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Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

La recensione di CJ: Courtney Barnett

Tutti noi nostalgici dei nineties, dell’estetica slacker e dei camicioni a quadri, del lo-fi e del grunge (Courtney, vi ricorda qualcuno?), abbiamo trovato la nostra nuova eroina. È una ragazza, sembra poco più di una ragazzina

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COURTNEY BARNETT
Sometimes I Sit And Think, And Sometimes I Just Sit (2015)
 
Tutti noi nostalgici dei nineties, dell’estetica slacker e dei camicioni a quadri, del lo-fi e del grunge (Courtney, vi ricorda qualcuno?), abbiamo trovato la nostra nuova eroina. È una ragazza, sembra poco più di una ragazzina ma quest’anno ne ha fa 28 a novembre, nata sulle spiagge settentrionali dell’Australia, vicino a Sidney – dice proprio così Wikipedia: “spiagge settentrionali, Sydney, Australia”.

Dopo un paio di EP autoprodotti – in realtà incisi per una piccola label da lei stessa fondata – il suo album di debutto (“Qualche volta mi siedo e penso, altre volte mi siedo e basta”, geniale e ) ha riscosso un successo imprevisto, anche grazie a due brani scelti per la soundtrack di una nota serie tv sui vampiri, non chiedeteci quale, non seguiamo – ahimè – le serie tv sui vampiri.

“Sometimes I Sit And Think, And Sometimes I Just Sit” non è un capolavoro, va detto. Le melodie sono facili facili, anche scontate in qualche episodio. Eppure suona bene. Leggero e rapido. Brilliant, si è detto. Senza pretese intellettuali – e non è male in questi tempi da hipster in cui fa più figo ascoltare Benjamin Clementine, bel disco tra l’altro – ma con testi infarciti di immagini tratte dal quotidiano e personaggi molto letterari, seppur grotteschi. E belle canzoni.

Il garage-rock del singolo “Pedestrian best” (“Mettimi su un piedistallo e ti deluderò”), ad esempio, pare uscire dal repertorio di Breeders o Trowing Muses, e ancora meglio è “Dead fox”, che invece ricorda assai i Pavement, o ancora il ritornello di “Nobody Really Cares If You Don’t Go To The Party”. Ma ci sono anche la nenia psichedelica di “Kim’s caravan” (“Guardo il soffitto e mie occhi vedono una macchia d’umidità che sembra Dio, e mi guarda”) e il country bislacco di “Depreston” – dove ci guida nei dintorni di Melbourne in macchina alla ricerca di una casa non troppo costosa, tra bungalow in affitto – e il blues anestetico di “Small poppies”, a là P.J. Harvey.

Il tempo dirà se si tratta solo di un’operazione nostalgia, o se sentiremo ancora parlare di lei. Il talento c’è.
 
Giovanni Battista Menzani
@GiovanniMenzani

 

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