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Le Rubriche di PiacenzaSera - Pillole di Economia

Pressione fiscale dei comuni alle stelle, perchè? La pillola di economia

Nuovo appuntamento con le "Pillole di Economia", la rubrica curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it. Questa volta il tema sono le tasse locali per i comuni

Dopo la pausa estiva torna appuntamento con le “Pillole di Economia”, la rubrica curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it  Questa volta il tema è la pressione fiscale nei comuni

PRESSIONE FISCALE DEI COMUNI ALLE STELLE, PERCHE’?
 
Nonostante le recenti dichiarazioni del Governo di voler fare il “funerale” alle tasse comunali sulla prima casa (Imu e Tasi) una recente relazione della Corte dei Conti ha evidenziato come negli ultimi tre anni in Italia la pressione fiscale dei Comuni (IMU, TASI, TARI, ecc.) sia aumentata del 22%.
 
Quest’aumento della pressione fiscale locale sommata alla peggiore crisi economica degli ultimi 50 anni, che ha comportato il crollo della ricchezza pro capite e l’aumento vertiginoso delle famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese, ha determinato una riduzione del reddito pro – capite spendibile eccezionale le cui conseguenze hanno influenzato e influenzeranno pesantemente anche in futuro l’economia del Paese.
 
La Corte dei Conti ha giustificato l’aumento delle tasse locali con la corrispondente riduzione di ben 8 miliardi di euro dei trasferimenti statali ai Comuni. Da molte parti (non solo ambienti collegati alla politica ma anche professionali e tecnici) si ritiene che lo Stato “sprecone”, per motivi di mero calcolo elettorale, invece di tagliare le proprie spese abbia preferito trasferire a valle il Problema riducendo i trasferimenti agli Enti locali, per cui i Comuni, le Province e le Regioni sono state costrette, loro malgrado, ad aumentare le tasse per evitare di tagliare le spese sociali.
 
Ma la causa dell’aumento della pressione fiscale dei comuni è effettivamente ascrivibile interamente alla riduzione dei trasferimenti statali?
 
Se allarghiamo l’analisi dai tre anni della relazione della Corte dei Conti agli ultimi 15 anni della recente relazione pubblicata dalla Cgia di Mestre scopriamo però che: i trasferimenti statali correnti a beneficio di Regioni e Enti locali sono passati da 53 miliardi di euro nel 2000 a 35 miliardi nel 2013, ultimo anno disponibile, con una riduzione di 18 miliardi di euro, mentre le entrate tributarie degli Enti locali nello stesso periodo sono aumentate di 32,6 miliardi. L’aumento delle Entrate tributarie degli Enti Locali ha dunque superato la riduzione dei trasferimenti Statali di 14,6 mld di euro (Fonte Cgia di Mestre).
 
I numeri sembrano pertanto smentire in parte l’analisi della Corte dei Conti quando nella propria relazione attribuisce l’aumento della pressione fiscale degli Enti locali in larga misura alla riduzione dei trasferimenti Statali.
 
Facciamo un esempio concreto di aumento della pressione fiscale su cui la riduzione dei trasferimenti statali non ha inciso:
 
La tassa sui rifiuti (Oggi Tari, ex Tares, ex Tarsu) è progressivamente aumentata, nonostante la crisi abbia ridotto fortemente la quantità di rifiuti prodotti e la popolazione non sia aumentata.
 
Secondo un’indagine della CGIA di Mestre a livello nazionale tra il 2010 e il 2015 una famiglia di 3 componenti, che abita in un appartamento da 100 mq ha subito un aumento della tassa per smaltimento dei rifiuti del 23,5%.

Per le attività economiche, le cose sono andate anche peggio. Nonostante la riduzione dei ricavi, per esempio ristoranti, pizzerie e pub con una superficie di 200 mq hanno subito un incremento medio del prelievo per finanziare lo smaltimento dei rifiuti del 47,4%, pari, in termini assoluti, a +1.414 euro.

Nello stesso periodo la produzione dei rifiuti urbani ha subito una forte riduzione (nel 2007 ogni cittadino italiano “produceva” rifiuti per circa 557 kg, nel 2013 la quantità è scesa a poco più di 491 kg per abitante) mentre le società che gestiscono i rifiuti hanno ottenuto dagli Enti preposti a vigilare un incremento delle tariffe.
 
In buona sostanza conclude la relazione della Cgia di Mestre: “nonostante gli italiani abbiano prodotto meno rifiuti, la raccolta e lo smaltimento ci sono costati di più”.
 
