Sanremo 2016, ecco il pagellone 

Ecco il pagellone di PiacenzaSera.it dedicato al Festival di Sanremo, scritto per voi da Giovanni Battista Menzani. 

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Ecco il pagellone di PiacenzaSera.it dedicato al Festival di Sanremo, scritto per voi da Giovanni Battista Menzani. 

5
ANNALISA

Bella e brava, dicono tutti. Sarà. A noi, non convince nemmeno questa volta. Spreca un titolo impegnativo come “Il diluvio universale” con versi come “Ma stasera rimango a casa/a cucinare la vita”. E non basta la puttana che sorride in metropolitana a risollevarla. Non ci fa impazzire nemmeno con la Nannini.

7,5
ARISA

Lei ha già vinto una volta, e quindi appare serena e più leggera. Solita ottima performance, su un brano dall’aria bucolica: “Viviamo tempi troppo austeri in queste stupide città”. Bello il video girato a Londra (Fragola invece sceglie il Brighton Pier. Eccesso di provincialismo?).

4
ALESSIO BERNABEI

Plagiare senza ritegno i Coldplay (alcuni dicono Ariana Grande) è come applicare la legge del contrappasso, la band inglese è infatti maestra del copia e incolla. La cosa curiosa è che lui accusa Tiziano Ferro, colpevole a suo dire di aver costruito la sua carriera sui plagi. By the way, il pezzo alla radio funzionerà. Merita la posizione per il duetto con Benji e Fede, sedicenti star di YouTube.

6
BLUVERTIGO

Scatenano alcuni dei tweet più divertenti dei Sanremo 2016: “Probabilmente in quel punto del palco non gli prende la voce”. “Morgan si è fumato l’Ilva”. Oppure: “Con un supplemento di € 2,99 potete riascoltarla con la voce di Morgan”. Bravi nella scelta di Modugno, ma Morgan era messo peggio di Grignani al concerto di Capodanno. Un sei di stima.

4,5
CACCAMO E IURATO

Tutti gli anni c’è qualcuno tra i big che ti chiedi, ma chi cazzo è? Quest’anno è il loro turno: ma chi cazzo sono Caccamo e Iurato? I giovani “conservatori” dimostrano meno coraggio dei vecchi.
6
CLEMENTINO

Rime immaginifiche come “Circondato dal disordine, scappato come rondine” o “Fammi vedere il colore/ li dove non c’è sole” faremo fatica assai a togliercele dalla testa, come pure il look inguardabile con il berretto da Jack Nicholson, ma tutto sommato la melodia – semplice – funziona e ci accompagnerà nei prossimi mesi. Sceglie De Andrè e la cosa ci mette paura, ma poi non rischia più di tanto con una “Don Raffaé” assai fedele all’originale.


DEAR JACK

Stesso voto di Bernabei, che è il loro ex cantante. Così non litigano. In quattro per scrivere sta roba: “Passeremo questa notte senza dirci quasi niente/Che il silenzio certe volte è solo voglia di carezze/Dimmi che andrà tutto bene/Ti ritroverò per sempre tra le frasi senza tempo/Dietro un angolo del cuore, cicatrice di un inverno”.

6,5
DOLCENERA 

Elegante, con un blues elegante, forse non troppo originale, ma elegante, d’altro canto con il blues il rischio di non apparire originali s’è sempre. È accusata di essere fredda e incapace di connettersi emotivamente con il pubblico. Invece no. Non sbaglia con Nada.

7
ELIO E LE STORIE TESE

Anche stavolta magnifici e sublimi in tutto: la straordinaria performance di giovedì con Beethoven in salsa funk, l’esibizione al Dopofestival con Belew (chitarrista dei King Crimson), i look dissacranti e la stupidità al potere. In tutto, meno che nella canzone proposta: inascoltabile. Tranne il verso leggendario: “San Paolo, quante lettere che scrivi tu”.

5,5
IRENE FORNACIARI

Da sempre impalpabile e fuori fuoco, quest’anno rinuncia al look da hippie del nuovo millennio e presenta un testo sui migranti. Forse una scelta ruffiana, ma il suo pescatore bello come Gesù è una bella immagine.

