze si osservano riduzioni in tutti i comparti dell’Industria piacentina e la contrazione più marcata, come già lo scorso anno, riguarda il settore delle Costruzioni (-2,8%).

All’interno del comparto dei Servizi  il dato più “pesante” è per le imprese del Turismo e ristorazione con una percentuale del  -3,2%, mentre sono le imprese dei Trasporti e Logistica ad evidenziare il trend più positivo con una variazione del +2%. Risulta significativamente accresciuta la quota delle assunzioni previste con contratti stabili (con l’entrata in vigore della nuova normativa “tempo indeterminato a tutele crescenti”) passata dal 25% del 2014 al 37%, mentre si riduce il peso dei lavoratori che saranno assunti con contratti a termine (passati dal 66% al 58%).

 Le dinamiche ed i cambiamenti che si riscontrano in questi dati vanno letti anche tenendo conto dell’impatto della nuova normativa entrata in vigore nel corso dell’anno. Negli ultimi anni i bassi livelli della domanda di lavoro e gli alti livelli dell’offerta hanno portato, sia in provincia di Piacenza che negli altri ambiti, ad una progressiva riduzione dei problemi segnalati dalle imprese nel trovare le figure che intendono assumere. Alla ripresa della domanda, pur se di modesta entità, si è associato anche un piccolo aumento della difficoltà di reperimento di alcune figure professionali, che interesserà il 10% delle assunzioni previste nella provincia (1 punto in più rispetto al dato del 2014).

Le difficoltà segnalate dalle imprese sono attribuite più spesso ad una inadeguata preparazione dei candidati (6% del totale) piuttosto che alla scarsità di persone  disponibili all’assunzione (4%). Fra le figure professionali più richieste dalle imprese piacentine risultano in crescita quelle ad elevata competenza, definite “high skills” (dirigenti, specialisti e tecnici) che costituiscono il 16% del totale delle assunzioni previste (lo scorso anno erano il 13,5%). Per le figure “medium skills” che includono gli impiegati e le figure professionali del commercio e dei servizi,  si prevede una quota pari al 43%, mentre le altre assunzioni  riguarderanno figure “low skills” (operai e figure generiche non qualificate) con una percentuale pari al 41%. Quest’ultimo dato risulta superiore sia alla percentuale attesa in ambito nazionale (37%) sia al dato previsto per l’Emilia Romagna (36%).

Anche per il 2015 si prevede una riduzione delle assunzioni di lavoratori immigrati, la cui quota sul totale si attesta all’11,4% (era il 15% nel 2013 e il 13% nel 2014). Analoga tendenza negativa negli altri ambiti territoriali. Delle 3.800 assunzioni programmate per il 2015 in provincia di Piacenza, solo per 390 (ovvero il 10%) sarà necessario il possesso della laurea, mentre per 1.540 figure sarà richiesto il diploma di scuola secondaria superiore (41%) e per 850 basterà il diploma professionale o la qualifica (22%).  Per le rimanenti 1.020 figure professionali richieste, che corrispondono al 27% delle assunzioni totali,  non  sarà richiesta nessuna formazione scolastica specifica. I laureati e i diplomati nel loro insieme costituiranno quindi il 51% delle assunzioni programmate in provincia per il 2015 e questo dato risulta superiore di un punto alla media regionale e di due punti a quella nazionale.

Un’ultima considerazione sulle competenze “trasversali” più richieste, ovvero quelle “abilità” non specifiche della professione ma considerate rilevanti ai fini dell’assunzione di personale laureato e diplomato. Per le imprese piacentine le prime tre per importanza sono: la “capacità comunicativa scritta e orale”,  richiesta nel 49% dei casi,  la “flessibilità e l’adattamento” (47%) e la capacità di lavorare in gruppo (38%).

L’INDAGINEL’indagine annuale Excelsior viene realizzata da Unioncamere in accordo con il Ministero del Lavoro, e studia le previsioni formulate dalle imprese riguardo al tema del lavoro. L’edizione 2015 ha riguardato un campione di oltre 95.000 imprese italiane, rappresentative dell’universo delle imprese private dell’industria e dei servizi (imprese con almeno un dipendente come media nel 2013). Le interviste sono state realizzate tra Gennaio e Maggio 2015. Per ulteriori approfondimenti: http://excelsior.unioncamere.net
 

 

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