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Nuova legge urbanistica: “Non sarà punitiva per il settore edile” foto

"Zero consumo di suolo e riqualificazione di edifici e zone disagiate": questi gli obiettivi della nuova legge sull'urbanistica, illustrati in Provincia dall'assessore regionale Raffaele Donini, nel corso del confronto con gli amministratori del territorio di Piacenza.
Non un provvedimento "talebano", come lo definisce lo stesso Donini, contro qualcuuno o qualcosa, facendo riferimento anche al settore edile, ma un nuovo modello di sviluppo,. 

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“Zero consumo di suolo e riqualificazione di edifici e zone disagiate”: questi gli obiettivi della nuova legge sull’urbanistica, illustrati in Provincia dall’assessore regionale Raffaele Donini, nel corso del confronto con gli amministratori del territorio di Piacenza.
Non un provvedimento “talebano”, come lo definisce lo stesso Donini, contro qualcuuno o qualcosa, facendo riferimento anche al settore edile, ma un nuovo modello di sviluppo,. 

“Questa legge arriva dopo la legge 13 sul riordino istituzionale, poichè era necessario capire se la Regione avrebbe ancora tenuto la delega sulla programmazione territoriale – spiega Donini -; noi abbiamo deciso di non tenere questa competenza e di affidarla ai territori; oggi alle Province e domani alle aree vaste.”

Il nuovo provvedimento vedrà la luce attraverso un percorso partecipato: prima una fase di ascolto, rivolta ad amministratori, parti sociali e professionisti, così da raccogliere un dossier sulle argomentazioni raccolte dagli stake holders locali. “La legge sarà scritta nei prossimi 3, 4 mesi – prosegue l’assessore -; un comitato di amministratori accompagnerà la scrittura, e verosimilmente il testo sarà pronto a maggio. L’idea e di portarlo in assemblea legislativa entro la fine dell’anno, per averla pronta entro metà mandato.”
 
“Dobbiamo salvaguardare due capisaldi: essere sostenibili e competitivi – chiarisce l’assessore:”Il tema del consumo di suolo c’è, bisogna tenere presente che l’Emilia Romagna e ai primi posti per consumo di suolo, pari al 10% circa. È un tema che si lega molto alla concezione di sviluppo che abbiamo perorato negli ultimi decenni: estensione di superfici impermeabili, che deve fare i conti con la crisi di questi anni. Ne è stato fatto uso in modo anche dispersivo, costruito un sistema di sviluppo dispersivo e divaricato.

Sul piano industriale questo significa interrogarsi sul l’effettiva competitività dei nostri poli industriali sempre più divaricato, e sull’impatto del sistema infrastrutturale. Questo è lo stimolo per definire una legge che centri l’obiettivo giusto, in questo caso il saldo zero del consumo di territorio. Al momento noi abbiamo un piano di urbanizzazioni che sono, nelle aree di espansione, pari a due città di Bologna: 250 mila chilometri quadrati. Non può più essere così. Una decisione che non deve essere considerata come una ritorsione nei confronti del comparto edilizio, che ha pagato più di tutti la crisi. Occorre puntare sulla rigenerazione urbana, la riqualificazione degli edifici e di zone disagiate.”.

All’ordine del’ giorno anche il tema della semplificazione, su cui l’assessore auspica una certa “aggressività”: “Questo significa riduzione, taglio delle norme e degli strumenti di pianificazione, cercando di uniformarli e renderli leggibili. La funzione di pianificazione strategica dove si può collocare se non in area vasta? Poi dobbiamo mettere al centro anche la qualità del progetto, così come la perequazione urbanistica.”

“Noi faremo il nostro mestiere – conclude – ,cercheremo di vedere se questi indirizzi sono attesi o disattesi durante la scrittura della legge, non appena sarà pronto lo faremo girare nei territorio.”

GLI INTERVENTI 

Enrico De Benedetti, Laura Gazzola e Nicola Oddi, dell’ordine degli architetti di Piacenza, chiedono chiarimento su cosa significhi davvero “consumo di suolo zero”. “se si parla di bilancio zero vuol dire decementificare aree già urbanizzate, questo sarà difficile da realizzare”, viene osservato. Tra le richieste che venga privilegiata la qualità architettonica e l’efficienza energetica dei progetti presentati

Osservazioni in parte condivise da Emanuele Magni, dell’ordine dei geologi. “La prima impressione è positiva, siamo favorevoli allo sviluppo del territorio, però cosa si intende a saldo zero? Non ci devono essere ripercussioni negative sull’economia”. 

