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Africa Mission a congresso: “Condividere i propri doni con gli altri” 

In questo modo possiamo sintetizzare le provocazioni che i vari relatori intervenuti al 41° Convegno di Africa Mission, conclusosi a Benevento

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41° CONVEGNO NAZIONALE DI AFRICA MISSION – COOPERAZIONE E SVILUPPO – La nota stampa

Avere cura della Casa comune, attraverso la condivisione dei propri doni con gli altri.

La nostra missione? è quella di ogni uomo: “avere cura della Casa comune, attraverso la condivisione dei propri doni con gli altri”.

In questo modo possiamo sintetizzare le provocazioni che i vari relatori intervenuti al 41° Convegno di Africa Mission, conclusosi a Benevento, hanno lanciato agli amici e sostenitori provenienti dai vari gruppi che il Movimento fondato da Vittorione ha in Italia.

Padre Maurizio Patriciello ha portato la sua esperienza di vita, “La mia è una storia particolare. Prima di divenire prete – ha raccontato don Patriciello – ero completamente lontano dalla chiesa cattolica. Un giorno, per caso, diedi un passaggio ad un frate francescano, che mi incuriosì per la sua semplicità. Questa curiosità mi ha spinto a ritornare da quel francescano e ad iscrivermi, a 29 anni, alla facoltà di Teologia”. Quell’incontro ha cambiato la sua vita e lo ha portato ad essere sacerdote “e poi, attraverso “la puzza dell’immondizia che bruciava” – racconta padre Maurizio – Cristo mi ha provocato a prendere una posizione in favore della gente delle periferie della provincia napoletana.” Oggi padre Maurizio grida contro le ingiustizie, ricordando un po’ don Vittorione, e ha concluso provocando gli amici di Africa Mission a fare altrettanto.

Sull’enciclica di papa Francesco Laudato sìì, ha incentrato il suo intervento il prof. Samuele Ciambriello. “Con papa Francesco, si è avuta l’epifania di una nuova religiosità – ha esordito Ciambriello – “Il pontefice ha rafforzato, con il suo operato, l’educazione alla solidarietà universale. Il riferimento a Francesco, santo di Assisi e santo per eccellenza, stimato anche dai non credenti, non è casuale. Il Papa ci invita ad avere il coraggio di cambiare le cose. A cambiare il corso delle cose, a non arrenderci di fronte alle difficoltà”. 
Don Maurizio Noberini, Presidente di Africa Mission, nel suo intervento conclusivo ha riflettuto su 4 punti: amiamo Gesù; amiamo la Chiesa; da miseri a misericordiosi; “Io sono una missione”. Una riflessione per sottolineare come la “missione” non sia un’opzione, ma una condizione essenziale per essere cristiani, e concluda con una provocazione: “Abbiamo il coraggio di essere quella chiesa solidale che vorremmo? Iniziamo dalla “Decima”… iniziamo a mettere la decima parte del nostro stipendio a disposizione dei più poveri”.

Carlo Antonello, presidente di Cooperazione e Sviluppo, ha rafforzato questo concetto. La nostra missione rimane quella indicata da Vittorione e da mons. Manfredini: quella di essere laici che, attraverso l’esercizio delle proprie professionalità, sono testimoni credibili dell’amore di Cristo per l’uomo a partire dai più poveri, dai più lontani.

“Siamo davvero contenti che i progetti realizzati in questi anni nel settore acqua, nel settore socio educativo, nel settore zootecnico e agronomico abbiano avuto un impatto notevole sul territorio. Grazie a questo grande lavoro continuiamo oggi ad avere buone opportunità di realizzare nuovi progetti con le varie agenzie internazionali presenti in Karamoja (Unicef, Fao, WFP, UNDP, ecc…). Vogliamo, però, che i progetti siano il segno della nostra Fede, della ragione per la quale ci sta a cuore il destino delle persone e ci impegniamo concretamente, ogni giorno, a fare qualcosa per aiutare chi è nel bisogno”.

Don Sandro De Angeli, assistente spirituale del Movimento, ha concluso lanciando il tema sul quale Africa Mission rifletterà nel prossimo anno: “Lazzaro, giaceva alla sua porta, bramoso di sfamarsi…” (Lc. 16,19-31) – Condividiamo e la vita sarà una festa per tutti!

Sono troppi i “Lazzaro” che giacciono alla porta dei ricchi, – ha detto don Sandro- e che si accontenterebbero delle briciole che cadono dalle loro mense; è la maggior parte dell’umanità.

E il ricco epulone non è chissà chi, non è gli altri. E’ ciascuno di noi!

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