Girometta (Fi): “Pubblicità sessiste ledono la dignità delle donne”

"Su 135 Paesi - scrive la consigliera comunale - l'Italia è all'ottantesimo posto nella classifica della parità di genere stilata dal World Economic Forum, dopo l'Uruguay, il Botswana, il Perù e Cipro; ci dimostra che i media e la pubblicità nostrani riflettono il clima generale del Paese"

Più informazioni su

Intervento di Maria Lucia Girometta, Consigliere Comunale Forza Italia
 
Le campagne pubblicitarie italiane e i singoli spot hanno subito, senza dubbio, un calo di creatività. Il congelamento degli stereotipi di genere nelle pubblicità e l’utilizzo del sesso e della donna come oggetto sessuale sono spesso espedienti che nascondono una profonda mancanza di idee.

Alcuni pubblicitari si nascondono dietro la scusa “è il pubblico che vuole questo”, ma la verità è che siamo lontani anni luce dal periodo florido degli anni ’80, quando alcune pubblicità erano quasi una forma d’arte. Ricordando il “Carosello”, sicuramente un po’ datato ma espressione di arte e fantasia, non possiamo fare a meno di intristirci…ogni spot era una “storia”.

Su 135 Paesi, l’Italia è all’ottantesimo posto nella classifica della parità di genere stilata dal World Economic Forum, dopo l’Uruguay, il Botswana, il Perù e Cipro; ci dimostra che i media e la pubblicità nostrani riflettono il clima generale del Paese. Ma che cos’è che permette di definire “sessista” una pubblicità?

“E’ sessista una campagna che usa il corpo femminile per promuovere in modo non pertinente un prodotto (un pannello solare, un cibo, un programma software)”. Ma è sessista anche usare in maniera intensiva stereotipi che riducono l’identità delle donne all’essere “casalinghe” e basta.

A fornire rappresentazioni simili sono spesso i prodotti per la pulizia o alimentari, che mostrano donne sorridenti, tutte con la zuppiera o il detersivo in mano…

Poi ci sono le pubblicità ipersessualizzate, a volte perfino grottesche, alcune comunicazioni della moda o del lusso (profumi, superalcolici) e pubblicità che cercano la visibilità attraverso lo scandalo, tra doppi sensi grevi, giochi di parole imbarazzanti sbattuti sui manifesti, ragazze scosciate messe lì solo per catturare l’attenzione.

Non si tratta di essere bacchettoni, di censurare o di avere a tutti i costi la fobia del corpo nudo: si tratta invece di fornire, anche attraverso i media e la pubblicità il pudore e la dignità dei corpi. Per far pubblicità ai reggiseni si può mostrare una ragazza in reggiseno; ma se la pubblicità è a una linea di traghetti o a una marca di pompelmi, una ragazza in reggiseno che c’entra…

I messaggi pubblicitari discriminatori rispetto al genere sessuale o rappresentativi di immagini violente e degradanti ledono gravemente la dignità di donne ma anche degli uomini e contribuiscono a determinare un impatto negativo sulla parità fra i sessi nella sfera privata, come in quella pubblica e lavorativa.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.