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Carne e tumori, le associazioni piacentine: “Terrorismo, noi i più controllati” foto

"Terrorismo" e "inutili allarmismi". Insorgono le associazioni piacentine di categoria dopo l'allarme lanciato dall'Oms sul rischio cancro legato al consumo di carni rosse

“Terrorismo” e “inutili allarmismi”. Insorgono le associazioni piacentine di categoria dopo l’allarme lanciato dall’Oms sul rischio cancro legato al consumo di carni rosse.

“C’è chi guadagna comprando all’estero carni provenienti da allevamenti dove non si conosce né il mangime né i farmaci usati – afferma il presidente del Consorzio “La Carne che Piace” Paolo Maloberti – ma l’Oms e l’Europa non dicono nulla su questo e così si trovano bistecche o salumi a prezzi bassi nei supermercati”.

Forti critiche anche da Confagricoltura e Coldiretti: “Migliorare l’alimentazione, arricchendola anche di carne, ci ha portato ad un’età media più elevata – commenta Giovanna Parmigiani, presidente della sezione di prodotto Carni Bovine e Suine di Confagricoltura – lo studio pubblicato parla di consumi giornalieri, evitiamo assiomi semplificatori che possono indurre a stili alimentari a loro volta sbagliati, tutti gli eccessi sono sempre dannosi.

“Esiste una grandissima differenza – commenta Angelo Ferrari, produttore suinicolo di Vigolzone e vice presidente di Coldiretti Piacenza – tra le carni dei diversi paesi: le Made in Italy sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali”.

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Il comunicato stampa del Consorzio “La Carne che Piace” – “Dopo la mucca pazza e l’aviaria dei polli ecco un nuovo attacco alla carne con l’uso della terribile parola “cancro”. Non ci sta il Consorzio La Carne che Piace a questa nuova demonizzazione di un cibo che da millenni rappresenta il sostentamento proteico per eccellenza dell’uomo: la carne rossa. A questa l’Oms ha aggiunto le carni lavorate.

“L’allarme dell’Oms, e in particolare dell’Agenzia per la ricerca sul cancro Iarc, tra l’altro non dà risposte assolute – spiega Paolo Maloberti, presidente del Consorzio – perché parla di consumi eccessivi senza indicare le quantità. Sui metodi di cottura, barbecue o fiamme libere che aumenterebbero certe sostanze chimiche cancerogene, lo stesso Iarc dice che non ci sono, però, dati sufficienti per sostenere che la cottura agisca sul rischio di cancro. L’Oms parla di legame tra certe carni e il rischio di sviluppare un tumore. Insomma, nulla di definito». Gli italiani, ricorda Maloberti, mangiano circa 80 chili di carne a testa all’anno contro i 120 degli americani o degli australiani «perfino i francesi ne mangiano 10 kg più di noi”.

Quello che gli allevatori italiani sanno «è che l’Italia è la più controllata in Europa, dove la food safety è più alta che in ogni parte del mondo, anche se purtroppo i consumatori spesso lo dimenticano. Basta leggere le cronache dei convegni che vengono svolti, ad esempio, all’Università Cattolica su questi temi».

Maloberti, però, punta il dito oltre che contro l’allarmismo anche sull’alimentazione degli animali, sulle carni provenienti dall’estero e sulla Grande distribuzione. “I controlli veterinari e igienici sugli allevamenti e sui macelli – spiega Maloberti – sono quasi maniacali. Nessuno, però, controlla le partite di suini che arrivano da Paesi europei e non si sa come siano stati alimentati, che farmaci abbiano preso, ma che costano molto poco. Non tutti i prosciutti sono Dop. Da dove arrivano le cosce per produrli? Ancora oggi, ci sono Paesi dove si possono curare gli animali con farmaci che da noi sono stati aboliti da 30 anni. Da noi, inoltre, non si usano ormoni. L’Oms parla di affumicatura killer. Assaggino i salumi piacentini, trasformati solo con il sale e stagionati naturalmente. Altro che cancro”
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Maloberti non ci sta e intravede un forte interesse economico dietro l’ennesimo allarme alimentare: “Su tutto questo, certa industria e certa distribuzione si arricchiscono pagando la materia prima a prezzi irrisori mettendo a rischio, invece, chi alleva bovini e suini di qualità, lavora con coscienza e non può accettare che la sua carne venga pagata al di sotto del costo di produzione. Come Consorzio, invitiamo i cittadini a consumare solo carne italiana e di qualità, magari mangiandone un po’ meno, ma essendo sicuri di trovare gusto e sicurezza nella bistecca che si ha nel piatto”.

“BASTA CREARE INUTILI ALLARMISMI”, La nota di Confagricoltura – La notizia della correlazione tra consistente assunzione di carni rosse e patologie cancerogene sta facendo il giro del globo. I rapporti monografici dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) – osserva Confagricoltura – si basano sull’identificazione degli agenti di rischio e non sulla valutazione del rischio.

I risultati raggiunti (di cui peraltro ieri sono stati solo anticipati alcuni primi elementi), non devono quindi portare a conclusioni affrettate. Occorre attendere tutti i dettagli della complessa analisi e le sue indicazioni vanno comunque sottoposte dai governi e dalle agenzie sanitarie internazionali, a valutazioni del rischio. Tanto più che, come dichiarato dallo stesso direttore della AIRC, Christopher Wild, la carne rossa ha valore nutrizionale.