Dopo aver verificato la non perfetta proporzionalità tra l’aumento della pressione fiscale e la riduzione dei trasferimenti statali agli Enti locali esaminiamo quanto invece è successo nello stesso periodo nel Comune di Piacenza.
 
I Bilanci del Comune di Piacenza negli ultimi anni si sono chiusi con avanzi di gestione (utili semplificando) e lo stesso Comune registra un livello d’indebitamento assolutamente inferiore alla media nazionale; nel 2012 tra i Capoluoghi di Provincia– ultimo dato a mia disposizione – Piacenza era addirittura al 3° posto su 110 Comuni per “autonomia finanziaria – fonte www.openbilanci.it:
 

Rank Comune Indice di autonomia finanziaria
1 CASERTA 97.87%
2 SONDRIO 97.47%
3 PIACENZA 95.87

 
Questo dato in se è molto positivo perché evidenzia un equilibrio finanziario invidiabile del nostro Comune.
 
Verifichiamo però l’andamento della pressione fiscale e dei trasferimenti statali nel nostro Comune e confrontiamola con un campione di Comuni simili al nostro per poter giudicare come gli amministratori abbiano reagito alla riduzione dei trasferimenti statali adottati dai Governi.
 
A questo proposito esaminiamo le entrate tributarie del nostro Comune (con esclusione della tassa sui rifiuti che ho dovuto analizzare separatamente per il diverso criterio di contabilizzazione registrato nel Bilancio del Comune di Piacenza tra il 2012 e 2013 che non consentiva un confronto omogeneo) messe a confronto con l’andamento dei trasferimenti statali nello stesso periodo.
 
Tabella delle entrate tributarie (esclusa tassa rifiuti) e dei trasferimenti dello Stato al Comune di Piacenza tra il 2008 e il 2015 (Bil prev.):
 
In migliaia di euro:

TIPOLOGIA DI
ENTRATA
2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 (prev.) Var 2008-2015
Tributi (esclusi rifiuti) 37.890 36.722 37.203 59.431 59.431 69.811 67.713 78.800 +40.910
Trasferimenti dallo Stato 23.277 24.277 23.198 1.545 1.545 777 10.390 2.405 -20.872

 
Dall’esame della tabella possiamo osservare che le entrate tributarie complessive, (IMU, Tasi, Addizionale Irpef, ecc.), con esclusione della tassa rifiuti, del Comune di Piacenza tra il 2008 e il 2015 sono aumentate di euro 40.910.000 mentre i trasferimenti dello Stato sono diminuiti di euro 20.872.000, con una differenza di maggiori entrate tributarie di quasi il 100% cioè + 20.038.000 euro rispetto a quanto sarebbe servito per bilanciare semplicemente la riduzione dei trasferimenti statali.
 
Osserviamo adesso l’andamento della gestione rifiuti (entrate) considerando che fino all’esercizio 2012 nel bilancio del Comune di Piacenza i costi e ricavi non erano contabilizzati perché Iren (la società quotata partecipata dal Comune di Piacenza che gestisce i rifiuti) probabilmente assorbiva sia i costi sia i ricavi per cui il saldo di questa gestione per il Comune era zero. Ovviamente questo valeva solo per il Comune e non per i cittadini che comunque hanno sempre versato a Iren la tariffa prevista.
 
In migliaia di euro:
 

TIPOLOGIA DI 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 prev 2015 Var.
ENTRATA
Gestione rifiuti nd nd nd nd nd 19.284 20.089 20.200 +916

 
La gestione rifiuti evidenzia nei tre anni esaminati un incremento delle entrate di circa 916.000 che rappresenta un +4,7%.
 
Dopo aver confrontato le entrate tributarie complessive (esclusa la tassa rifiuti) con i trasferimenti Statali e aver esaminato le entrate della gestione rifiuti passiamo adesso a effettuare un confronto tra pressione fiscale del Comune di Piacenza e quella di un campione dei Comuni italiani, che per dimensione e localizzazione possono essere assimilati al nostro.
 
A questo proposito ho utilizzato l’interessante sito web già citato www.openbilanci che riassume tutti i dati dei bilanci dei Comuni italiani e stila anche le graduatorie dei Comuni più o meno virtuosi in materia di entrate ed uscite. Per effettuare un confrontato omogeneo ho estratto un campione che è composto da tutti i Comuni italiani con popolazione compresa tra 50.000 e 200.000 abitanti delle Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Friuli V.G. che ammonta per esattezza a 36 unità.
 
