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Poste, stop a otto uffici. Sindaci infuriati: “Chiederemo la revoca”

L'annunciata chiusura degli uffici di Santimento, Biana, Godi, Rezzano, San Giuliano, San Nazzaro, Settima e Vicobarone entra in vigore oggi, lunedì 7 settembre. I sindaci dei Comuni interessati dal provvedimento rispondono con un comunicato stampa in cui si associano alla rabbia espressa dai loro compaesani 

Stop a otto uffici postali della provincia di Piacenza: l’annunciata chiusura degli uffici di Santimento, Biana, Godi, Rezzano, San Giuliano, San Nazzaro, Settima e Vicobarone entra in vigore oggi, lunedì 7 settembre. I sindaci dei Comuni interessati dal provvedimento rispondono con un comunicato stampa in cui si associano alla rabbia espressa dai loro compaesani per la perdita del servizio. In corso di valutazione la possibilità di chiedere la sospensione o la revoca del piano di razionalizzazione. 

Il Comunicato congiunto dei sindaci di Rottofreno, Ponte dell’Olio, San Giorgio Piacentino, Carpaneto Piacentino, Castelvetro Piacentino, Monticelli d’Ongina, Gossolengo e Ziano Piacentino – Siamo infine giunti al 7 settembre 2015, data fissata per la definitiva chiusura degli uffici postali di Santimento, Biana, Godi, Rezzano, San Giuliano, San Nazzaro, Settima e Vicobarone.Oggi, salvo improbabili sorprese, le serrande degli sportelli postali delle nostre frazioni rimarranno abbassate ed i nostri cittadini saranno privati di un servizio sino ad oggi garantito dalla funzione (anche) pubblica che le Poste hanno sempre svolto.

In questa fase, non possiamo che associarci alla rabbia dei nostri compaesani che vedono ancora una volta la scelta di servizio al territorio superata dalle logiche di mercato e dalla ricerca del profitto.Non ci riconosciamo in queste Poste che agiscono alla stregua di una qualunque banca o assicurazione privata e rimpiangiamo invece quella azienda statale che aveva come primo scopo quello di servire il cittadino in condizioni di economicità e sostenibilità.Già, la rimpiangiamo perchè non c’è piu’ ed il definitivo abbassarsi delle saracinesche risuona come un mesto de profundis di un passato che, temiamo, difficilmente tornerà. Benché azienda interamente detenuta (oggi, quantomeno) dallo Stato Italiano, Poste Italiane s.p.a. ha ormai dimostrato nei fatti di ragionare solo in termini di numeri, di profitto, di taglio degli sprechi e di massimizzazione delle marginalità.Ma offrire un servizio anche in zone del territorio meno servite può essere considerarato uno “spreco”?

Beh, probabilmente da un soggetto privato si, ma questo atteggiamento risulta inaccettabile da chi è comunque una espressione (oggi totalitaria, domani maggioritaria) di uno Stato Italiano che dovrebbe avere a cuore l’interesse dei propri cittadini prima ancora del margine di profitto.
Sarebbe bastata una presa di coscienza a livello nazionale della gravità della scelta, un diverso imput da parte del Ministero, uno schiocco di dita del Ministro, per evitare tutto ciò e benché tutti i livelli amministrativi locali lo abbiano piu’ volte implorato o alternativamente preteso, questo cenno potenzialmente salvifico non è mai arrivato.Noi sindaci piacentini ce l’abbiamo messa tutta per evitare che questo scempio arrivasse a compimento e, se nel mese di aprile eravamo riusciti a far sospendere l’efficacia del “piano di razionalizzazione”, ogni sforzo per arrivare al mantenimento in funzione dei nostri uffici non ha portato alcun esito.

Abbiamo svolto molteplici riunioni e affrontato il tema ad ogni livello amministrativo, sia a livello regionale che nazionale, ma ciò che è davvero mancato è stato il confronto con Poste Italiane (che ha ridotto i pochi momenti di incontro ad un mero simulacro, non acconsentendo ad alcuna discussione o confronto effettivo) nonostante la normativa vigente lo imponga. Ma, si sa, una cosa è sedersi ad un tavolo, un’altra è avere disponibilità al dialogo, e questo è sempre mancato.Abbiamo provato anche ad avanzare qualunque forma di sostegno agli uffici postali (dal pagamento del canone locativo, alla messa a disposizione di locali pubblici, alla richiesta di installazione di un Postamat per garantire i prelievi di contante, ma anche sinergie legate alla possibilità di pagare tramite poste i servizi pubblici a domanda individuale ecc…) ottenendo sempre un netto rifiuto.Abbiamo anche avuto ampie rassicurazioni sulla disponibilità a erogare servizi attraverso il fantomatico postino telematico, ma oggi non abbiamo garanzie di attivazione nè disponibilità a discutere di sinergie per agevolare i cittadini così pesantemente colpiti dalla razionalizzazione.Benché Poste Italiane s.p.a. agisca a tutti gli effetti con mentalità da privato, ancora oggi beneficia di ingenti contributi pubblici (260 milioni di euro per il 2014) per la garanzia del servizio universale e gode di un trattamento (come da ultimo i servizi di oggi nei telegiornali nazionali che informavano delle potenzialità della nuova applicazione per smartphone) assolutamente non concesso alle aziende private.

Evidentemente, non potremo che fare tutto quanto possibile perchè Poste Italiane s.p.a., che ha di fatto perso la sua naturale connotazione di tutela di tutti, perda anche i benefici economici ed i vantaggi che erano legati al mantenimento di criteri ormai palesemente sacrificati sull’altare dei numeri.Siamo anche delusi dal fatto che AGCOM, benché investita del problema attraverso le nostre comunicazioni formali, non abbia mai preso alcuna posizione. E’ per noi l’occasione di ribadire che proviamo la stessa rabbia dei nostri cittadini e che ciascuno di noi farà tutto quanto nelle disponibilità del proprio comune per andare incontro alle esigenze della popolazione, specie di quella anziana e piu’ penalizzata da questa scellerata operazione societaria.Nella giornata di martedì 8 settembre si terrà a Bologna un nuovo incontro, presso ANCI, per valutare se e quali siano i margini giuridici per radicare nei confronti di Poste Italiane s.p.a. dei procedimenti avanti la Magistratura amministrativa per ottenere la sospensione del piano di razionalizzazione e la revoca dello stesso.

Ogni Comune, in questo caso, dovrà valutare se e quali siano le reali possibilità di buon esito in funzione delle particolarità del caso, ma è evidente che la voglia di non arrendersi è tanta, specie in alcuni casi nei quali i criteri imposti dalla delibera AGCOM342/2014 paiono non essere pienamente rispettati.Con queste poche righe, in ogni caso, vogliamo esprimere ancora una volta l’auspicio che Poste Italiane voglia rivedere la propria determinazione di chiudere i “nostri” uffici postali, ed invitare l’azienda a riflettere sul fatto che questa scelta avrà inevitabili ripercussioni negative sull’immagine stessa di Poste Italiane s.p.a., non piu’ percepita come azienda di tutti e per tutti, ma come una delle tante aziende che privilegiano l’interesse per sè rispetto a quello per i propri utenti e clienti.
 
I sindaci di Rottofreno, Ponte dell’Olio, San Giorgio Piacentino, Carpaneto Piacentino, Castelvetro Piacentino, Monticelli d’Ongina, Gossolengo e Ziano Piacentino.
 

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