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“Che cosa succede nelle moschee” La testimonianza di Saida

 Inizia con queste parole la testimonianza di una giovane musulmana Saida Amou, che ha partecipato a Piacenza al ritiro organizzato dai Giovani Musulmani nei giorni

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“Vi chiederete cosa succeda nelle moschee. Ora vi racconto la mia esperienza”. Inizia con queste parole la testimonianza di una giovane musulmana, Saida Amou, che ha partecipato a Piacenza al ritiro organizzato dai Giovani Musulmani nei giorni scorsi al centro culturale islamico della Caorsana. Nel suo racconto alcuni momenti del ritiro spirituale e alcune considerazioni sui fatti terroristici avvenuti a Parigi. Ecco il testo

Venerdì 13 novembre c’è stato l’attentato a Parigi. Il giorno dopo ho partecipato a un ritiro in moschea a Piacenza perché avevo promesso di andarci. Era il primo evento del genere a cui andavo. Di solito non frequento molto la moschea e gli incontri organizzati dai giovani musulmani per parlare di Islam e organizzare eventi interessanti. Sarete curiosi di sapere di cosa si è parlato.

Il ritiro è durato due giorni, da sabato sera (sarebbe dovuto cominciare di pomeriggio ma il tutto è slittato a causa degli eventi del giorno prima, poiché i responsabili hanno avuto impegni addizionali) a domenica pomeriggio.
Si è parlato di tante cose, della ricetta per la felicità attraverso la religione, del rapporto con Dio, coi genitori, col profeta. Abbiamo fatto dei quiz con domande sulla vita e sui detti del profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui), cioè sulla Sunna. Si è parlato della donna e di come deve essere trattata, dei figli, di come raggiungere la serenità interiore.

Non si è parlato di guerra, né di odio, né di attacchi all’Occidente. Non si è fatto alcuna propaganda anti-cristiana. Niente di tutto ciò, niente di quello che fanno credere molti politicanti di destra.
E’ stato condannato l’attacco terroristico di Parigi, ricordato le vittime del terribile gesto, ma anche tutte le altre vittime delle guerre che ci sono nel mondo. Vi racconto in breve gli argomenti di queste giornate.
Un esempio di comportamento per essere felici è l’essere veritieri e sconsigliare le bugie, secondo questo detto del profeta: “Bisogna essere sinceri perché la sincerità porta alla benevolenza, la quale porta al paradiso; occorre stare attenti ai bugiardi ed evitare la menzogna, poiché essa porta all’inferno”.

L’imam di Ravenna ci ha fatto dei quiz divertenti ma significativi. Per esempio ci ha chiesto quali fossero le cinque cose di cui bisogna approfittare prima che sopraggiungano altre cinque cose. Potete immaginare quali siano? Eccole:
•       La giovinezza prima della vecchiaia;
•       La salute prima della malattia;
•       La ricchezza prima della povertà;
•       Il tempo libero prima del tempo impegnato;
•       La vita prima della morte.

Ecco, queste potrebbero essere sciocchezze, ma sono alcuni aspetti importanti della vita a cui non diamo molto peso. Troppo spesso, infatti, non pensiamo che oggi potrebbe essere l’ultimo giorno della nostra vita e ci allontaniamo dalla strada di Dio o non facciamo ciò che vorremmo fare, convinti di avere più tempo. Come ci ha detto l’imam, infatti, la salute e il tempo sono due doni della vita.

Voglio raccontarvi una storiella che ho sentito al ritiro: c’era un musulmano che abitava vicino a un zoroastriano, il quale, però, non si era accorto che lo scarico della latrina di casa sua finiva proprio vicino alla casa del musulmano. Quest’ultimo, accortosi del danno, decise di non dirgli nulla per non arrecargli disturbo. Così ogni giorno raccoglieva con un secchio i rifiuti del zoroastriano e li gettava lontano. Questa situazione durò quarant’anni, e quando il musulmano si ammalò, sul letto di morte fece chiamare il vicino per redarguirlo.