5
LORENZO FRAGOLA

“Infinite volte” alla fine non è così male, suona un po’ à la Mengoni, ma Fragola esce a pezzi dalla serata di giovedì, quando infligge una punizione ingiusta e immeritata a un classico come “La donna cannone” di Francesco De Gregori.

5,5
ROCCO HUNT

Ne siamo certi: “Wake up” (guagliù) sarà un tormentone estivo, è assolutamente perfetta per le spiagge del napoletano, del Salento e di tutto il paese. Il sosia di Lorenzo Insigne ha un entusiasmo che trascina, riuscendo a far ballare la platea over ‘70 dell’Ariston sulle note di Buscaglione, ma il dubbio che sia un grande paraculo per la sua retorica meridionalista e antipolitica è grande. Ma poi: perché tutti gli anni c’è un rapper del sud che canta ai suoi coetanei del sud di svegliarsi? È proprio obbligatorio?
5,5
FRANCESCA MICHIELIN

“Il mio canto libero” non è proprio una passeggiata, lei se la cava, pur ricamando troppo. Per il resto, pare ispirarsi a Elisa. Ma ha ancora molta strada da fare (il paragone è ingeneroso, è vero).

5,5
NEFFA

Dicono che la versione su disco restituisca un po’ di verve alla sua “Sogni e nostalgia”. Sul palco, tuttavia, sembra stanco e svogliato. Sembra chiedersi: cosa ci sto a fare qui? Esce di scena quasi senza accorgersene.

6
NOEMI

Ha soprattutto il merito dei nastri arcobaleno che tanto hanno fatto incazzare Gasparri e Adinolfi. E a noi ci piace, quando quei due si incazzano. “La borsa di una donna” poteva essere una buona idea, ma è sviluppata poco e male (da Masini, tra gli altri). Con “Dedicato” di Ivano Fossati apre degnamente la serata cover.

7
PATTI PRAVO

La sua ultima canzone – scritta da Federico Zampaglione, Tiromancino – assomiglia un po’ alla penultima, ma è scritta per lei. La sua interpretazione, algida e snob, non è impeccabile. Poco umile nella scelta di scegliere una sua canzone nella serata delle cover: ancora un po’ e dirige pure l’orchestra.

7,5
ENRICO RUGGERI

Ha l’esperienza per stare sul palco senza ansia e senza patemi, e divertirsi, persino con gli Alunni del sole. Ritornello killer, assolo di moog, un’aria quasi prog. Classe e mestiere.

4,5
VALERIO SCANU

Diciamolo, siamo un po’ delusi: speravamo in un bis del leggendario verso “Fare l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti laghi”, ma le liriche stavolta sono affidate a Fabrizio Moro. Anche se il “tu nai, tu nai” in queste sere è stato uno dei tormentoni di twitter. “Finalmente piove” è prima su iTunes: i sociologi hanno nuovo materiale per studiare il fenomeno Apple.

7,5
STADIO

Il debutto era stato così così, a Curreri mancava la voce, lui ha dato la colpa al settaggio del microfono per la Pausini. Si riprendono alla grande giovedì, con una superba versione de “La sera dei miracoli”, capolavoro dell’amico Lucio Dalla. “Un giorno mi dirai” è una classica ballata rock emiliana (à la Vasco Rossi), con un bel tappeto di tastiere. Le parole – che ricordano “E un giorno” di Francesco Guccini – sembrano scontate, ma non lo sono: “Un giorno ti dirò/che ho rinunciato alla felicità per te/E tu riderai di me”.

4
ZERO ASSOLUTO

Atmosfera rarefatta e arrangiamento elettronico, sembrerebbero dei punti a favore. Ma la canzone non parte mai, resta ancorata a terra. E poi, il testo: “Capovolgo la distanza che si azzera”. E anche: “Di un amore che fa pugni senza guanti “. Innocua la sigla di Goldrake in versione Buddha Bar.

Giovanni Battista Menzani 

Tw: @GiovanniMenzani

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