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Si presenta “Gramloni”, biancorossi che non hanno fatto la storia: Simon (6)

In libreria e in edicola "Gramloni" (la presentazione ufficiale è in programma sabato 19 dicembre alle 18 al Temple bar di via X Giugno) una divertente e struggente galleria dei peggiori giocatori dell’epoca moderna del Piace, l’era Garilli

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E’ in arrivo in libreria e in edicola “Gramloni” (la presentazione ufficiale è in programma sabato 19 dicembre alle 18 al Temple bar di via X Giugno): una divertente e struggente galleria dei peggiori giocatori dell’epoca moderna del Piacenza Calcio, l’era Garilli.

Cinquanta cacciaviti DOC, scelti con nostalgia, amore per i colori biancorossi e una certa dose di arbitrarietà, al termine di lunghe discussioni alcoliche, ricche di racconti e aneddoti esilaranti da un gruppo di giornalisti sportivi piacentini, riuniti nel ricordo di Gianluca Perdoni. 

Ecco il sesto “gramlone” in esclusiva per PiacenzaSera.it. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni dei ritratti dell’antologia edita da Officine Gutenberg.

Simon correva. Il soprannome glielo diede l’allora DS del Piacenza, Renzo Castagnini: il Pascolatore. Perché Lucas Simon correva senza una meta precisa. Da piccolo gli avevano detto che per giocare a calcio bisognava correre, e lui aveva eseguito. Ha pressato più portieri Simon di tutti gli attaccanti argentini in circolazione. Non ha mai preso il pallone una volta, ma ai portieri faceva paura. Stoppavano il pallone per rinviarlo e sentivano uno strano fischio, un sibilo nell’aria che s’avvicinava rapidamente accompagnato da una nuvola di polvere che si faceva sempre più densa. È un treno. È un aereo. È un missile. È Simon che pressa. Prima arrivavano i riccioli e subito dopo lui. Lanciato. Spedito. Infuriato. I portieri fintavano a destra, lui andava a sinistra e la storia finiva lì, ma Simon aveva fatto il suo. Allora frenava di colpo, lasciava i segni sull’erba, faceva dietrofront e andava a pressare il difensore che aveva ricevuto palla dal portiere. Poi pressava il centrocampista. Poi pressava l’attaccante. Poi pressava l’allenatore. Poi pressava il capo ultrà. Poi pressava la donna del capo ultrà. E lì erano cazzi. Allora chiedeva scusa e tornava a pressare il portiere. 

Il pressing era la ragione di vita di Simon, attaccante proveniente dal Nueva Chicago che, nella stagione 2006/07, trascinò il Piacenza ai playoff a suon di gol. Non è uno scherzo. Simon segnò davvero, 4 o 5 volte, ma tutte di fila e nel momento decisivo della stagione più importante della storia recente del Piacenza. Aveva la faccia da tanghero, da uomo del barrio, ma era l’esatto contrario. Era calmo, tranquillo, gentile, parlava a voce bassa e non ha mai protestato per una sostituzione, forse perché era impegnato a pressare il compagno che prendeva il suo posto. Il suo momento arrivò sul finire della stagione, quando il bomber biancorosso, Daniele Cacia, si ruppe tibia e perone. I tifosi erano disperati. Perché Cacia aveva finito la stagione, ma soprattutto perché doveva giocare Simon. Fino a quel punto del campionato aveva toccato 8 palloni in 25 partite, quasi tutti nel riscaldamento. Ma Lucas era un campione di torello e si rifaceva con la corsa e il suo amato pressing. 

Il faro di quella squadra era Antonio Nocerino, talentuoso centrocampista arrivato in prestito dalla Juventus. Gli assist per i 4-5 gol di Simon li fece tutti lui. Lo metteva davanti alla porta, gli serviva palloni semplici, solo da spingere dentro. E Simon eseguiva. Gol. Gol. Gol. I tifosi si dovettero ricredere: “Nocerino è davvero un fenomeno”. Ma Simon c’era, e il Piacenza sfiorò i playoff anche grazie ai suoi gol facili e preziosi.
L’anno dopo passò al Pescara, poi tornò a Piacenza, ma Nocerino non c’era più e Simon non fece neppure un gol. Dal 2013 veste la maglia del Huachipato, nel massimo campionato cileno. E’ il calcio che fa per lui: gioco veloce, ritmo alto e grandi pascoli di ovini con cui esercitarsi nel pressing.

“GRAMLONI” 
Gramloni vuole essere una divertente e struggente galleria dei peggiori giocatori dell’epoca moderna del Piace, l’era Garilli. Cinquanta cacciaviti DOC, scelti con nostalgia, amore per i colori biancorossi e una certa dose di arbitrarietà, al termine di lunghe discussioni alcoliche, ricche di racconti e aneddoti esilaranti da un gruppo di giornalisti sportivi piacentini, riuniti nel ricordo di Gianluca Perdoni. 

E’ così che sono finiti in elenco campioni come Rizzitelli, Tentoni e Ambrosetti, insieme ad autentiche meteore come Minopoli, Stamilla e il piacentino Zerbini. Con un occhio di riguardo, ovviamente, alle “tramvate” giunte dall’estero, come Montano, Jeda, Obolo e il buon Gobatto.

GLI AUTORI

Filippo Merli è nato ancora giovane nel 1986. Ha lasciato il calcio giocato qualche anno dopo, quando ha sbagliato un gol a porta vuota in una partita di calcetto dalle 21 alle 22. Allora ha iniziato a scriverne come “giornalaio”, per dirla coi tifosi del Piacenza. Ha seguito la squadra biancorossa anche in un triangolare estivo a Bolzano, 45 minuti per tempo e un ottimo liquore al mirtillo servito al bar dello stadio. A un certo punto della sua vita ha capito che il calcio era una cosa troppo seria. Così ha iniziato a scrivere di politica. Prima, però, ha allenato la squadra dei giornalisti piacentini in una partita benefica. Bel gioco, movimenti senza palla, tagli, pressing, tunnel, dribbling, passaggi, triangolazioni, doppi passi, numeri, tiri in porta, rabone, pubblico in delirio, spettacolo allo stato puro. Alla fine la squadra dei giornalisti ha perso 2-0. Tutta colpa dell’arbitro.

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