“Parigi, ora nonviolenza o barbarie. Un’altra difesa è possibile”. L’intervento

Pubblichiamo l'intervento del Comitato piacentino per la Campagna “Un altra difesa è possibile” dopo i drammatici attentati di Parigi

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Pubblichiamo l’intervento del Comitato piacentino per la Campagna “Un altra difesa è possibile” dopo i drammatici attentati di Parigi
 
“Ed eccola qui, la guerra. E’ arrivata anche alla porta accanto. Con il suo orrore, il terrore, il sangue, i corpi morti. Quando la vedi con i tuoi occhi capisci davvero perché è “il più grande crimine contro l’umanità”.

E’ un’unica guerra che si mimetizza in varie forme, che si ciba dello stesso odio e defeca la stessa violenza. E’ sempre la stessa cosa, compiuta da eserciti addestrati, ben armati, finanziati, le cui vittime sono soprattutto i civili innocenti.

Ormai è una matassa ingarbugliata. Il bandolo non lo si trova più. Non serve sapere chi ha iniziato per primo, le ragioni sono scomparse e rimangono solo i torti. E’ una spirale perversa che si autoalimenta: guerra-terrorismo-violenza-odio-vendetta-terrorismo-guerra …

Il 13 novembre a Parigi abbiamo assistito in diretta ad un’operazione militare: un gruppo di soldati in armi che ha agito come un plotone di esecuzione, attaccando civili inermi, sequestrandoli, decimandoli, come facevano i nazisti nella Francia del 1940, violando ogni convenzione internazionale, fuori da ogni regola… d’altronde la guerra non ha regole, se non quella di eliminare fisicamente il nemico.

Ed è proprio questo che i mercenari dell’odio vogliono: che ognuno di noi si senta nemico all’altro, per innalzare il livello dello scontro, dove alla fine rimarrà solo chi è più spietato, chi spara l’ultimo colpo.

Già troppe volte abbiamo detto “mai più!”. Dopo la guerra del Golfo, dopo le Torri Gemelle, dopo l’attacco in Iraq, dopo gli attentati di Londra e di Madrid, dopo la strage di Charlie Hebdo, dopo quella del Bardo, dopo i bombardamenti su Libia e Siria, dopo il raid sull’ospedale di Kunduz in Afganistan, dopo il massacro all’Università di Garissa in Kenya, dopo le bombe sul corteo pacifista di Ankara … ed oggi dopo gli attentati suicidi di Beirut e di Parigi.

Piangere i morti ed esprimere solidarietà è importante, ma non basta se poi tutto continua come prima. Dobbiamo reagire. Non farci piegare dal dolore e dalla paura. Non accettare lo stato delle cose. Reagire. Reagire per spezzare la spirale, ed aprire una strada nuova. La violenza ha fallito e se perpetuata peggiorerà ulteriormente una situazione già tragica.

La via da seguire è quella della nonviolenza. Sul piano personale e su quello politico. La via del diritto, della cooperazione, del dialogo, delle alleanze con chi in ogni luogo cerca la pace, della riduzione drastica della produzione e del traffico di armi, dei Corpi civili di pace per affrontare i conflitti prima che diventino guerre, della polizia internazionale per fermare chi si pone fuori dal contesto legale dell’Onu.

Il terrorismo e la guerra (che è una forma di terrorismo su vasta scala) si contrastano con strumenti altrettanto forti, ma con spinta contraria. Siamo anche noi dentro il conflitto, e lo dobbiamo affrontare con soluzioni opposte a quelle perseguite finora. L’alternativa oggi è secca: nonviolenza o barbarie”.

A seguito dei dolorosi fatti di Parigi la rete di realtà della società civile piacentina impegnate nel Comitato per la Campagna “UN’ALTRA DIFESA E’ POSSIBILE” fa proprio il comunicato  del Movimento nonviolento sopra riportato e offre un primo impegno concreto e possibile a quanti – cittadine, cittadini, giovani in particolare, autorità e istituzioni, associazioni – sentono il desiderio di dare corpo a una difesa alternativa che ci tolga proprio dalla spirale distruttiva guerre-terrorismo dalla quale non riusciamo ad uscire.

Una difesa che offra alle cittadine e ai cittadini la possibilità di impegnarsi a proteggere i beni comuni, il territorio e le sue risorse, la pace e una fruttuosa convivenza nella diversità, ciò che insomma garantisce la vita per tutte e tutti e a farlo con mezzi non militari, senza l’uso delle armi. Sarà una strada lunga ma è la strada giusta, una prospettiva che possiamo e dobbiamo porgere ai giovani in particolare.

Può sembrare utopistica ma solo perché ha bisogno di essere praticata ed estesa. La proposta di legge di iniziativa popolare che è stata depositata a maggio in Parlamento va appunto in questa direzione: istituzionalizzare, attraverso la creazione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta, la pratica della gestione nonviolenta dei conflitti prima che diventino ingovernabili, tagliando l’erba sotto i piedi alla guerra, a poco a poco, a cominciare dai nostri immaginari, perché non sia neppure più immaginata appunto oltre che praticata, ormai abitualmente con sempre più irresponsabilità.

Dare vita a questa Campagna è anche alimentare finalmente la riflessione anche individuale e il dibattito collettivo su questa prospettiva e su questi temi che non hanno spazio nei media e che non sono raccolti dalla politica.

L’impegno che chiediamo ai nostri rappresentanti politici, locali e nazionali, non è di accrescere l’intervento militare ma di accogliere le istanze che moltissime persone inascoltate hanno espresso a più riprese e che non possono più essere messe nel dimenticatoio.

Tagliare le spese militari; consentire l’opzione fiscale (6 per mille) a favore di una difesa nonviolenta; dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione, che sanciscono il ripudio della guerra e affidano la difesa della patria  ai cittadini e alle cittadine; rafforzare servizio civile, protezione civile, corpi civili di pace; istituire un Istituto di ricerche per la pace e il disarmo, che renda possibile anche una seria formazione e lo studio di nuove prospettive di convivenza internazionale. Questi sono gli impegni che chiediamo ai nostri Parlamentari.

Non vogliamo essere in guerra. Non crediamo alla guerra. Non ci sentiamo protetti da chi la proclama, la fa subire ai civili e spinge gli altri a partecipare a più estesi fronti di guerra che dividono l’umanità invece che unirla. Vogliamo fare cose giuste e umane.

In questa direzione parteciperemo e sosterremo anche le iniziative in difesa del clima a livello locale in preparazione della ormai vicina Conferenza COP21 a Parigi sui cambiamenti climatici.

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