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Piacenza e il pomodoro: “Affermarsi sui mercati internazionali” foto

Presentata a Palazzo Galli la riedizione del libro del 1990. Squeri (Steriltom e Pomorete): l’industrializzazione è cominciata con l’oro rosso. Spelta (Arp-Cio): aggregazione la chiave per competere nel mondo

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Il valore economico, sociale e di sviluppo futuro del pomodoro piacentino è emerso durante la presentazione del libro “Il pomodoro piacentino, la nostra storia, la nostra tradizione, il nostro futuro”. Durante la presentazione, si è parlato anche della fusione tra Arp Piacenza e Cio (Consorzio casalasco del pomodoro) suggellata lunedì a Expo, alla presenza del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina.

Il testo è una riedizione del libro dell’imprenditore Gustavo Zanetti del 1990. A parlarne sono stati Dario Squeri, ad di Steriltom e presidente di Pomorete (che ha avuto una grande visibilità a Expo); Stefano Spelta, direttore generale di Arp; Michela Vignola, che ha aggiornato la riedizione del libro a cura dello studio SantaFranca 60. A moderare l’incontro, nel salone di Palazzo Galli della Banca di Piacenza pieno in ogni ordine di posti, è stato il direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto.

A Piacenza il pomodoro è conosciuto e lavorato dalla fine dell’800, ma la prima fabbrica, Cà Blatta, la aprì Giuseppe Orsi nel 1906. Se nel 1929 c’erano già 33 aziende di trasformazione, nel 1969 se ne registravano 44: oggi ne restano cinque. Heinz, il colosso Usa, usava il pomodoro di Piacenza. E nella Prima guerra mondiale l’Esercito scelse di utilizzare per i soldati la conserva di pomodoro nei barattoli. Questi e altri aneddoti legati alla storia sono nel libro, ha ricordato Vignola, insieme con le ricette di famosi chef piacentini rigorosamente a base di pomodoro.

Squeri ha sottolineato che «dietro a una bacca c’è l’inizio della industrializzazione di Piacenza. Dietro a questo frutto c’è il popolo del pomodoro piacentino. Gli agricoltori, nei primi decenni del ‘900, decisero di valorizzare da soli il pomodoro e così cominciarono a trasformarlo diventando imprenditori».

Un’evoluzione che ha caratterizzato un territorio, portandolo a essere il primo produttore nel Nord Italia con un pomodoro di qualità invidiata. Le aziende di pomodoro hanno visto generazioni di piacentini – un caldo omaggio è andato alle donne che fin da subito impiegate in fabbrica – lavorare con l’oro rosso: agricoltori dalla professionalità elevata, industriali, ragazzi, donne. Il pomodoro si è evoluto, perché il mondo si è globalizzato e qui sono entrate in gioco la ricerca e le università.

«Affrontare i mercati esteri è una sfida – ha ricordato Squeri, la cui famiglia è alla quarta generazione di impegno nel pomodoro – che abbiamo affrontato con Pomorete, la prima filiera italiana nata grazie a Confapindustria Piacenza. Abbiamo unito tante professionalità, per dare un prodotto di qualità totalmente controllata a sempre più Paesi che lo hanno integrato nella loro dieta, come i Paesi emergenti che ne chiedono sempre di più».

Spelta ha evidenziato l’importanza della cooperazione «naturale conseguenza della nascita dell’industria. Nel 1958 alcuni agricoltori si sono riuniti nell’Arp». La decisione di allearsi con Cremona scaturì dall’annata eccezionale: c’era tantissimo pomodoro e per consegnarlo in fabbrica le code duravano giorni. Spelta ha poi rimarcato «come ci sia sempre stata collaborazione tra cooperazione e industria».

Martina ha definito l’ingresso di Arp nel gruppo cremonese – nasce così il primo produttore italiano con 550.000 mila tonnellate di prodotto trasformato – «un modello di aggregazione che sarà proposto a livello nazionale». Scelta ha spiegato che il progetto nasce cinque anni fa «e che guarda ai mercati dei prossimi dieci anni e alle richieste dei futuri consumatori. Unendo le due cooperative abbiamo una gamma completa di prodotti per entrare nei mercati internazionali».

All’inizio sono intervenuti Luciano Gobbi, presidente della Banca di Piacenza che ha partecipato alla realizzazione del libro, che ha avuto il patrocinio di Padiglione Italia, e Cristian Camisa, presidente di Confapi che ha raccontato la nascita della Rete di imprese come il punto di arrivo di nuove idee necessarie per competere sui mercati internazionali.

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