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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

Venezia 72: Childhood of a leader e A Bigger Splash

Sono di moda gli anni '20 nei film presenti a Venezia quest'anno: dopo Marguerite e Danish Girl anche Childhood of a leader

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Dalla nostra inviata a Venezia Barbara Belzini

Childhood of a leader Venezia72 Orizzonti

Sono di moda gli anni ’20 nei film presenti a Venezia quest’anno: dopo Marguerite e Danish Girl anche Childhood of a leader, primo lungometraggio dell’attore Brady Corbet, classe 1988, é ambientato negli anni tra la fine del primo conflitto mondiale e l’ascesa del fascismo.

Come attore Corbet ha lavorato con il gotha del cinema d’autore contemporaneo, da Araki ad Assayas a Von Trier ad Haneke: é di questi ultimi due che si sentono gli echi nel suo film d’esordio, a partire dalla presenza di Stacy Martin (la giovane protagonista di Nymphomaniac) per arrivare a “Il nastro bianco”, nei confronti del quale questo esordio ha diversi debiti.

La storia é divisa in capitoli che raccontano, attraverso progressive intemperanze, lo svilupparsi di una personalità violenta durante l’infanzia di Prescott, bambino cresciuto tra un padre assente e severo che fa il diplomatico (Liam Cunningham, il Davos Seaworth de “Il trono di spade”) e una madre mancata insegnante, cattolica rigorosa e dura (Bérénice Bejo, la protagonista di The Artist)

Unico film del Festival 2015 girato in 35 millimetri (Brady in conferenza stampa ha dichiarato che la pellicola é materica e richiede concentrazione, mentre il digitale é per i pigri), ambientato prevalentemente nelle case dove il bambino si trova a vivere, il film esteticamente é assolutamente interessante. Brady racconta che la fisionomia del bambino protagonista (Tom Sweet) é ispirata al Tadzio di Visconti ed é infatti in quella cifra stilistica che si collocano sia le scenografie che la fotografia che l’estetica complessiva del film.

Film ambizioso e apprezzabilmente coraggioso anche se non compiutamente riuscito, accompagnato da una straniante colonna sonora evocativa del male che verrà, giustamente Childhood of a Leader é collocato nella sezione Orizzonti, che dovrebbe rappresentare la cinematografia più sperimentale. 

“Vorrei che Tom Sweet potesse diventare il mio Antoine Doinel”, aggiunge Brady, suggerendo forse un’ideale prosecuzione della storia.
Tra le curiosità un piccolo ruolo per Robert Pattinson “perché volevamo qualcuno di famoso e carismatico per quella parte” e la dichiarazione di Bérénice Bejo, che esordisce dicendo “Come potevo non accettare questo ruolo? Era così divertente. Scherzo ovviamente, perché é una storia molto cupa. Eppure Brady quando mi ha contattata mi ha parlato al telefono per ore raccontandomi il progetto, e non riuscivo a dire nulla, potevo solo ascoltare. É un uomo che sa essere molto persuasivo”.

A Bigger Splash di Luca Guadagnino Venezia 72 in concorso

Quando devo parlare di brutto cinema italiano faccio spesso l’esempio di “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino, presentato a Venezia nel 2009, fischiato e criticato in patria ma resuscitato all’estero sia come incassi che come premi arrivando ad essere nominato per il miglior film straniero ai Golden Globes: sarà per Tilda Swinton, sarà perché agli americani piace immergersi in una certa lussuosa atmosfera italiana, per me rimane un mistero.

La prima parte di questo A Bigger Splash, a parte l’immutato ambiente di gente bella e ricca, promette bene, anzi non volevo credere alle prime bellissime sequenze della rockstar Tilda Swinton sul palco. Va tutto abbastanza bene per la prima mezz’ora: il film é ambientato a Pantelleria (ha detto Guadagnino “il quinto personaggio del mio film”), quindi c’è bellezza a profusione.

Oltre alla Swinton, gli altri protagonisti sono un istrionico e divertente Ralph Fiennes nei panni dell’ex compagno e manager della Swinton,  Matthias Schoenaerts (appena visto in The Danish Girl), attuale compagno di lei e Dakota Johnson, nel ruolo della figlia (presunta) di Fiennes. Ispirato (quasi un remake de) a “La piscina”, film francese con Delon e la Schneider, A Bigger Splash vorrebbe quindi rappresentare un ambiente torrido e passionale di seduzioni, tradimenti e crimini tra i quattro protagonisti ma non ci riesce. E per quanto sia un passo in avanti rispetto al film precedente, e per quanto sia bello visivamente (dicevamo di Pantelleria, aggiungiamo le citazioni di David Hockney per le scene in piscina) A Bigger Splash non è sexy è inquietante, é goffo. Per fare questo tipo di film c’è molto ancora da imparare dai francesi.
 

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