Nel 2013 (ultimo dato disponibile nel sito sopra citato) il Comune di Piacenza ha prelevato dalle tasche dei propri cittadini imposte e tasse per euro 605,08 pro-capite. 
 
Sui 36 Comuni del campione esaminato Piacenza si è piazzata al 12° posto nella graduatoria di quelli + tassati.
 
Se scendiamo ancora più nel dettaglio (al contrario di quanto poi ho verificato per il 2014) per quanto riguarda le imposte sulla casa (sostanzialmente IMU) prima dell’introduzione della TASI (nel 2013 la Tasi non c’era), Piacenza era al 24° posto sempre su 36 Comuni del Campione con un prelievo di IMU pro-capite per residente di euro 202,46, quindi un risultato confortante.
 
La bassa tassazione immobiliare 2013 di Piacenza è stata però stravolta nel 2014 grazie all’introduzione della TASI: semplificando la tassa che colpisce sia il proprietario dell’abitazione, capannone, ecc. sia i semplici utilizzatori a vario titolo (per esempio affittuari) degli immobili.
 
Se esaminiamo la graduatoria 2014 relativa alle tasse pro-capite versate dai cittadini alle amministrazioni comunali sugli immobili (IMU + TASI) stilata dal Sole 24ore tra tutti i Capoluoghi di Provincia (questo volta ho utilizzato l’intero cluster dei capoluoghi nazionali di Provincia) Piacenza occupava il 20° posto su un totale di  104 Comuni: dato  2014 euro 391,45 pro-capite (Fonte Sole24 ore).
 
Nel 2014 alcuni Comuni capoluogo a noi vicini registravano un carico fiscale pro-capite di IMU + TASI decisamente inferiore a quello di Piacenza:
 
 

Capoluogo Tasse locali pro-capite Differenza con Pc
Bologna 494,56 126,34%
Parma 392,54 100,28%
Piacenza 391,45 100,00%
Pavia 371,05 94,79%
Modena 343,87 87,85%
Cremona 340,03 86,86%
Ferrara 338,83 86,56%
Reggio Emilia 335,70 85,76%
Forlì 312,48 79,83%
Rimini 309,07 78,96%
Alessandria 300,95 76,88%
Lodi 272,06 69,50%

 
Secondo questi dati nel 2014 i nostri vicini di Lodi hanno versato circa il 30% in meno di IMU + TASI al loro Comune rispetto ai Piacentini.
 
Dunque l’introduzione della Tasi sembra aver fatto guadagnare molte posizioni al nostro Comune nella graduatoria dei Comuni Capoluogo + tassati.
 
Esaminiamo ora la graduatoria stilata dal sito www.openbilanci.it relativamente alle Entrate tributarie pro-capite in materia di tassa sui rifiuti (cioè quanto il Comune chiede ai propri cittadini per lo smaltimento dei rifiuti) sia rispetto al campione dei 36 Comuni simili al nostro, sia rispetto a tutti i capoluoghi di provincia italiani con un numero di abitanti compreso tra 50.000 e 200.000.
 
Il Comune di Piacenza in questa particolare graduatoria nel 2013 si collocava al 8° posto sui 36 Comuni del campione con un prelievo pro-capite medio di euro 151,90. Se allarghiamo la ricerca a tutti i Comuni italiani compresi tra 50.000 e 200.000 abitanti Piacenza si collocava al 25 posto su un totale di 126 Comuni.
 
Segnalo infine che la graduatoria di Piacenza in materia di tassa sui rifiuti nel prossimo futuro è destinata a peggiorare notevolmente perché il sito nel 2013 utilizza ai fini statistici le entrate di cassa, circa 15,7 mln, che per la modifica al criterio di contabilizzazione adottato dal Comune proprio in quell’anno sono solo una parte di quelle contabilizzate a regime mancando i residui dell’anno precedente.

Le entrate 2014 (estratto dal Bilancio consuntivo 2014 del Comune di Piacenza) ammontano infatti a oltre 18,1 mln di euro. Quando il sito sarà aggiornato con i dati 2014 Piacenza dovrebbe scalare (in negativo) molte posizioni nella graduatoria dei Comuni con il più alto prelievo pro-capite per tassa sui rifiuti. Adottando il dato 2014 il prelievo pro-capite per i rifiuti per Piacenza sale da euro 151,90 a euro 175,33, (18.166.586: 103.610 abitanti) che significherebbe 3° posto assoluto sui 36 Comuni del campione preceduta solo da Alessandria con euro 194,67 e Asti con euro 175,51.

 

Mauro Peveri
mauro.peveri@gmail.com

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