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Tumori, studio piacentino: “Cure vicino a casa, prognosi più favorevole” foto

I dati del registro tumori di Piacenza sono stati al centro del consiglio comunale. L'incidenza delle patologie oncologiche, fatta eccezione per quella al fegato, non presenta significative differenze con le altre zone dell'Emilia Romagna

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Sono oltre i 10mila casi di tumore maligno registrati a Piacenza tra il 2006 e il 2010: l’incidenza, fatta eccezione per quello al fegato, non presenta significative differenze con le altre zone dell’Emilia Romagna. Le patologie oncologiche sono però destinate ad aumentare nel corso dei prossimi anni.

I dati del registro tumori di Piacenza sono stati al centro della seduta di lunedì del consiglio comunale. Seduta convocata ad hoc, nel corso della quale sono stati ascoltati il direttore generale Ausl Luca Baldino, Elisabetta Borciani, responsabile organizzativo Registro tumori e direttore Epidemiologia e comunicazione del rischio, e Luigi Cavanna, responsabile scientifico Registro tumori e direttore dipartimento Onco-ematologia.

“Il registro tumori – ha sottolineato Baldino – è uno strumento importantissimo, perché riesce a dare una fotografia dell’incidenza delle patologie, mettendo insieme dati raccolti non solo da cartelle cliniche ma anche dalle prestazioni sanitarie erogate sul territorio. Si tratta di dati scientifici che aiutano la programmazione dell’azienda sanitaria, di concerto con la conferenza socio sanitaria”.

Parlando di dati, Baldino ha spiegato che la provincia di Piacenza non evidenzia, a livello regionale, “significative differenze rispetto ad altri territori per quanto riguarda le patologie oncologiche”. “Nei prossimi 15 anni queste malattie sono destinate ad aumentare, perché il primo fattore scatenante e l’età: quanto più si è anziani, quanto più l’incidenza di questa patologie (come il diabete, le malattie cardiovascolari, ecc.) è destinata a crescere”.

“Un aiuto arriva dal mantenere uno stile di vita sano, con un’alimentazione adeguata e movimento, non fumare e partecipare alle attività di screening. Ora abbiamo a dispozione questo strumento, molto complesso, come il registro, che consente di avere dati approfonditi. Oggi abbiamo risultati di guarigione oltre al 90 per cento per tumori, come quello al seno, anche grazie alla prevenzione, cosa che mette in evidenza l’importanza dei programmi di screening”.

TUMORE AL FEGATO – “Registriamo – ha illustrato la dottoressa Borciani – un calo per alcuni tumori, come quelli di di prostata e colon retto, legato allo screening ed esami che consentono di individuare lesioni precancerose e agire in maniera in tempestiva. Per quanto invece il tumore del fegato, il numero dei casi è più alto che in altre zone della Regione; per il nostro territorio provinciale non c’è differenza tra collina e provincia, mentre, se si vede in senso orizzontale, il livello più alto è in Valtidone”

“APPROFITTARE DEGLI SCREENING” – Il professor Cavanna ha sottolineato l’importanza del fattore tempo nella lotta contro il cancro: “Negli ultimi anni le percentuali di sopravvivenza al tumore al seno sono molto alte, purtroppo tante pazienti si presentano quando sono già comparse metastasi”.

“Approfittare degli screening è importantissimo. Quelli attivati sono tre: tumore del collo dell’utero, al seno, al colon retto. Purtroppo il 40% di coloro che ricevono l’avviso decidono di non presentarsi”. “Negli ultimi anni – ha aggiunto – l’approccio alla cura e molto cambiato, è diventato multidisciplinare e con maggiori percentuali di riuscita positiva. La sopravvivenza a 5 anni dal tumore è migliorata, passando dal 39% negli anni novanta, al 57% degli anni 2000”.

“Oggi di tumore si muore ancora, ma le conoscenze sono davvero in rapida evoluzione, in proiezione il paziente ha la possibilità di guarire. E, come ulteriore dato da sottolineare, come mostra un nostro studio che uscirà su una importante rivista internazionale, se la cura viene svolta più vicino a casa la prognosi è più favorevole”.

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