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“Le chevalier inexistant”, successo in Francia per Teatro Gioco Vita

È la versione francese del nuovo spettacolo “Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino che sarà presentato per la prima volta in Italia al Festival “L’altra scena”

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Successo a Bourg-en-Bresse per il debutto di “Le chevalier inexistant” di Teatro Gioco Vita, regia e scene di Fabrizio Montecchi, versione francese de “Il cavaliere inesistente”, il nuovo spettacolo del centro di produzione teatrale diretto da Diego Maj che sarà presentato in prima nazionale a Piacenza al Festival di teatro contemporaneo “L’altra scena”.

Un lavoro tratto dal romanzo di Italo Calvino, frutto di una prestigiosa partnership artistica tra Teatro Gioco Vita e EPCC – Théâtre de Bourg-en-Bresse, scène conventionnée: “Temps des ombres – un projet de compagnonnage artistique”, che nel triennio 2013/2015 ha visto impegnati il teatro italiano e quello francese, diretto da  Wilfrid Charles, in un intenso programma di spettacoli, lavoratori, incontri.

Tra le attività svolte nell’ambito della collaborazione, anche la coproduzione e la distribuzione di “Donna di Porto Pim”, il percorso formativo “Cercatori d’ombre”, ospitalità di spettacoli e diversi laboratori teatrali e progetti nelle scuole superiori della città, coordinati da Fabrizio Montecchi.

“Il cavaliere inesistente” è l’ultima coproduzione del progetto triennale di “compagnonnage” internazionale. Ad essa partecipa anche il Festival “L’altra scena” e collabora Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Il debutto della versione francese è stato mercoledì 7 ottobre alle ore 19 al Théâtre de Bourg-en-Bresse, con repliche giovedì 8 ottobre alle ore 14 e venerdì 9 ottobre alle ore 20.30. Il debutto in Italia è invece previsto a Piacenza 28 ottobre alle ore 21 al Teatro Comunale Filodrammatici, con anteprima il 27 ottobre e replica il 29 ottobre, sempre alle ore 10 per le scuole (nel cartellone della Rassegna “Salt’in Banco”).

La drammaturgia dello spettacolo è firmata da Cristina Grazioli e Fabrizio Montecchi, i disegni e le sagome sono di Nicoletta Garioni, le musiche di Alessandro Nidi, i costumi di Tania Fedeli. In scena Valeria Barreca e Tiziano Ferrari, con la voce registrata di Mariangela Granelli, le luci di Davide Rigodanza.

Nel linguaggio scenico di Teatro Gioco Vita la presenza immateriale e incorporea dell’ombra si fonde con la presenza materiale e corporea dell’attore. Queste due qualità di presenza scenica, nelle loro tante possibilità combinatorie, si prestano a tradurre i diversi piani dell’ “essere” presenti nel romanzo di Italo Calvino.

«In questo classico della letteratura del Novecento – spiega Fabrizio Montecchi nele sue note di regia – l’epoca di Carlo Magno e dei Paladini, e la giostra di avventure, inseguimenti e battaglie, sono un pretesto per parlarci di noi e del nostro difficile rapporto con la realtà. Calvino affronta, con grande profondità e ricchezza di sfumature, e allo stesso tempo con leggerezza e ironia, il tema dell’identità nell’uomo contemporaneo. Un’identità che appare scissa, o addirittura in alcuni casi inesistente, e propone diversi modi di “essere”, di “stare” al mondo come individui».

Questi temi sono subito evidenti nella figura di Agilulfo, il cavaliere che sotto le placche della propria armatura semplicemente non esiste, nonostante sia convinto del contrario, e nel personaggio di Gurdulù che, pur essendo di carne, ignora del tutto la propria esistenza e si tramuta negli oggetti, negli animali e negli uomini che incontra.

Tra questi due estremi stanno tutti quelli che lottano continuamente in bilico tra una condizione d’esistenza e d’inesistenza. Rambaldo, giovane combattente che vuole vendicare la morte del padre e “cerca le prove d’esserci” nell’azione. Torrismondo, l’altro giovane guerriero, che ricerca l’esserci “in qualcos’altro che se stesso, da quel che c’era prima di lui, il tutto da cui s’è staccato”. Bradamante, donna guerriera, innamorata di Agilulfo, ma anche narratrice occulta della storia nelle vesti di Suor Teodora, che ricerca le prove della sua esistenza nell’amore e nella guerra.

«La scrittura di Calvino – prosegue Montecchi – si dà per archetipi, figure, immagini che suggeriscono immediatamente visioni e rimandano continuamente ad altro, in un lucido gioco di rispecchiamento tra fantasia e verità, come l’ombra. Per questo ritengo che la scelta di mettere in scena “Il cavaliere inesistente” con il teatro d’ombre sia appropriata, perché tecnicamente e linguisticamente fondata dalle caratteristiche intrinseche di questa forma teatrale». Foto Lucia Menegazzo

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