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Quando cucinare bene non basta più…

Quando un’attività chiude a causa della crisi è una sconfitta che riguarda tutti, per chi ne è a capo, per la città e cittadini e soprattutto per lo Stato che, tra tasse e rincari, non garantisce la sopravvivenza. 

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Quando un’attività chiude a causa della crisi è una sconfitta che riguarda tutti, per chi ne è a capo, per la città e cittadini e soprattutto per lo Stato che, tra tasse e rincari, non garantisce la sopravvivenza. L’Antica Osteria del Teatro di Piacenza chiude i battenti, il celebre ristorante premiato con una stella Michelin non ha più riaperto dopo le vacanze estive e il 18 gennaio 2016 è stata depositata l’istanza di fallimento.

L’Antica Osteria del Teatro è un ristorantino fondato nel 1976 dallo chef Georges Cogny, qualche anno dopo il suo allievo Filippo Chiappini Dattilo lo ha rilevato, ampliato e curato, donando ai piacentini un ulteriore motivo per essere orgogliosi della propria città. Filippo Chiappini Dattilo in tutti questi anni ha cercato di promuovere l’eccellenza del territorio e come ogni ristorante di nicchia aveva pochi coperti, menù ricercati, ingredienti genuini e locali, una cantina da sogno e un’atmosfera intima e cordiale. Standard di qualità molto elevati che non sono mai stati messi in discussione, nonostante la crisi, i clienti che scarseggiavano e le tasse sempre salate da pagare ogni mese.

Amore e dedizione però non sono bastati e l’Antica Osteria del Teatro di Piacenza ha chiuso definitivamente per fallimento, lo chef Filippo Chiappini Dattilo non si arrende e ha dichiarato che tornerà a breve. “È stato un duro colpo, un grande dispiacere ma non smetterò certo di cucinare. I miei obiettivi sono sempre gli stessi: valorizzare il mio territorio, Piacenza, con la ricerca e l’innovazione culinaria”.
Il mondo dell’alta cucina è ricco di contraddizioni, da un lato ci sono realtà come l’Antica Osteria del Teatro che sono costrette a chiudere, dall’altro chef pluristellati che pubblicizzano di tutto, dalle patatine alle cucine, dai sughi alla pasta sfoglia. La verità è che resistere alla crisi è difficile e tutti cercano di darsi da fare, Carlo Cracco ad esempio presta il suo volto per pubblicizzare le patatine San Carlo, abbandona la cucina del suo ristorante per assaggiare i “mappazzoni” dei concorrenti di Masterchef e Hell’s Kitchen, presenta show cooking in giro per l’Italia, come quello al casinò di Ca’ Noghera a Venezia, e sforna più libri che crostate. Stessa cosa i suoi colleghi, Antonino Cannavaccuolo pubblicizza il gorgonzola, Bruno Barbieri i pomodorini sotto vetro e le cucine. Marco Pierre White addirittura il brodo Knor e Gualtiero Marchesi il McDonalds…
Che agli chef non basti più cucinare per sopravvivere alla crisi?

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