Gli disse: “Ascoltami, voglio dirti una cosa per evitare che tu possa avere dei problemi con il tuo prossimo vicino quando io non ci sarò più. La tua latrina si scarica proprio vicino alla mia casa. Durante questi anni ci ho pensato io a scaricarla lontano da casa, ma ora ci devi pensare tu. Te lo dico per metterti in guardia”. Così il zoroastriano gli chiese per quanto tempo avesse fatto tutto ciò. Quando il musulmano gli rispose di averlo fatto per quarant’anni, costui si commosse profondamente. Questa storia spiega come sia doveroso essere pacifici coi vicini e non cercare di creare conflitti. Per il musulmano è una regola davvero importante.

Una ragazza che fa parte del gruppo dei ragazzi che hanno organizzato l’evento ci ha dato un’interessante lezione sul rapporto del profeta con le mogli e i figli. Una regola del buon musulmano è che bisogna essere gentili e disponibili anche se stanchi. Il profeta, per esempio, aveva nove mogli, ma con tutte era giusto e le trattava allo stesso modo. Egli affermò: “Il migliore tra di voi è il migliore verso la sua famiglia”.

Si racconta che un giorno il profeta stesse pregando, nel momento in cui si prosternò suo nipote gli salì in groppa. Allora egli rimase a lungo nella posizione di sujud, con la fronte a terra. Quando finì la preghiera i suoi compagni, preoccupati, gli chiesero cosa fosse successo. Egli rispose questo: “Avevo paura di interrompere il suo gioco”. Non vi viene la pelle d’oca a sentire una persona così dolce con la sua famiglia? Io mi commuovo a sentire questi racconti. Muhammad, pace e benedizione su di lui, aveva proibito di picchiare in faccia e nelle parti sensibili, ma anche alzare la mano oltre la spalla. E’ ammessa solo una piccola pacca per ammonire il figlio…

Questa è una carrellata di ciò di cui hanno parlato gli imam e gli intellettuali invitati. È stato un ritiro molto proficuo, almeno per me. Ho imparato molte cose sulla mia religione. Ma come vedete non si è inneggiato all’odio, né al terrorismo, né alla violenza.

Successivamente ho letto che qualcuno di destra, qualche giorno dopo il ritiro, ha attaccato al cartello del Centro culturale islamico un foglio con scritto: “WAR ZONE. STOP ISIS”. Direte voi che sono ragazzate, io invece ho pensato a quando, dopo l’alluvione di qualche mese fa, questi ragazzi del Centro culturale hanno aiutato in città a spalare il fango senza chiedere nulla in cambio, solo perché per loro aiutare il prossimo è fondamentale. Questi ragazzi li ho conosciuti e sono davvero volenterosi e credono nella società italiana di cui fanno parte, credono nel loro diritto di culto sempre rispettando le leggi italiane. Ma c’è sempre qualcuno che li contesta; appena si sente parlare di quattro terroristi islamici allora tutti i musulmani sono fatti della stessa pasta di questi malviventi.

Invece io voglio prendere esempio da questi ragazzi e continuare a fare ciò che amo col sorriso, perché con tutta questa storia ho capito molte cose. Ho capito che ho molti amici italiani che sono dalla mia parte, che non la pensano come il Salvini di turno. Molti di loro mi hanno chiesto scusa per gli attacchi ai musulmani da parte dei loro connazionali. Non mi sembra giusto che qualcuno debba chiedere scusa per le responsabilità altrui. Come non mi sembra giusto che ai musulmani del mondo si chieda continuamente di condannare ciò che presunti loro correligionari hanno fatto in nome del loro Dio. Non mi sembra sensato. Eppure ogni anno si diffonde sempre la falsità che i musulmani non condannino, nonostante le manifestazioni nelle piazze d’Italia e del mondo  e le condanne di quasi tutti i musulmani. Questi terroristi non ci rappresentano. Perché non lo si vuole capire?

Piccola Donna.

Saida Amou di Bologna

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