Incidente ai profughi sul carro agricolo: lavoro nero e omissione di soccorso foto

Chiuse le indagini di polizia stradale di Piacenza, nucleo carabinieri ispettorato del lavoro, Inps e Inail sull'incidente avvenuto a Rezzano di Carpaneto il 28 agosto scorso.

Chiuse dopo quattro mesi le indagini di polizia stradale di Piacenza, nucleo carabinieri ispettorato del lavoro, Inps e Inail sull’incidente avvenuto a Rezzano di Carpaneto (Piacenza)  il 28 agosto scorso, in cui erano rimasti coinvolti tre profughi, uno dei quali rimasto ferito gravemente.

L’esito dell’attività di indagine è stato comunicato nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il comandante della Polstrada di Piacenza, Mauro Livolsi, il maresciallo dei carabinieri dell’ispettorato del lavoro Paolo Taurino, e il direttore della Direzione territoriale del lavoro Alberto Gardini.

Una vicenda la cui dinamica, inizialmente dichiarata dalle persone coinvolte, aveva suscitato molte perplessità e fatto scattare ulteriori approfondimenti che sono culminati nella denuncia di un 59enne, titolare di un’azienda agricola di Carpaneto, per fuga dopo aver causato lesioni, omissione di soccorso e lavoro nero a persone senza permesso di soggiorno

I FATTI – La mattina del 28 agosto tre richiedenti asilo politico, ospiti dei centri d’accoglienza del piacentino, furono investiti da un furgone che sopraggiungeva in località Rezzano, nei pressi di un curva.

Un 23enne del Gambia riportò ferite molto serie agli arti inferiori e venne trasportato d’urgenza all’ospedale di Parma. I tre, al momento del sinistro, si trovavano in mezzo alla strada, fatto che suscitò immediatamente dubbi nelle forze dell’ordine.

Sulla base di alcune testimonianze raccolte, è iniziata ad emergere un’altra realtà: gli stranieri coinvolti nel sinistro, erano finiti sulla carreggiata dopo essere caduti da un mezzo agricolo condotto da un imprenditore di Carpaneto, che li trasportava illecitamente e che nel compiere la curva, aveva perso i “viaggiatori” (una decina di profughi) e il carico di cassette di legno.

Tre dei ragazzi, rimasti a terra, a quel punto erano stati travolti dall’auto di passaggio, mentre gli altri erano fuggiti, così come il conducente. Il mezzo agricolo, nel frattempo, era stato nascosto vicino a un cimitero (nella foto) e le cassette gettate in un canale, per occultare l’accaduto. Sul posto era stato ascoltato il fratello pensionato dell’agricoltore, che inizialmente si era assunto la responsabilità dell’incidente, salvo poi ammettere che alla guida del mezzo c’era invece il suo famigliare, versione poi confermata dallo stesso 59enne.

Grazie al lavoro capillare svolto in sinergia dalle forze dell’ordine, che hanno ascoltato i profughi ospiti dei vari centri, il quadro è stato ricostruito per intero: da inizio agosto una dozzina di ragazzi, originari della Nigeria e del Gambia, raggiungevano in bicicletta l’azienda agricola, per poi svolgere il lavoro di raccolta pomodori e uva.

Braccianti, sprovvisti di contratto, che venivano retribuiti, come concordato, 90 centesimi a cassetta di pomodori e 5 euro l’ora per la vendemmia. Lavoro nero (che è costato all’agricoltore una sanzione di oltre 62mila euro, più altri 6mila per evasione) aggravato dal fatto che gli stranieri fossero sprovvisti di permesso di soggiorno, anche se legalmente in Italia poiché in attesa di asilo.

L’agricoltore deve anche rispondere di una denuncia per omessi versamenti contributivi all’Inps e omesse ritenute a carico dei lavoratori. 

LEGGI IL SERVIZIO SULL’INCIDENTE

LA VIDEOINTERVISTA AL COMANDANTE DELLA POLSTRADA MAURO LIVOLSI E AL MARESCIALLO DEI CARABINIERI DELL’ISPETTORATO DEL LAVORO PAOLO TAURINO

 

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