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Pianello, visite gratuite allo scavo archeologico della Piana di San Martino foto

Tra il 1991 e il 1998, è stata accertata la presenza di materiali protostorici, compresi tra il Bronzo Finale e l’età del ferro, lungo il versante orientale, in corrispondenza di un punto di frana dal pianoro soprastante

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Lo scavo archeologico della Piana di San Martino di Pianello (Piacenza) apre al pubblico per una serie di visite guidate gratuite in programma dal 16 al 29 agosto (in allegato a fondo pagina il calendario)

IL SITO – Dal 1991 la Soprintendenza Archeologia dell’Emilia Romagna, in collaborazione con l’Associazione Archeologica Pandora, conduce campagne di ricerca archeologica nel sito della Piana di San Martino a Pianello Val Tidone.

Tra il 1991 e il 1998, è stata infatti accertata la presenza di materiali protostorici, compresi tra il Bronzo Finale e l’età del ferro, lungo il versante orientale, in corrispondenza di un punto di frana dal pianoro soprastante. Resti di un edificio tardo-antico in pietre legate con malta, fondato sulla roccia, che aveva intaccato i livelli preesistenti, sono stati messi in luce sulla sommità del rilievo. Nel 1998 è stato individuato un edificio di culto con resti di sepolture databili a partire dall’età tardoantica.

E’ dal  2000 che sono condotte dalla Soprintendenza indagini sistematiche e in estensione che hanno consentito di delineare la cronologia di occupazione del sito, in due periodi di frequentazione: una prima fase, riconducibile ad epoca pre e protostorica, con testimonianze databili al tutta l’età del Bronzo e alla seconda età del Ferro; una seconda che ebbe inizio solo dall’età tardoantica e per tutto il Medioevo.

Il sito in località Piana di S. Martino è un complesso insediamento ubicato su un pianoro a circa 512 metri di altitudine s.l.m., difeso da ripidi pendii, in cui l’intervento umano si è inserito per completare il sistema di difesa naturale con strutture lignee, come documentato dalle numerose buche di palo ricavate nella roccia, lungo il perimetro dell’insediamento, rilevate nella campagna di ricognizione del 2012, il cui impianto ed evoluzione è allo studio.
Le campagne di scavo hanno portato alla luce un sito pluristratificato, caratterizzato dalla presenza di notevoli strutture. In base ai manufatti ceramici rinvenuti ancora in connessione stratigrafica, come già indiziato nel materiale dilavato a valle del pianoro, le prime testimonianze antropiche sono riconducibili ad un insediamento del Bronzo Finale, con persistere che persiste all’età del Ferro.

Le indagini finora condotte non hanno messo in luce testimonianze di una frequentazione storica precedente al periodo tardoantico, a partire dal quale il sito è stato rioccupato e si è sviluppato con continuità per tutto il medioevo e, limitatamente all’edificio di culto, fino al XVII sec. Lo studio preliminare del materiale ceramico di epoca storica ha infatti consentito di datare l’impianto all’età tardoantica (V-VI sec. d.C.): esso si sviluppa quindi come insediamento fortificato d’altura, cui si possono ascrivere importanti strutture quali una cisterna a due vani ricoperti d’intonaco.

Nel sito finora sono stati individuati un settore abitativo, di cui sono stati messi in luce due ambienti, un forno, una grande cisterna  ed un’area religiosa con una necropoli ed una chiesa aperta al culto fino ad epoca rinascimentale. Sono documentate diverse fasi di frequentazione, tra cui una gota e una longobarda, quest’ultima attestata dai materiali rinvenuti, tra cui coltelli con codolo a ricciolo, elementi di cintura sagomati e frammenti di olle in ceramica comune con decorazione a onda.

Dalle UUSS da cui provengono i materiali di età longobarda, nel 2006, sono venuti in luce, molto ravvicinati – probabilmente in origine conservati in uno stesso contenitore di materiale organico – quattro pesi monetari bizantini di ottima fattura a cui se ne aggiunge un altro, rinvenuto nel terreno scivolato lungo il pendio del pianoro. Si tratta di un peso con lettere “N S” sormontate da croce greca, da 6 nomismata; uno con lettera “N” sormontata da un piccolo cerchio, da 1 nomisma; uno con numerale graffito “IB”, da ½ di nomisma; uno con numerale graffito “S” da 1/4 di nomisma. Si tratta di un rinvenimento di grande rilievo per l’area, perché rivela, unitamente agli altri manufatti rinvenuti di orizzonte altomedievale, i contatti del sito con il mondo bizantino e longobardo. Inoltre, la corrispondenza del valore monetale presuppone un’ampia circolazione di denaro nel luogo in cui sono stati ritrovati.

Essi potrebbero essere stati affidati per la conservazione alla chiesa lì presente, come nel caso di S. Giusto di Canosa, ove il luogo di deposito ha assunto anche funzione di centro di riscossione per il potere civile.

Nella campagna di scavo 2011 è stata messa in luce una parete absidata della chiesa, originariamente intitolata a san Giorgio, orientata a SO, intorno a cui erano disposte alcune tombe prive di corredo, con lo stesso orientamento EO di quelle che tagliano un edificio tardoantico a poca distanza. Esse sembrano appartenere alla fase edilizia più antica finora individuata della chiesa, che aveva in origine un orientamento diverso rispetto a quello dell’ultima fase di culto del XVI secolo. Il contesto stratigrafico pare mettere in relazione le tombe con la fase longobarda del sito, di cui si ha attestazione anche in una capanna, sorta sulle spoglie di un edificio con paramento murario riconducibile al periodo tardoantico, dove sono stati rinvenuti negli anni scorsi diversi attrezzi ed armi, interi e frammentari, anche di età longobarda, tra cui un’ascia barbuta.

Questa capanna è stata interpretata come laboratorio di un fabbro per la presenza di un crogiuolo, scorie ed oggetti rotti e lacunosi, forse raccolti per essere usati per la fusione di nuovi attrezzi. L’area dell’apprestamento artigianale è stata oggetto di indagine delle campagne di scavo 2013-2015, in cui sono venuti in luce altri strumenti da lavoro in ferro ed un calice in vetro, che ha confronti in quelli trovati nelle tombe longobarde della fine VI-inizio VII secolo, come a Spilamberto e nella tomba di cavaliere di Borgo d’Ale.

Da segnalare come notevole il ritrovamento in situ di diversi laterizi con il segno a cappio, in uno strato di crollo con tracce d’incendio: i frammenti, decorati a crudo, riportano lo stesso motivo decorativo  attestato su quelli ritrovati nella tomba 40 a Travo S. Andrea,  e su quelli conservati a Bobbio. L’indagine di quest’anno si concentra sugli strati d’età altomedievale nel settore già indagato nelle campagne precedenti, ove era stata individuata la capanna con materiali altomedievali. Finora le campagne di scavo sotto la direzione scientifica di funzionari della Soprintendenza, sono state condotte operativamente dai volontari dell’Associazione Pandora, di cui fa parte anche Elena Grossetti, già ispettore onorario per l’archeologia.

L’attività congiunta ha consentito di garantire la tutela e la conoscenza di un sito di grande rilevanza per la conoscenza della fasi tardo antiche e altomedievali dell’area dell’attuale territorio piacentino, per i contatti con l’area ligure-bizantina e toscana. Dal 16  al 29 agosto si terranno sul sito incontri guidati tematici  rivolti al pubblico.Vista l’ubicazione del sito, si raccomanda di indossare scarpe da takking  e abbigliamento comodo. In caso di maltempo gli incontri saranno annullati.

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