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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

Cinema, che 2016 ci aspetta? In arrivo grandi film

Il 2016 inizia benissimo per il cinema: Star Wars: The Force Awakens e Quo Vado? portano nelle sale milioni di spettatori e per noi, al netto di ogni piace/non piace, è una grande notizia. Uscite da quelle case e andate al cinema.

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Il 2016 inizia benissimo per il cinema: Star Wars: The Force Awakens e Quo Vado? portano nelle sale milioni di spettatori e per noi, al netto di ogni piace/non piace, è una grande notizia. Uscite da quelle case e andate al cinema.
 
Vedremo film bellissimi nei prossimi mesi, quindi segnatevi questi titoli: dal puro cinema anni ’70 di Spotlight, alla stop-motion per adulti di Anomalisa, dal drammone alla Dougla Sirk di Carol al western ottocentesco di The revenant. Poi The Hateful Eight di Tarantino, Hail Caesar! dei fratelli Coen, Joy di David O.Russell.
 
In questi giorni, intanto, inserito nei dieci migliori film dell’anno dal National Board of Review of Motion Pictures (che, mi piace ricordare, ha premiato come miglior film del 2015 Mad Max: Fury Road), torna l’accoppiata Steven Spielberg e Tom Hanks in Bridge of Spies, ambientato negli anni della guerra fredda. Sceneggiato dai fratelli Coen, Bridge of Spies è un solido film tradizionale senza nessun particolare guizzo narrativo. Tutto quelle che succede è ampiamente previsto e prevedibile.

Ma la storia (vera) dell’avvocato-negoziatore James B. Donovan è talmente ben scritta, ben diretta e ben interpretata (Tom Hanks, il nostro Cary Grant/James Stewart/Hennry Fonda, giganteggia misuratamente in coppia con Mark Rylance, enorme attore di teatro inglese) che se non vi piace è perché non vi piace Spielberg. E quando entra Alan Alda, è sempre e comunque Uau.
 
La co-produzione franco-italiana che ha portato alla realizzazione del film tratto da Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, ha fatto un piccolo intelligente miracolo, inserendo il famosissimo racconto in una cornice (la storia di una bambina e di una madre che vivono in un mondo super-organizzato che non lascia spazio al divertimento) che raddoppia ed amplifica il senso del messaggio, alleggerendo contestualmente la malinconia dell’originale con un secondo finale che non risulta posticcio né artificiale. Decisamente indovinata la scelta del regista Mark Osborne di mischiare CGI e stop-motion per distinguere avvenimenti del tempo reale e racconto.
 
E infine, lo diciamo forte e chiaro: a noi Star Wars: The Force Awakens è piaciuto. Il sapore vintage di questo settimo episodio ci ha riportato dritti alla fine del 1984, dopo Il Ritorno dello Jedi. Ritroviamo Han, Leia e Luke e presumibilmente ne seguiremo la storia nei prossimi due capitoli fino a vederli morire. Incontriamo i loro figli, la nuova generazione di Jedi e di eroi di cui la galassia ha sempre bisogno perché costantemente minacciata da poteri del male sempre più pervasi da temi e iconografie simil-naziste. E’ un film di magnificamente coreografati confronti a due, tra Rey e Kylo Ren, tra Han e Kylo Ren, sospesi sull’abisso, divisi da un burrone, dentro scenografie grandiose. E’ un film di eroine femminili, che ha come protagonista Rey, la brunetta erede di Leia e di Padmé (alla quale assomiglia decisamente).

E nonostante la stima imperitura per George Lucas, spiace leggere sui giornali le sue dichiarazioni su questa nuova produzione Disney (che ha acquisito da Lucas i diritti della saga nel 2012, decidendo però di non coinvolgere il regista nella nuova trilogia), perché, nonostante “i nuovi pianeti, le nuove astronavi”, la trilogia prequel da lui diretta risulta sempre finta, sia al cinema che in televisione. Si intuisce sempre lo schermo verde, si annega nella CGI. E quel mastodontico Anakin Skywalker non avrà mai il fascino del suo decisamente più basso ed esile figlio. E quando lo vediamo, quel magnifico Mark Hamill, ci ricordiamo di quanto lo abbiamo amato, giovane e potente e misterioso. E’ sempre una storia di padri e di figli e di bene e di male. E’ sempre la stessa storia, e a noi piace sentircela raccontare.

Barbara Belzini

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