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Grasso alla Summer School “Sul web le foto “esplodono” senza toccarci” foto

La conferenza inaugurale, introdotta da Guya Bertelli responsabile della sede piacentina della facoltà di architettura, è stata tenuta Aldo Grasso, critico televisivo e docente universitario, ospite ormai abituale della Summer School. 

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Al via a Piacenza OC OPEN CITY International Summer School 2015, in concomitanza con Expo 2015, affronta le sfide proposte dall’evento milanese e propone nella sua sesta edizione una spiccata attenzione ai temi del paesaggio e dell’agricoltura. Il workshop progettuale di architettura e disegno urbano, organizzato dalla Scuola di Architettura del Politecnico di Milano nella sede piacentina del Campus Arata, in via Scalabrini, si è aperto lunedì 7 settembre 2015 e vedrà impegnati circa 130 studenti, 60 professori presenti nelle commissioni, 18 tra conferenze, lezioni, visite e spettacoli). La chiusura è prevista, dopo 3 intense settimane, venerdì 25 settembre.

La conferenza inaugurale, introdotta da Guya Bertelli responsabile della sede piacentina della facoltà di architettura, è stata tenuta Aldo Grasso, critico televisivo e docente universitario, ospite ormai abituale della Summer School.

“Parlare di futuro della comunicazione è praticamente impossibile perché le cose cambiano ogni giorno – afferma Grasso -. La comunicazione si accompagna ad alcune parole chiave: virale, tabù perché la comunicazione funziona ogni volta in cui se ne infrange uno, esperienza, convergenza e multitasking, perché fare più cose contemporaneamente ci sta cambiando anche dal punto di vista antropologico. In televisione sento la dichiarazione di Bono Vox che ci dice non ci dovrebbe volere un’immagine di un bimbo morto per rompere la bolla europea, ma che comunque un’immagine può dire più di mille parole. Ma davvero la foto del piccolo Aylan (il bimbo annegato durante gli sbarchi, ndr) può cambiare le cose? In alcuni casi sappiamo che è successo, penso alle immagini simbolo dello studente in piazza a Tienanmen, la bimba bruciata dal napalm Vietnam, le foto del ghetto di Varsavia”.

“Quelle immagini – continua Grasso – sono rimaste nella coscienza e sono sicuro che abbiamo prodotto dei cambiamenti. Dubbi perché le cose stanno andando veramente troppo in fretta, si brucia in fretta, perché entrino nel nostro cuore ci vuole del tempo, è necessario un processo che non esiste più. Certo quella è immagine shock, ma quanto ci è rimasta impressa? Non ne ha avuto il tempo, perché ne sono arrivate altre, come quella il fil di ferro (dei campi di accoglienza in Ungheria, ndr). Quell’immagine ha fatto in tempo di restare? Non c’è più tempo. Fino a poco tempo fa i grandi media potevano “staccare la spina” come diceva Marshall McLuhan, scegliere di non pubblicare certe immagini, di non farle vedere. Una scelta che alcuni media hanno compiuto, in questo caso. Ma quello che oggi non si può più fare e staccare la spina. Esiste internet, esiste il web e una immagine appena viene introdotta in questo sistema non può più essere eliminata, perché ritorna. Rispetto al passato non c’è più quell’elaborazione dei media, perché ora le immagini ora letteralmente esplodono. È una cosa che fa rumore, colpisce ma non permette di riflettere, da cui dobbiamo quasi difenderci. Tanto è vero che, se ci fate caso, quello che va su internet si sviluppa come i virus, e prima del piccolo Aylan avevamo già infranto un altro tabù, con la diffusione del filmato del killer che ha ucciso la giornalista e cameraman, dove per la prima volta abbiamo una sequenza che vede il punto di vista dell’assassino e delle vittime. In questo caso avevamo detto che oltre non si potesse andare, e invece le cose accadono a una velocità tale che non abbiamo nemmeno il tempo di introiettare l’accaduto”.

“Da quando esiste la televisione noi dobbiamo fare i conti con quella che veniva definita un’esperienza virtuale può essere considerata reale, è come se noi facessimo i conti con una realtà aumentata. I social non sono più degli strumenti di comunicazione, ma sono dei nuovi luoghi direi quasi fisici perché gran parte delle nostre comunicazione avvengono attraverso questi mezzi. Sono ambienti, habitat in cui ci troviamo immersi, smettiamola di dire che quelle vissute attraverso i social sono esperienze virtuali, sono dirette. Facciamo i conti con una nuova tecnologia, che non è mai innocente. Parla, ha dei suoi linguaggi, format e noi se vogliamo vivere in questi nuovi ambienti dobbiamo accettare quello che ci impongono. Non sappiamo mai quanto noi riusciamo a parlare e quanto noi siamo parlati da questi nuovi mezzi, dobbiamo essere vigili e interrogarci, nell’euforia tecnologica siamo parlati da questi nuovi mezzi, che causano moltiplicazione del tempo che è incontrollabile e sempre più veloce”.

“Perché è successo tutto questo, perché noi sia,o volenti e nolenti prigionieri della grande rete del web, più grande rivoluzione della comunicazione di massa? Spesso le grandi rivoluzioni avvengono senza che ce ne accorgiamo. Siamo affetti dalla sindrome di Fabrizio Del Dongo, il protagonista de “La Certosa di Parma” che si trova, senza rendersene conto, sul campo di battaglia di Waterloo. Internet ha cambiato la storia della comunicazione mentre noi ci chiedevamo cosa stesse accadendo”.