Non è la prima volta che vengono pubblicati report che correlano lo sviluppo di patologie con il consumo eccessivo di determinati alimenti. “Migliorare l’alimentazione, arricchendola anche di carne, ci ha portato ad un’età media più elevata – commenta Giovanna Parmigiani, presidente della sezione di prodotto Carni Bovine e Suine di Confagricoltura Piacenza e presidente della Federazione Nazionale di Prodotto di Confagricoltura – lo studio pubblicato parla di consumi giornalieri, evitiamo assiomi semplificatori che possono indurre a stili alimentari a loro volta sbagliati, tutti gli eccessi sono sempre dannosi. Gli scarichi delle auto emettono polveri cancerogene, ma nessuno di noi rinuncia alla propria automobile. Depennare dalla dieta le carni rosse sarebbe come rinunciare ad uscire di giorno perché un’eccessiva esposizione al sole aumenta il fattore di rischio per i tumori”.

“NO A TERRORISMO SU CARNE”, la nota di Coldiretti – “Il rapporto Oms sul consumo della carne rossa è stato eseguito su scala globale e dunque su abitudini alimentari molto diverse come quelle statunitensi caratterizzate dal consumo del 60 per cento di carne in più rispetto agli italiani”.
 
Questo il commento di Coldiretti Piacenza, nel sottolineare che lo studio sta creando, un clima allarmistico e, per quanto riguarda il nostro Paese, “immotivato se si considera che la qualità della carne italiana, dalla stalla allo scaffale, è diversa e migliore e che i cibi sotto accusa come hot dog e bacon non fanno parte della tradizione nostrana”. A dover rassicurare i consumatori italiani è tra l’altro – rivela la Coldiretti – una frase riportata sullo stesso studio dell’Oms dove si afferma chiaramente che “E’ necessario capire quali sono i reali margini di rischio ed entro che dosi e limiti vale la pena di preoccuparsi davvero”.
 
Il consumo di carne degli italiani con 78 chili a testa è infatti ben al di sotto di quelli di Paesi come gli Stati Uniti con 125 chili a persona o degli australiani con 120 chili, ma anche dei cugini francesi con 87 chili a testa. Altrettanto importante è capire esattamente di quali tipi di carne e di quali sistemi di lavorazione si sta realmente parlando quando si punta il dito contro la carne. Basti pensare agli Usa dove l’utilizzo di ormoni e di altre sostanze atte a favorire la crescita degli animali è considerato del tutto lecito.
 
“Esiste una grandissima differenza, commenta infatti Angelo Ferrari, produttore suinicolo di Vigolzone e vice presidente di Coldiretti Piacenza, tra le carni dei diversi paesi: le Made in Italy sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali. Anche per quanto concerne la trasformazione in salumi, in Italia si segue una prassi di lavorazione di tipo ‘naturale’ a base di sale, che ci ha fatto ottenere il primato a livello europeo per numero di prodotti a base di carne “Doc”, ben 40 specialità di salumi. In questo contesto, ulteriormente positivo è il posizionamento della nostra provincia unica in Italia a vantare 3 denominazioni per i salumi.”
 
“Quello che si rende evidente, commenta Monica Maj, dietista che collabora con Coldiretti nei percorsi didattici nelle scuole, è la necessità di promuovere la dieta mediterranea, al cui interno tra l’altro è prevista una giusta porzione di carne rossa, variando le nostre scelte a tavola. Ovviamente la parola d’ordine deve essere la moderazione nel non esagerare con le porzioni, mangiare poco e di tutto prediligendo il cibo a km zero, poco o per nulla lavorato, facendo attenzione sempre alla provenienza e nel caso di prodotti confezionati è opportuno leggere con attenzione le etichette”.

“Seppur moltissimi studi negli ultimi anni hanno messo in luce i benefici di diete vegetariane generali sulla salute, a patto che siano rigorosamente controllate per garantire un completo apporto nutrizionale, non sono presenti studi che indichino una relazione convincente tra rischio di malattie e modesto consumo di proteine animali; anzi, in certi casi un apporto molto limitato di proteine animali ha effetti benefici, perché fornisce importanti micronutrienti. Occorre infatti evitare allarmismi e ricordare che la carne italiana è un alimento sicuro e prezioso anche per lo svezzamento dei bambini poiché a livello nutrizionale è un alimento ricco di nutrienti fondamentali nelle prime fasi della vita di un individuo nelle quantità suggerite dal modello della Dieta Mediterranea.”
 
“Questo, conclude Ferrari,  non è altro che l’ennesimo falso allarme che non riguarda le nostre produzioni e che conferma la necessità di accelerare il percorso dell’obbligo di etichettatura d’origine per tutti gli alimenti, a partire dai salumi: questa è l’unica vera battaglia che l’Italia deve fare in Europa per garantire la salute dei suoi cittadini e il reddito delle sue imprese. Non dimentichiamoci infatti  che queste vicende mettono a rischio una produzione già messa a dura prova negli ultimi anni; il settore dei suini da ingrasso di Piacenza ha infatti visto, dal 2010 al 2014 secondo un’elaborazione Coldiretti Piacenza sui numeri della Banca Dati Nazionale, una diminuzione nel numero degli allevamenti del 16,4%.”
 
Positivo è invece, fa sapere Coldiretti Piacenza, il dato relativo alle esportazioni di “Carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne” che a Piacenza hanno registrato, secondo elaborazioni Coldiretti su dati della Camera di Commercio, un aumento nel 2014 rispetto al 2012 del 20,2%, segno di un riconoscimento anche da parte della platea estera, dell’alta qualità Made in Italy.
 

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