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Legambiente e Wwf: “No in Regione alla caccia con l’arco”

Si discute questo pomeriggio in Commissione II Politiche Economiche della Regione Emilia-Romagna la petizione popolare, promossa dall'Avv. Monica di Piacenza, di introduzione dell'arco per il prelievo della fauna ungulata in esecuzione dei piani di controllo

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Si discute questo pomeriggio in Commissione II Politiche Economiche della Regione Emilia-Romagna la petizione popolare, promossa dall’Avv. Monica di Piacenza, di introduzione dell’arco per il prelievo della fauna ungulata in esecuzione dei piani di controllo, attraverso l’integrazione dell’art. 19 del Regolamento Regionale 1/08 per la gestione degli ungulati oltre alla petizione popolare per l’autorizzazione al piano di abbattimento del cormorano.

“L’intento della petizione sull’arco – affermano in una nota Laura Chiappa (Legambiente), Sabrina Soprani (Wwf) – è facilmente individuabile. Superare lo scoglio dell’art. 48 della L.R. 8/94 che vieta l’uso dell’arco nell’esercizio venatorio ordinario”.

“Legambiente e Wwf come associazioni che siedono in Consulta Venatoria Provinciale, in totale disaccordo, hanno scritto a tutti i componenti della Commissione II Politiche Economiche e all’assessore regionale alla Caccia, Caselli, per chiedere di respingere la petizione popolare. Le ragioni del no  all’uso dell’arco per i piani di controllo agli ungulati sono molteplici”.

“Innanzitutto, questa forma di caccia si aggiungerebbe semplicemente  a quelle già esistenti, braccata, girata, caccia di selezione, senza apportare alcun concreto vantaggio al problema del contenimento degli ungulati, per il numero esiguo di cacciatori interessati e di prede cacciate.Un inutile regalo quindi ad una particolare e minoritaria categoria di cacciatori…”

“Al contrario – proseguono – la difficoltà di gestione di questo strumento di caccia da parte del cacciatore che richiede precisione e competenze particolari oltre che  un approccio complesso con la fauna ed il territorio, al fine di ridurre i rischi per animali e persone  e garantire un prelievo sostenibile anche eticamente e scientificamente, hanno già portato la Commissione II Politiche Economiche a rigettare il 07/04/11 un’altra petizione popolare che chiedeva la reintroduzione dell’arco nell’attività venatoria con la modifica della L.R. 8/94”.

“Da ultimo, ma non meno importanti, sono le ragioni etiche che sconsigliano fortemente l’uso dell’arco, e che consistono nella difficoltà di garantire l’efficacia immediata di questo strumento, con inevitabile sottoposizione dell’animale che non trova la morte immediata, ad una inutile  sofferenza, destinato a perire dopo lenta agonia, per dissanguamento, o per le ferite letali inferte”.

“Il cosiddetto “colpo di grazia”, che il cacciatore in possesso da arma da fuoco assesta in caso di ferimento, non sarebbe possibile con l’arco, e l’animale potrebbe essere finito solo per sgozzamento. Si aggiunga, inoltre, che un ungulato, animale di notevole dimensione, ferito e/o vagante potrebbe costituire un serio pericolo per l’uomo”.

“I tentativi fatti in Umbria e Liguria di introdurre l’uso dell’arco sono abortiti per l’opposizione dei cittadini, guidati dalle associazioni di tutela degli animali, che ha condotto gli enti ad una decisione sfavorevole. La contrarietà è totale anche per il piano di abbattimento del cormorano, che la petizione chiede in pratica di ampliare rispetto alla attuale legge regionale”.

“Ci auguriamo – concludono Chiappa e Soprani – che anche la Commissione della Regione Emilia-Romagna si allinei con un parere sfavorevole per la caccia con l arco,  per evitare l’ennesima decisione presa solo nell’interesse delle associazioni venatorie e a discapito della diffusa sensibilità dei cittadini nei confronti delle tematiche inerenti al benessere animale e lo stesso faccia per il cormorano”.

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