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‘Ndrangheta in Emilia, 219 richieste di rinvio a giudizio

L’operazione "Aemilia", che a gennaio aveva portato a 117 misure di custodia cautelare rappresentando il più importante colpo alla criminalità organizzata in Emilia-Romagna, aveva contestato a 54 persone l’associazione a delinquere di tipo mafioso

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Sono state firmate dai Pm della Dda di Bologna le richieste di rinvio a giudizio per l’inchiesta ‘Aemilia” contro la ‘Ndrangheta che nel gennaio scorso aveva coinvolto anche la zona della Bassa Piacentina e in particolare Castelvetro (Piacenza). Le persone per cui è stato chiesto il processo sono 219. Rispetto agli avvisi di fine indagini di giugno sono state stralciate cinque posizioni, per un vizio di notifica e si pensa di poterle ricongiungere alle altre nell’udienza preliminare. L’udienza dovrà poi essere fissata dal Gup e quasi certamente si terrà a Bologna, in un padiglione della fiera.

Le richieste sono firmate dai Pm Marco Mescolini, Beatrice Ronchi e Enrico Cieri, con il visto del procuratore aggiunto reggente, coordinatore della Dda, Massimiliano Serpi. Nell’atto inoltrato all’ufficio Gip non ci sarebbero modifiche sostanziali rispetto all’impostazione degli avvisi di fine indagine inviati a fine giugno.

L’inchiesta, che a gennaio aveva portato a 117 misure di custodia cautelare e aveva rappresentato il più importante colpo alla criminalità organizzata in Emilia-Romagna, aveva contestato a 54 persone l’associazione a delinquere di tipo mafioso. Si trattava di un sodalizio ritenuto legato alla Cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone) operante dal 2004 e tuttora permanente, con epicentro a Reggio Emilia. E finalizzato ad acquisire direttamente o indirettamente la gestione e il controllo di attività economiche, anche nei lavori per il sisma del 2012, oltre che ad acquisire appalti pubblici e privati, ostacolare il libero esercizio del voto nel caso di elezioni dal 2007 al 2012 nelle province di Parma e Reggio Emilia.

Dopo alcuni dubbi sulla possibilità di celebrare l’udienza preliminare a Bologna, per la mancanza di uno spazio adeguato a contenere circa 500 persone tra imputati e avvocati e allo stesso tempo garantire condizioni di sicurezza, sembra essere definitivamente decollata l’ipotesi di allestire l’aula bunker in un padiglione della Fiera. Il risultato è stato ottenuto grazie alla collaborazione tra il presidente del tribunale Francesco Scutellari, la Procura e l’impegno economico della Regione Emilia-Romagna. (Fonte Ansa)

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