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Ritorno al Brentei in 44 ore di marcia: “Accoglienza meravigliosa” foto

"Un'accoglienza meravigliosa, è stato un momento di grande commozione": ad aspettare Giovanni e Matteo Alberti di Piacenza, al rifugio Casinei di Madonna di Campiglio, c'erano tutti. La moglie, il figlio, amici e parenti delle vittime della tragedia del Brentei

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“Un’accoglienza meravigliosa, è stato un momento di grande commozione”: ad aspettare Giovanni Alberti di Piacenza, al rifugio Casinei di Madonna di Campiglio, c’erano tutti. La moglie, il figlio, amici e parenti delle vittime della tragedia del Brentei. E’ stato forse uno dei momenti più intensi del pellegrinaggio dei due sopravvissuti (Giovanni e Matteo Alberti) ai drammatici eventi del 17 luglio 1991.

Ci sono volute 44 ore di cammino per raggiungere a piedi il rifugio: “E’ stato un percorso davvero faticoso; Matteo si è dovuto fermare all’ottantesimo chilometro causa di un infortunio e mi ha raggiunto in auto a Madonna di Campiglio, per ultimare insieme il pellegrinaggio. Soprattutto l’inizio del viaggio non è stato semplice, ma una volta superata Brescia e il lago Idro, ho iniziato davvero a credere di potercela fare” racconta Giovanni. 

“E’ stato davvero prezioso il sostegno di Nicola, una ragazzo del soccorso alpino di Camè, che mi ha supportato nelle ultime 4 ore qiando le mie energie eerano davvero al minimo, mentre la sede Sat di Roncone ha organizzato un punto di ristoro, mi hanno davvero aiutato” aggiunge il protagonista dell’impresa, che ha raggiunto il culmine la mattina di domenica 30 agosto, quando ha varcato la porta del rifugio. “Quando ho visto tutti lì, a partire dal gestore della struttura che quel giorno prestò soccorso, è stato davvero emozionante”. Un gruppo di 20 persone, tutte di Piacenza, hanno poi intrapreso il sentiero dove 24 anni fa avvenne la tragedia.

“Devo riordinare le idee per ringraziare bene tutti, siccome sono tanti mi ci vuole del tempo. Inizio da Matteo, il miglior compagno di viaggio che potessi avere.  Lo ringrazio per aver accettato di partire con me con pochi mesi di allenamento alla corsa, per non aver voluto mollare neanche quando praticamente zoppicava per un’infiammazione. Lo ringrazio per il suo coraggio, per gli 80 km che ha condiviso con me e per essere ripartito, nonostante i dolori, da Vallesinella per salire sul Brentei assieme a me e a tutti i nostri amici.” scrive Giovanni sulla pagina Facebook dedicata all’impresa. 

In serata il ritorno a Piacenza; il viaggio, le interviste e il ricordo di chi visse quei fatiidici giorni daranno vita ad un documentario per celebrare il 25esimo anniversario del drammatico evento.

La partenza – Ieri sera (27 agosto) Giovanni Alberti e Matteo Alberti, due sopravvissuti al Brentei, sono partiti a piedi verso la località di montagna dove il 17 luglio del 1991 persero la vita un seminarista e 6 ragazzini. Il viaggio, che terminerà il 29 agosto, sarà raccontato da un documentario, realizzato da Giorgia Scalia e Alessandro Zonin, per poter essere presentato l’anno prossimo in occasione del 25esimo anniversario del tragico evento. 

La partenza è stata fissata in via Damiani davanti alla chiesa dedicata alla Nostra Signora di Lourdes. “E’ da dove partimmo quell’estate del 1991 – ha ricordato Giovanni Alberti -. Io e Matteo avevano 12 e 13 anni, io ho evitato la slavina per pochissimo mentre Matteo fu travolto e si salvò. Quella fu una giornata meravigliosa che in pochi attimi si trasformò in un evento tragico, fatale. Il nostro obiettivo non è quello di ricordare quella tragedia, ma di rendere omaggio a chi ci aiutò e condusse i soccorsi in maniera eroica”. 

Un viaggio a ritroso nella memoria, a piedi come un pellegrinaggio, presentato nella pagina Facebook Viaggio di Ritorno, sarà affrontato grazie ad alcuni sponsor e con il supporto dei Lupi d’Appennino di Elio Piccoli.

IL VIDEO

Ecco la presentazione del progetto pubblicata su Facebook:

“Mi chiamo Giovanni Alberti. Nel Luglio del 1991 avevo dodici anni e durante un’escursione nei pressi del rifugio Brentei una slavina provocò la morte di sei miei compagni e di un seminarista che ci accompagnava, una squadra di soccorso composta da uomini straordinari e un’ elicotterista con coraggio
da vendere strapparono diversi altri ragazzi da morte certa. Io ed altri amici non fummo travolti per un puro caso del destino perché saremmo transitati in quel punto solo poco dopo.

La tempesta di pioggia e grandine fu tremenda anche per noi, ma mai quanto il dolore che provammo in seguito per la tremenda consapevolezza di ciò che era accaduto e al quale eravamo sopravvissuti. L’elicottero ci riportò tutti a valle, ormai in piena notte salimmo su un pullman, scortati da auto della polizia con le luci blu accese tornammo a Piacenza. Altri di noi erano stati ricoverati in ospedali del posto, ci raggiunsero un paio di giorni dopo. E’ da qui, proprio da qui che vorrei far partire il mio “viaggio di ritorno” .

Vorrei partire di notte, così come arrivai quella sera con il pullman e le luci blu della polizia , correndo e camminando gli oltre 200 km che separano la mia casa dal Rifugio Brentei e i circa 2120 m di dislivello. Quella notte sul pullman i miei pensieri erano confusi, mi guardavo attorno ma non capivo in fondo cosa stesse accadendo. Vorrei che fosse un viaggio nella memoria, una fatica fisica con la quale celebrare il ricordo,un lungo cammino verso il luogo dove ventiquattro anni fa tutto si è perduto e tutto, forse, si è ritrovato.

Ho condiviso la mia idea con i registi Giorgia Scalia e Alessandro Zonin e l’attrice Francesca Aprone e ne sta nascendo un film documentario del nostro viaggio da Piacenza al Brentei accompagnato dalle testimonianze di chi ha vissuto tutto questo. Il prossimo anno ricorre il 25° e mi piacerebbe ci fosse qualche cosa di un po’ meno istituzionale e che per una volta non fossero commemorati i “Ragazzi del Brentei” ma Cinzia, Francesco, Matteo, Andrea, Carla, Michele e Nuccio semplicemente per quello che erano , con il ricordo dei loro volti e delle loro voci”.

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