Luigi Bertuzzi, primo cittadino di Coli, giudica positivamente la riduzione degli strumenti urbanistici, e chiede quale sarà l’area vasta di riferimento per il nostro territorio. 

Claudio Piva, dell’ordine agronomi, concorda sulla semplificazione normativa, ma avanza riserve sul consumo di suolo. In riferimento ai 25 mila ettari già pianificati, come sarà possibile arrivare a uso zero?. Poi è stato sollevato il problema della dispersione degli insediamenti: l’agricoltura è un sistema produttivo e ha delle ricadute spesso non positive per chi va a insediarsi, questo porta a dei conflitti che andrebbero esaminati in altra maniera”. 

Fabio Callori, vice sindaco di Caorso, osserva che “da amministratori il Psc ci ha fatto impazzire, bene semplificare anche le conversioni di aree da produttive a agricole. Saldo zero è importante, ma se arriva azienda importante si rischia penalizzazione del territorio”. 

Ivano Rocchetta, primo cittadino di Castell’Arquato fa presente come si sia arrivati “a un punto quasi di non ritorno, nonostante le leggi urbanistiche dell’Emilia Romagna siano tra le più articolate e all’avanguardia. In questa nuova stesura bisogna fare le cose in modo chiaro, semplice, guardando a altri paesi vicini a noi, come Francia e Inghilterra. Bisogna avere coraggio, anche ad essere impopolari”. 

Gianni Compiani sindaco di Fiorenzuola condivide il giudizio sulla legge 20. “E’ molto avanzata, pur introducendo elementi innovazione molto forte però è stata molto complicata da gestire per i Comuni e anche molto costosa, che introduceva elementi di notevole costo è di lunghi tempi, difficoltà notevoli per amministratori. Va ripensata e va rivista, va semplificato il numero di strumenti da mettere a disposizione degli enti locali”. 

Per l’assessore all’urbanistica del Comune di Piacenza Silvio Bisotti non si può prescindere da un coinvolgimento del Governo per trovare nuove formule per l’incentivazione fiscale. 

“Una semplificazione vera deve essere principio base della nuova legge – aggiunge Gianni Zanrei, sindaco di Carpaneto – perché noi abbiamo rinunciato a dare risposte ad aziende importanti che volevano ampliare la loro sede perché i tempi di autorizzazione erano improponibili”. 

Roberto Gabrielli, dirigente del servizio in Regione precisa che quando si parla di “saldo zero parliamo di consumo urbanistico, la nuova legge deve avere come orizzonte questo, molte amministrazioni hanno già tagliato ettari di interventi già pianificati. Noi tutti avvertiamo l’esigenza di cambiamento, l’orizzonte ora è quello della rigenerazione urbana, processo che deve vedere anche la mobilitazione di risorse private e non solo pubbliche”. 

Elogi per la legge 20 arrivano anche da Giuseppe Castelnuovo di Legambiente, legge che però “è stata disattesa. In Provincia abbiamo Psc redatti nel momento di crescita immobiliare e che adesso è disattesa, è folle mantenerli invariati. Come Legambiente Regionale, io dico che al di là degli indirizzi, il tema del consumo di suolo è interessante ma molto pericoloso, ora è necessario portare le previsioni di sviluppo residenziale a un principio di realtà: come si fa a pensare che a Piacenza possano arrivare 50 mila residenti in più? Bene quindi strumenti prescrittivi non solo per penalizzare, ma per valorizzare anche la salute. Più case significa più traffico”. 

“Le conclusioni le tireremo a giugno – interviene l’assessore Raffaele Donini -; mi pare giusto evidenziare il mantenimento della distinzione tra pianificazione strutturale e strategica e quella operativa, che va tenuta. Noi dobbiamo ridurre le pianificazioni in atto, sono gli stessi sindaci, gli imprenditori e gli esperti del settore a rendersene conto: a saldo zero non significa che non si può più fare nulla ma che si dovranno fare in tempo zero, ma capire dove andare a ridurre, e se la pianificazione è in corso, deciderà il sindaco, la legge sarà pronta nel 2017. Area vasta, lì c’è una sfida, bisogna essere all’altezza. Cambiar tutto per non cambiare nulla non è possibile, e non possono essere i centri per la differenziata delle vecchie province”.

 

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