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Estradato il killer di Betty Ramirez, voleva scontare la pena in Belgio foto

Estradato Erjon Sejdiraj, localizzato dal nucleo investigativo carabinieri di Piacenza ed arrestato in Belgio il 17 agosto 2015. L'uomo, ricercato da quindici anni, era a capo della banda che uccise nel dicembre 1999, a Mortizza, Betty Ponce Ramirez, giovane “lucciola” ecuadoriana

Estradato Erjon Sejdiraj, localizzato dal nucleo investigativo carabinieri di Piacenza ed arrestato in Belgio, grazie al servizio per la cooperazione internazionale di polizia, il 17 agosto 2015.

L’uomo, ricercato da sedici anni, era a capo della banda che uccise nel dicembre 1999, a Mortizza di Piacenza, Betty Yadira Ponce Ramirez, giovane “lucciola” ecuadoriana. I carabinieri del nucleo investigativo di Piacenza nella giornata di martedì 20 ottobre hanno raggiunto l’areoporto milanese, dove è atterrato l’aereo di linea su cui ha viaggiato il 37enne albanese, scortato dagli uomini dell’Interpol, prima di essere di essere accompagnato al carcere di Opera.

Sejdiraj aveva chiesto di poter scontare la pena in Belgio, dove ha moglie e tre figli, ma la richiesta è stata respinta.

Grande soddisfazione per gli uomini dell’Arma dei carabinieri di Piacenza, anche se, come ricorda il maggiore Massimo barbaglia, “la caccia non è ancora finita”: manca ancora all’appello il terzo complice del delitto,.

L’ARRIVO IN AEROPORTO

L’ARRESTO DEL LATITANTE DOPO 16 ANNI – Aveva iniziato una nuova vita sotto falso nome, da cittadino belga, sposato con tre figli. E proprio in Belgio, nel piccolo villaggio di Geluwe nelle Fiandre Occidentali, è stato raggiunto e arrestato. E’ finita così, dopo 16 anni, la latitanza di Erjon Sejdiraj, albanese oggi 37enne, condannato all’ergastolo per il brutale omicidio di Betty Ponce Ramirez, giovane “lucciola” ecuadoriana rapita e uccisa il 9 dicembre 1999. Il suo corpo venne rinvenuto il 20 febbraio del 2000 a Mortizza (Piacenza) in riva al Po: la giovane era stata seviziata, violentata, uccisa e il suo corpo sepolto.

Una vicenda che aveva profondamente colpito l’opinione pubblica per la spietatezza degli assassini; secondo quanto emerso dalle successive indagini, l’omicidio era maturato in un contesto di di guerra per la supremazia tra bande di “sfruttatori”. La giovane era stata rapita con l’obiettivo di estorcere denaro ai suoi sfruttatori.

Per il delitto vennero condannati in contumacia lo stesso Sejdiraj, ritenuto il “capo” della banda, all’ergastolo (sentenza definitiva il 23 aprile 2003), e altri due complici, Robert Ziu e Fatmir Vangjelai a 23 anni di reclusione ciascuno. Ziu è stato arrestato nel 2006 all’aeroporto di Fiumicino, ed è oggi detenuto nel carcere di Velletri; recentemente ha chiesto la grazia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il complice è invece ancora ricercato.

A tradire il latitante, considerato il “capo” del gruppo responsabile della morte della Ramirez, una telefonata: da tempo i carabinieri monitoravano i contatti dei parenti dell’albanese, rimasti in Italia. Grazie alle intercettazioni hanno scoperto che stavano organizzando un ritrovo di famiglia, per discutere dell’eredità. Nelle chiamate si faceva cenno a “quello là”, forse sottintendendo proprio al fratello fuggiasco. 

A luglio 2015 è arrivata ai parenti un’unica telefonata dal Belgio che ha dato la svolta alle indagini: nonostante nella conversazione in lingua albanese non si facessero nomi, gli interpreti hanno sottolineato che il tono deferente, con il quale lo sconosciuto si rivolgeva a uno dei fratelli Sejderaj, lasciava intendere che potesse trattarsi proprio del fratello minore. Dopo essere risaliti all’interlocutore, il cui nome risultava essere Ymeri Erion, hanno confrontato la sua foto con quella del latitante, scoprendo che corrispondevano, nonostante la famosa lacrima tatuata sul suo volto fosse stata rimossa. La conferma è arrivata dal confronto delle impronte digitali.

 L’arresto di Erjon Sejdiraj è stato possibile grazie agli sforzi congiunti delle Polizie di diversi paesi che, coordinate dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, sulla base delle nuove investigazioni promosse dalla Procura della Repubblica di Piacenza ed attuate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, sono riuscite a stringere il cerchio sul fuggiasco, inserito nell’elenco dei Latitanti Pericolosi (LP) dal Ministero dell’Interno italiano.

Durante le indagini per la cattura del latitante i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Piacenza hanno ripercorso quindici anni di latitanza, passando per alcune città italiane e nella terra d’origine del fuggiasco (Albania), per poi concentrarsi su alcuni congiunti dello stesso residenti in provincia di Ferrara e localizzarlo in Belgio. Lunedì 17 agosto, poco dopo le 7 del mattino l’intervento del F.A.S.T. (Fugitive Asset Search Team), Unità della direzione centrale della Polizia Federale belga costituita nel 2000 per la ricerca dei fuggitivi, ha messo la parola fine alla sua latitanza.

“Fu fatta una promessa i famigliari di Betty Ramirez e alle sue amiche, siamo felici di averla rispettata” hanno commentato i carabinieri. “Avere una sentenza non basta, la giustizia deve essere concreta ed esecutiva, chi ha commesso reati gravi deve essere assicurato alla giustizia, altrimenti resta solo teoria – ha aggiunto il sostituto procuratore Antonio Colonna  -; faccio i miei complimenti agli investigatori per il risultato ottenuto, non bisogna mollare mai”.

L’INTERVISTA AL MAGGIORE BARBAGLIA

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