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Omicidio Manesco, condanna all’ergastolo e a otto mesi di isolamento per Civardi

Condanna all'ergastolo anche per il secondo imputato del delitto Manesco. I giudici della Corte d'Assise di Milano hanno condannato al carcere a vita Gianluca Civardi

LA SENTENZA – Condanna all’ergastolo anche per il secondo imputato del delitto Manesco. I giudici della Corte d’Assise di Milano hanno condannato al carcere a vita Gianluca Civardi, disponendo per lui 8 mesi di isolamento diurno. Civardi è l’uomo che insieme a Paolo Grassi (già condannato all’ergastolo con rito abbreviato il 28 luglio scorso) ha ucciso il 7 agosto 2014 il professore universitario Adriano Manesco. Il suo cadavere era stato poi fatto a pezzi, le parti del corpo divise in alcuni sacchetti di plastica e nascoste all’interno di un trolley poi abbandonato in un cassonetto dei rifiuti poco lontano dalla stazione ferroviaria di Lodi.

Un delitto che, secondo l’accusa del pm Maria Teresa Latella, sarebbe pianificato in anticipo ed eseguito con premeditazione per poter intascare i soldi della pensione dell’anziano professore. La vittima, 77 anni, ex docente universitario di Estetica a Verona e di Geografia a Milano andato in pensione nel 1990, era stata compagno di classe di Silvio Berlusconi al liceo classico dei Salesiani di Via Copernico, a Milano.

L’avvocato Andrea Bazzani, legale di Civardi, ha dichiarato la volontà di ricorrrere in appello: “Questa sentenza non ci piace – ha detto – sicuramente prepareremo il processo d’appello”. La Corte si è riservata di decidere sul sequestro dei conti correnti di Civardi – come richiesto dal pm – per far fronte alle spese processuali.

LA RICHIESTA PENA – Ergastolo e isolamento diurno: questa la richiesta di pena avanzata dal pubblico ministero Maria Teresa Latella per Gianluca Civardi, il giovane di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) accusato dell’omicidio aggravato e premeditato di Adriano Manesco, professore in pensione di 78 anni.

La sentenza è attesa nel pomeriggio di oggi, giovedì 26 novembre, in Corte d’Assise. Nell’aula del tribunale di Milano, era presente anche l’imputato che ha spiegato le motivazioni del delitto, come racconta il suo legale, Andrea Bazzani: “Il movente non è economico, Civardi ha affermato che a far “scattare” l’omicidio è stato il racconto dell’amico Paolo Grassi (già condannato all’ergastolo in primo grado per lo stesso reato ndr) che ha riferito della pedofilia del professore.

Questione che, a detta di Civardi, sarebbe stata confermata in sua presenza dalla stessa vittima la sera in cui i tre s’incontrarono nell’appartamento di via Settembrini a Milano. La stessa sera in cui Manesco venne ucciso e il corpo fatto a pezzi e rinchiuso nella valigia recuperata dalle forze dell’ordine in un cassonetto dei rifiuti di Lodi. 

Confessioni che Civardi avrebbe accompagnato a lacrime e ad un’evidente tensione, come spiega l’avvocato, dopo avere espresso pentimento per l’accaduto e ringraziato, per il percorso critico affrontato nell’ultimo anno, gli psicologi del carcere e alcuni amici detenuti. Gianluca Civardi deve rispondere delle accuse di omicidio aggravato e premeditato, sevizia e crudeltà, minorata difesa in relazione all’età della vittima, rapina aggravata, occultamento e distruzione di cadavere e porto d’armi.

Il 20 novembre i giudici della Corte d’Assise di Milano avevano respinto la richiesta di perizia psichiatrica; a presentare l’istanza erano stati i suoi difensori, sulla base di una consulenza del medico e criminologo Alessandro Meluzzi. Secondo la difesa, infatti, era “scemata” la “capacità di intendere e di volere” dell’imputato quando è stato commesso l’omicidio.

IL DELITTO – Il corpo smembrato del docente in pensione, residente in un appartamento di via Settembrini a Milano, dove secondo gli inquirenti si è consumato il delitto, era stato trovato la mattina dell’8 agosto 2014, all’interno di un trolley,chiuso in un cassonetto dei rifiuti di Lodi. Grassi e Civardi erano stati fermati nella notte dalla polizia a Piacenza, mentre buttavano indumenti sporchi di sangue in un cassonetto dei rifiuti di via Nasalli Rocca.

Dalla successiva perquisizione della loro auto erano emersi strumenti più che sospetti (coltelli, passamontagna, uno storditore elettrico): i due amici, portati in questura, avevano permesso agli agenti di trovare il cadavere dell’anziano, al quale erano state cancellate le impronte digitali. 

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