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Coldiretti, continua il presidio al Brennero: “Origine in etichetta la battaglia madre”

Folta delegazione proveniente da Piacenza. "Circa un terzo della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy contiene materie prime straniere, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole"

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Continua il presidio di Coldiretti presso il valico del Brennero iniziato ieri con migliaia di agricoltori, tra cui una folta delegazione proveniente da Piacenza, e proseguito nella giornata odierna con la partecipazione del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, reduce dal Consiglio dei Ministri agricoli a Bruxelles.

“Durante le operazioni di verifica di camion frigo, autobotti  e container, commenta Massimo Albano, direttore di Coldiretti Piacenza, è stato presentato un dossier Coldiretti che rileva come circa un terzo, il 33 per cento, della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy contenga materie prime straniere, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole.”

“Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversa le frontiere, spiega il direttore, è scandaloso soprattutto perché andrà a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy. L’inganno colpisce il settore dei salumi, con 2 prosciutti su 3 venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero, ma anche quello del latte con 3 cartoni di latte a lunga conservazione su 4 stranieri senza indicazione in etichetta, ma anche la pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia, ed il 50% delle mozzarelle che sono in realtà fatte con latte o addirittura cagliate straniere”.

La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese, offerte spesso a prezzi bassi per il dumping sociale e ambientale. Un trend che mette a rischio – denuncia Coldiretti – un’agricoltura italiana che è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, con la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e con la decisione di non coltivare OGM.

“Siamo i primi in Europa e nel mondo, continua Albano, in fatto di sicurezza alimentare, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1.4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7.5%). 

Rispettiamo rigorose regole di produzione che ci consentono di immettere nel mercato prodotti di altissima qualità ma in Europa anziché valorizzare questo nostro indiscusso primato si assiste ad un crescendo di diktat alimentari a supporto di surrogati, sottoprodotti e aromi vari che snaturano l’identità degli alimenti consentendo, per esempio, per alcune categorie di carne, la possibilità di non indicare l’aggiunta d’acqua fino al 5 per cento.”

“L’accordo raggiunto a Bruxelles dai Ministri agricoli e reso noto personalmente dal Ministro Maurizio Martina al Brennero, conclude Albano, accoglie molte nostre proposte con il via libera all’ammasso privato per i formaggi, il burro e le carni suine, e lo stanziamento di 500 milioni di euro di risorse aggiuntive per gli allevamenti che si potranno aggiungere alle misure nazionali . E’ chiaro tuttavia che la madre di tutte le battaglie rimane l’indicazione dell’origine in etichetta per tutti i prodotti alimentari sulla quale si stanno realizzando importanti convergenze tra i diversi paesi dell’Unione”.
 

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