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Hiv, a Piacenza 26 nuove infezioni nel 2015. Sabato TestDay sul Facsal

Anche l’Esercito si mobilita per la giornata mondiale di lotta all’Aids: i militari del Genio Pontieri di Piacenza scenderanno in campo insieme agli specialisti infettivologi dell’Azienda Usl di Piacenza per eseguire un semplice prelievo di sangue utile per rilevare la presenza di HIV, epatite C, epatite B e sifilide

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Anche l’Esercito si mobilita per la giornata mondiale di lotta all’Aids: i militari del Genio Pontieri di Piacenza scenderanno in campo insieme agli specialisti infettivologi dell’Azienda Usl di Piacenza per eseguire un semplice prelievo di sangue utile per rilevare la presenza di HIV, epatite C, epatite B e sifilide.

Il TestDay, giunto alla sua terza edizione, è in programma sabato 5 dicembre dalle 10 alle 19 sul Pubblico Passeggio. Il personale dell’Esercito affiancherà altri partner già consolidati dell’iniziativa: la Croce Rossa Italiana, l’Associazione La Ricerca e Crisalidi, che già negli anni scorsi hanno collaborato con i sanitari.

Altra importante novità di quest’anno è la presenza dell’unità mobile di Ops, acronimo di Operatori per strada, progetto che vede lavorare insieme Comune di Piacenza, Ausl e Onlus Centro sociale Papa Giovanni XXIII.

Il messaggio lanciato dalla campagna regionale sul tema è chiaro: la lotta all’Aids non è affatto finita e si può assolutamente abbassare la guardia su quella che è stata un’epidemia per molti anni, ben lontana dall’essere oggi debellata.

I numeri parlano chiaro: ogni anno nella nostra provincia sono oltre una ventina le nuove diagnosi di sieropositività, a fronte di 650 pazienti con Hiv seguiti dal reparto di Malattie infettive e un 110 di malati di Aids.

Sabato 5 dicembre, dalle 10 alle 19, sarà possibile eseguire un test per HIV, epatite C, epatite B e sifilide a piazzale Genova, all’inizio del Pubblico passeggio. Il prelievo è gratuito e anonimo e i risultati potranno poi essere ritirati nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Piacenza durante un colloquio con uno specialista.

Nella stessa giornata medici infettivologi, infermieri e volontari saranno a disposizione dei cittadini per fornire informazioni e chiarire dubbi sulle stesse patologie.

A tutti coloro che si sottoporranno al test verrà offerto un gadget. L’iniziativa si svolge con il patrocinio del Comune di Piacenza, della Provincia di Piacenza, dell’Associazione italiana Donne Medico, dell’Ordine provinciale dei Medici e di quello dei farmacisti, con la fattiva collaborazione del Secondo Reggimento Genio Pontieri, Croce Rossa, Associazione La Ricerca, Caritas, Crisalidi e Ops.

“Dal nostro osservatorio – spiegano gli operatori di strada – possiamo dire che vi è una forte necessità di informazione sulla tematica della sessualità, con una particolare attenzione all’Hiv e a tutte le infezioni sessualmente trasmissibili”. In un semestre del 2015 Ops ha contattato 1443 persone, soprattutto ragazze e ragazzi nei luoghi del divertimento, cui sono stati distribuiti quasi 400 profilattici e opuscoli informativi. “Riteniamo fondamentale aumentare la diffusione dei preservativi maschili e femminili (Femidom), che poche persone conoscono, come strategia di riduzione dei contagi”.

Perché un test allargato, oltre che per l’Hiv, alle epatiti croniche e alla sifilide? “Tutte queste infezioni – spiega Daria Sacchini, direttore del reparto di Malattie infettive – oltre a condividere la stessa tipologia di trasmissione, per via ematica e sessuale, sono accomunate dal fatto che possono rimanere silenti per anni e, nel frattempo, progredire verso forme avanzate di malattie gravi”.

Le epatiti virali, per esempio, sono la causa – nel 78 per cento dei casi – di tumore del fegato o di patologie serie come la cirrosi epatica. Se evidenziate in fase precoce, possono essere adeguatamente curate con farmaci. Lo stesso per la sifilide, una malattia che si trasmette per via sessuale per la quale oggi esistono terapie efficaci.

Ecco perché è importante sensibilizzare la popolazione e creare la consapevolezza della malattia e dei fattori di rischio di contagio, incentivando l’esecuzione del test tra le persone con comportamenti a rischio.

A Piacenza, dove sono seguiti circa 650 pazienti di cui 560 in trattamento cronico (terapia antiretrovirale) si registra un incremento – seppur lieve – delle nuove infezioni di Hiv: quest’anno ne sono state già individuate 26, 24 nel 2014 e 22 nel 2013.  

La stragrande maggioranza dei casi si è presentata con una severa compromissione del sistema immunitario. La trasmissione è risultata per quasi tutti attribuibile a contagio sessuale, prevalentemente etero (75 per cento).

“Le statistiche confermano che il concetto di categorie a rischio, tradizionalmente identificate in tossicodipendenti e omosessuali, deve essere definitivamente abbandonato – evidenzia la dottoressa Sacchini – e sostituito da quello di comportamenti a rischio”. “Poiché il virus diffonde efficacemente attraverso la via sessuale, ne deriva che il problema dell’Hiv/ Aids riguarda tutta la popolazione sessualmente attiva, soprattutto ora che l’attività sessuale inizia prima e termina più tardi”.

Le nuove diagnosi per Hiv riguardano 19 maschi e 7 donne. La raccomandazione valida per tutti non può che essere di condurre una vita sessuale responsabile, adottando le giuste precauzioni per impedire la trasmissione.L’esecuzione del test rappresenta l’arma principale per arginare questo fenomeno.
 
L’infezione da Hiv – se identificata per tempo – è stata trasformata dalle potenti ed efficaci terapie disponibili in una malattia cronica, di lunga durata.
Per quanto riguarda invece le infezioni da virus HCV (epatite C) e HBV (epatite B), esse danno segni di sé solo quando si sono già prodotti danni epatici gravi e la malattia è in fase avanzata.

Le nuove infezioni sono in continua diminuzione ma il numero dei pazienti cronicamente infetti – che non conoscono la propria condizione di patologia e quindi possono avere una progressione subdola della malattia verso forme avanzate – rimane elevato. In Italia ci sono più di 1 milione e mezzo di individui con epatite cronica C, principalmente di età superiore a 50 anni.

Grazie ai farmaci attualmente disponibili, è possibile guarire l’epatite C eliminando definitivamente l’infezione anche nei casi più difficili che non rispondevano alle terapie tradizionali, con benefici per il singolo (che può evitare l’evoluzione in cirrosi e cancro) e per la collettività (perché annulla il rischio di trasmissione).

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