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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

Dal Festival di Venezia 72: “Italian Gangster” e “Beast of no nation” 

Dal Lido di Venezia ecco le recensioni dei film presentati durante la 72esima edizione del Festival. 

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Dal Lido di Venezia, la recensione di due film presentati durante la manifestazione, scritta per noi da Barbara Belzini

Venezia 72 Orizzonti
Italian Gangster di Renato De Maria (Distretto di Polizia in TV, La prima linea e La vita oscena al cinema) non assomiglia per niente ad American Gangster di Ridley Scott (filmone), nel senso che proprio non ha uno sviluppo narrativo tradizionale.

De Maria usa un gruppo di attori per raccontare la storia delle bande armate anni 60-70, compreso quell’Horst Fantazzini già ritratto da Stefano Accorsi in Ormai é fatta! di Enzo Monteleone. 

il film ha un approccio teatrale, di narrazione in solitaria, molto verboso, ma il mix con materiale di repertorio e con pezzi di altri film (tra i quali Milano Calibro 9, di Fernando di Leo, interpretato da Gastone Moschin insieme a Barbara Bouchet, film cardine nel repertorio B Movies italiani celebrati da Tarantino) consente a De Maria di realizzare un’operazione interessante grazie alle belle facce ed alla credibilità dei suoi attori, cedendo però su dialoghi non memorabili o comunque poco credibili. 
Siamo alle solite, la gente non parla così.

Venezia 72 In concorso

Da quando ha diretto gli otto episodi della prima stagione di True Detective Cary Fukunaga é il sogno del cinefilo che sbarca a Venezia. Dai commenti entusiastici che si sentono per Beast of No Nation, il film presentato in concorso in questi giorni, sembra quasi che abbia girato Apocalypse Now. 
Interpretato dal piccolo Abraham Attah e da un sempre grande Idris Elba (non avete visto la serie TV The Wire? Guardatela!), Beast of No Nation, tratto dal romanzo omonimo, racconta di un bambino che viene coinvolto nella guerra civile del suo paese africano e diventa, contro la sua volontà, un piccolo soldato. Ora, il film é ben fatto e ben orchestrato ma tradizionalissimo, quasi patinato, e procede per scene quasi telefonate, con una violenza prevedibile e assolutamente al di sotto di cose già viste, ad esempio, sempre a Venezia l’anno scorso, quando Tsukamoto (regista giapponese) ha portato Nobi-Fires on The plane, film quello sì disturbante senza scomodare bambini, tossico dentro e fuori, grondante sangue, degradazione vera e zero possibilità di distribuzione in circuiti tradizionali. Au contrarie, e non a caso, Fukunaga (regista americano) ha realizzato un film alla portata dello stomaco di chiunque abbia visto qualche film sulla guerra degli ultimi decenni. Time is a flat circle. 

Barbara Belzini 

tw: @BarbaraBelzini

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