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Delitto Manesco, Grassi in aula: “Era un pedofilo, meritava di morire”

Il professor Adriano Manesco, ex compagno di liceo di Silvio Berlusconi, "per sua stessa ammissione era un pedofilo" ed era "più meritevole di morire rispetto ad altri perché faceva del male alle persone". 

Il professor Adriano Manesco “per sua stessa ammissione era un pedofilo” ed era “più meritevole di morire rispetto ad altri perché faceva del male alle persone”.

Lo ha spiegato in aula a Milano il piacentino Paolo Grassi, condannato all’ergastolo per l’omicidio del docente, sentito nel processo a carico dell’amico, e presunto complice, Gianluca Civardi.

Paolo Grassi, già condannato all’ergastolo con rito abbreviato, ha deposto per cinque ore e mezza ricostruendo la genesi del delitto e ripercorrendo tutte le tappe del disegno criminale di cui è stato accusato insieme a Civardi.

“Grassi, come spiega il legale difensore Alessandro Stampais, ha ribadito quanto aveva già sostenuto nel corso dell’interrogatorio del 25 febbraio di fronte al pubblico ministero Maria Teresa Latella: di non aver cioè materialmente preso parte all’omicidio di Manesco”.

“Non ha scaricato le responsabilità sull’amico e non lo ha infangato – riferisce Stampais – ha semplicemente circoscritto il suo ruolo e quello del complice nell’ambito del disegno criminoso che li ha visiti entrambi protagonisti. Si è assunto le sue responsabilità, e non ha certo detto di essere stato uno spettatore inerme. Ha confermato il suo contributo all’ideazione del progetto criminale e alla sua messa in atto, ha confermato di aver acquistato i coltelli e gli altri attrezzi serviti al delitto. Ha legato i polsi della vittima ed era presente durante l’assassinio, per chiudere le tende e successivamente ripulire le impronte. Si è recato poi ad acquistare un trolley più grande per trasportarne il corpo”. 

“Mentre cercavo nel computer di Manesco i codici della sua carta di credito, Civardi ha iniziato a strangolarlo nel salotto – ha raccontato -. Io ho chiuso le tende per evitare che qualcuno ci vedesse, non mi sentivo bene e cercavo di non guardare il sangue”.

“Civardi – ha riferito Grassi in aula – mi disse che prima di morire voleva provare la sensazione di uccidere una persona. Volevamo lasciare il lavoro e trasferirci in un posto caldo, in Thailandia o in Brasile”.

IL DELITTO – Il corpo smembrato del docente in pensione, residente in un appartamento di via Settembrini a Milano, dove secondo gli inquirenti si è consumato il delitto, era stato trovato la mattina dell’8 agosto 2014, all’interno di un trolley,chiuso in un cassonetto dei rifiuti di Lodi. Grassi e Civardi erano stati fermati nella notte dalla polizia a Piacenza, mentre buttavano indumenti sporchi di sangue in un cassonetto dei rifiuti di via Nasalli Rocca. Dalla successiva perquisizione della loro auto erano emersi strumenti più che sospetti (coltelli, passamontagna, uno storditore elettrico): i due amici, portati in questura, avevano permesso agli agenti di trovare il cadavere dell’anziano, al quale erano state cancellate le impronte digitali. 

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