LA SUMMER SCHOOL – Una delle novità di quest’anno riguarda la partecipazione alla Summer School dei circa 30 studenti iscritti alla Advanced School of Architecture (ASA) del Politecnico di Milano, un percorso formativo additivo, che si svolge parallelamente ai Corsi di laurea Magistrale e che vuole potenziare e sviluppare la figura dell’architetto-progettista, attraverso attività progettuali che lo mettano a confronto con la complessità dei fenomeni oggi in atto nelle diverse realtà europee ed extra-europee.

Il titolo proposto per la Summer School, Feeding (the) Landscape, ha un doppio significato alludendo ad una forma innovativa di paesaggio, curato e nutrito ma che allo stesso tempo cura e crea nutrimento per i territori. In quest’ottica Piacenza e il suo territorio vengono letti e interpretati come casi-studio esemplari.

“Lo sfondo culturale coinvolge 3 diversi tipi di –scape”, spiegano i direttori della Summer School, Guya Bertelli, coordinatrice della Scuola di Architettura del Polo Territoriale di Piacenza del Politecnico, e Carlos Garcia Vazquez, docente alla Escuela Tecnica Superior de Arquitectura di Siviglia: Food-Scape, il cuiobiettivo è l’integrazione nel sistema urbano piacentino dell’espressione fisica dei 3 pilastri del ciclo del cibo: la produzione (in orti urbani e parchi agricoli), la distribuzione (attraverso mercati, capaci anche di muoversi attraverso dispositivi mobile) e il consumo (nei ristorante di nuova generazione). Expo-Scape: punta alla reinterpretazione del titolo di Expo “Feeding the Planet” attraverso un punto di vista maggiormente orientato verso le discipline dello spazio, proprie della progettazione architettonica e urbana. Land-Scape: si osserva il paesaggio, a diverse sale di interazione e con diverse gerarchie, attraverso un nuovo punto di vista che legge il suolo come una risorsa attiva e preziosa, capace di modificare il sistema produttivo e di riattivare interi ambiti urbani, oggi abbandonati o sotto-utilizzati”.

L’obiettivo del workshop è il progetto di un nuovo museo dell’agricoltura piacentina – una struttura verde, attiva e dinamica – inteso come un insieme diffuso di spazi e luoghi interattivi (sia a livello fisico/spaziale che sociale/culturale) che conferiscano alla funzione espositiva tradizionale una serie di vocazioni (e quindi funzioni) ulteriori: ricerca, sperimentazione, ospitalità diffusa, percorsi di fruizione turistica. “Funzioni – precisano i direttori della Scuola – che sono finalizzate a dare forma ai luoghi urbani, nell’ambito di diversi reti che interagiscono. Globale-locale è proprio la prima coppia dialettica su cui gli studenti saranno sollecitati a lavorare, le altre 2 sono: tradizione-innovazione e identità- differenza”.

Rispetto alle edizioni precedenti, la Summer School conferma la formula che integra l’attività di workshop progettuale (il laboratorio giornaliero all’interno del quale gli studenti, coadiuvati da docenti e tutor, svilupperanno in gruppi internazionali le proprie idee progettuali in una successione di momenti di lavoro e di discussione collettiva, scandito da 2 momenti di revisione critica intermedia (il primo si svolgerà l’11 settembre in una sede prestigiosa del Grattacielo Pirelli di Milano, nell’ambito dell’iniziativa Pirelli Expo Milano), oltre a quello finale del 25 settembre) con un ricco calendario di conferenze ed incontri (mirato a fornire strumenti di conoscenza sui temi del paesaggio e della progettazione architettonica e urbana con un focus mirato sui temi dell’agricoltura, in modo da supportare lo sviluppo dei progetti), che porteranno a Piacenza non solo nomi di primo piano della scena architettonica ma anche intellettuali e critici di rilievo internazionale: tra di loro, l’urbanista spagnolo Manuel Gausa, il geografo Franco Farinelli, la paesaggista francese Catherine Mosbach, lo studio olandese West8.

Si segnalano, in particolare, i momenti di particolare importanza e significato:
la prima revisione critica dei progetti, venerdì 11 settembre, si terrà in un luogo speciale, all’interno del grattacielo Pirelli di Milano, nell’ambito della serie di iniziative, curate da Lorenzo Degli Esposti, del Padiglione Architettura di Pirelli Expo Milano
lunedì 21 settembre verrà proiettato, presso il Cinema Iris 2000 di Piacenza, il film “Il gesto delle mani”, diretto da Francesco Clerici, documentario dedicato all’esperienza artistica di Velasco Vitali, che sarà presente all’appuntamento, insieme a Luca Molinari – il tradizionale evento di chiusura, venerdì 25 settembre all’interno del Campus, sarà la performance teatrale “Il Coraggio del proprio tempo”, curata dalla Fondazione Franco Albini, dedicata alla straordinaria parabola dei Maestri dell’architettura italiana del Novecento, a cavallo della Seconda Guerra Mondiale

Da quest’anno gli studenti della Summer School potranno inoltre sperimentare i loro progetti all’interno del nuovo Laboratorio di Modellistica da poco inaugurato all’interno del Campus. Grazie ad una partnership con Coldiretti Piacenza inoltre, durante le 3 settimane, gli spazi aperti intorno ai padiglioni saranno protagonisti di un allestimento specifico con elementi che incorporano piante e fiori. Tutti gli eventi si svolgeranno presso il Padiglione Nicelli del Campus Arata, via Scalabrini 113, sono ad ingresso libero, in lingua inglese.
 

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